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Fili della notte

Da bambino cercavo i temporali
come altri cercano rifugi.


Appena il cielo si rompeva
correvo verso quel vecchio garage di lamiera
abbandonato dietro i campi,
con le pareti fredde d’umidità
e l’odore di ferro bagnato.


Mi sedevo lì dentro da solo
ad ascoltare la pioggia.


Non era soltanto rumore:
era un esercito di dita sul tetto,
un tamburo immenso e vivo
capace di coprire il mondo.
Ogni goccia sembrava sapere il mio nome,
e io restavo immobile,
felice come si è felici da bambini:
senza dover capire il perché.


Quando invece arrivava la neve,
uscivo nel silenzio dei prati
e mi sdraiavo a pancia in su,
le braccia aperte
come chi aspetta qualcosa dal cielo.


Sentivo i fiocchi sciogliersi sul viso,
scendere freddi sulle palpebre,
sulle labbra, sul collo,
fino a svanire in gocce leggere.
Era un modo strano di sentire il tempo:
lasciarlo cadere addosso
senza difendersi.


E poi il vento.


L’ululato lungo tra gli alberi,
dietro le case,
nei fili della notte.
Molti ne avevano paura;
io lo ascoltavo come una voce antica,
qualcosa che attraversava il buio
e custodiva segreti impossibili da spiegare.


Forse è lì che ho imparato
che la solitudine non è sempre vuota.
A volte ha il suono della pioggia sulla lamiera,
il freddo lieve della neve sul volto,
o il respiro del vento
che attraversa il mondo
senza chiedere permesso.




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Opera scritta il 29/08/2026 - 15:11
Da Alex Pramix
Letta n.255 volte.
Voto:
su 6 votanti


Commenti


Hai colto perfettamente il senso profondo del testo. Imparare a stare bene con se stessi e sapersi emozionare per i dettagli più semplici è la vera chiave per trasformare la solitudine in una dolce compagnia. Grazie mille Maria Angela per queste splendide parole e per l'apprezzamento sincero! Un caro saluto.

Alex Pramix 29/08/2026 - 19:13

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La solitudine non pesa quando si sta bene con se stessi e si osservano le piccole cose che ci circondano, quelle che sembrano semplici ma sanno riempire il cuore.
Testo davvero bello, grazie di averlo condiviso. Complimenti di cuore.

MARIA ANGELA CAROSIA 29/08/2026 - 18:22

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Grazie Milena. È proprio vero, la natura ha questo modo unico di farci da specchio e di farci sentire presenti, sia quando urla con un temporale sia quando ci accoglie nel profondo silenzio di un prato estivo. Quel profumo di erba tagliata e lo sguardo perso nel cielo sono sensazioni che restano addosso per sempre. Un saluto anche a te!

Alex Pramix 29/08/2026 - 17:20

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È bellissima questa tua poesia, davvero toccante il tuo rapporto con la natura; anch'io d'estate sul prato appena falciato a piancia in su solevo guardare il mutare del cielo. I miei complimenti a te. Un saluto.

Milena Bortoluzzi 29/08/2026 - 16:21

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