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Baraonda

Il fragile entusiasmo delle sere allungate
con vino d’annata e sguardi distratti.
Ci dilunghiamo sull’abisso di un aforisma,
nella pelle di un artificioso abbraccio.


Scampoli di noi atterrano tra modeste colpe,
troppo insensibili alla vera dannazione
al richiamo di un serpente capovolto.


È quasi mezzanotte. Lanciamo un dado
e singhiozziamo.
Muoversi di una casella per andare
facilmente avanti, senza tentare un salto
che sarebbe presagio di un rischio.


Qualcuno discute su dove sia il traguardo.
Nemmeno io lo so.
La clessidra somiglia a un calice dal quale
bere, nuovamente. I sorsi saranno lenti.
La vita è attendere il proprio turno,
quando gli altri stabiliscono i confini.




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Opera scritta il 10/01/2023 - 17:27
Da Francesco Paolo Hutin
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