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immigrato

Su questa olezzante nave
che il timone ha d’una lacerante nostalgia
draghi inferociti di tremore m’assalgono
mentre a Dio chiedo quale sia ora la mia via,
che abbia orecchie possenti la sera
per udire questa mia esile preghiera
che dalle labbra evade prorompente
prendendo in braccio il mio presente.
Che ci sarà mai al di là del porto,
forse il disegno del domani che ho scorto
che mi desidera protagonista e attrice
e amorevole si offre a me cornice,
a me i vestiti profumati di ricordi
che dalla valigia mi gridan “non è tardi”
paese caro a te giungo da straniero
ma con orgoglio di uomo vero e sincero
la mia terra possiede fiori profumati
e sorrisi d’avorio di bimbi appena nati
e carri bianchi di notti stellate
delle tribù e delle loro serenate
sempre in me dimora questa ninna nanna
racchiusa nella voce tenue della mamma
mi chiamo Mustafà, Mohamed o forse Abdullah
e chissà la mia esistenza che diventerà.
Le onde son finite, il cuore ancora batte forte
scampato sono ai morsi della morte
terra straniera eccomi con il mio destino
ti prego non mi chiamare clandestino,
regalarti voglio la mia identità e il mi



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Opera scritta il 16/04/2018 - 12:00
Da cristiano comelli
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