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Amore e guerra

Mi devi perlomeno una voce
-ché la notte ormai se ne sta
muta di stelle -
un segnale che annunci
l’aprirsi dei fuochi nostri
perché con me accanto tu vaghi
in perenne verticale
temi non so quale agguato
un nugolo di glicerina dal cielo
due fendenti lungo il costato
eppure, guardami:
io sono nato senza divisa
non stringo fucili, sono sprovvisto di munizioni
e se mi sorprendessi a mirarti al cuore
centrerei il mio, senza il minimo stupore
tanto, poco importa,
tu ti fai velo ai miei occhi
inciampi, ti rialzi e fuggi
torni, ti dilegui, riappari
e già, ecco: la pace mia
s’è sparsa tutta
e nel nero tra le nostre trincee
quest’ambiguità s’è fatta sangue
atroce è la notte
ora che non promette alcuna alba
tanto più così s’appresta a scalpitare
questa pompa
che mi urla ancora in petto
ed è tesa, è indifesa, spera d’esser fesa
intanto tu grondi timore in perle
azzurre dagli occhi grandi
e a me non resta che chiarire
come abbia fatto io,
disarmato senza aver mai
imbracciato armi, a perire
per mano di un innocente
con l’unico equipaggio
di due spicchi di cielo



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Opera scritta il 02/07/2022 - 21:29
Da Matih Bobek
Letta n.769 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Bellissima!!!
Complimenti! O:- )

Marina Assanti 03/07/2022 - 09:27

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Piaciuta e apprezzata.

Maria Luisa Bandiera 03/07/2022 - 08:43

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