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Gli stessi passi

Alzai gli occhi e la vidi ballare.
Il suo partner non lo conoscevo, ma non era il suo uomo.
Di sicuro non facevano nemmeno coppia fissa di ballo, perché continuavano solo a fare gli stessi passi.
Gli stessi passi…
La musica era una salsa, no, forse una rumba, non lo so, non aveva comunque importanza.
I passi sì, quelli avevano importanza. Gli stessi passi, ripetuti e fluenti e ritmici e belli.
Lei non era bella, o almeno non la ritenevo tale, ma i suoi passi, quegli stessi passi ripetuti, erano diventati ipnotici.
La musica insisteva, lei ballava facendo gli stessi passi e io mi convinsi che il tempo si fosse fermato davvero e per sempre.
Il tempo immobile con lo spazio in un movimento eterno.
Un loop infinito, fatto solo di decisi passi di danza, gli stessi passi…
Pensai sarei rimasto lì, a guardare quegli stessi passi ripetersi all’infinito fra paura e curiosa meraviglia.
Fui però costretto a chiudere le palpebre per un momento; in quell’attimo la musica si spense e il loop e il ballo e gli stessi passi ripetuti si interruppero; già privati e monchi della loro eternità.
Non me ne capacitai, e non ci riesco tuttora. Avevo toccato con mano e poi visto sfumare, davanti ai miei occhi e con i miei occhi, l’immobilità dinamica del tempo per mezzo di alcuni eleganti passi di danza.
Gli stessi passi…



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Opera scritta il 30/08/2017 - 12:15
Da Nicola Zamperini
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