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Bacio in Metrò

Quel giorno la metrò era particolarmente affollata. I turisti avevano invaso la città approfittando del bel tempo per godere di un week-end di svago. Alla fermata di Toledo (Napoli), le persone si riversarono nella metrò, come se fossero attratte da una forza oscura che le guidava in quel labirinto sotterraneo. Non un solo spazio era lasciato libero: carne umana, zaini e borse avevano riempito quel luogo così angusto, nonostante il pannello retroilluminato, intitolato "Razza umana", che affianca un tapis roulant lungo 170 metri rendendo difficoltoso il seppur minimo movimento. Sono in tutto quattro le opere che completano il metrò dell'arte più bello d'Europa, nella stazione progettata dal catalano Oscar Tusquets Blanca, dove i colori indicano i vari livelli di profondità. Si va dall'azzurro del mare al nero dell'asfalto passando per il giallo ocra del tufo. Il tapis roulant conduce a una scala mobile lunga 72 metri, che conduce al piano superiore, dove si alternano le gigantografie in bianco e nero dell'artista di origine iraniana Shirin Neshat: nelle foto, corpi e volti di uomini e donne esprimono rabbia, dolore e gioia. Seguono, i pannelli realizzati con ceramica di Faenza dai russi Ilya ed Emilia Kabakov, che mostrano invece persone in volo sulla città. All'ingresso c'è infine uno splendido mosaico di Francesco Clemente composto con pietre e vetri recuperati dall'artista in luoghi differenti. Immersa nella folla, un'anziana signora aveva perso l'equilibrio e, cadendo finì addosso ad una ragazza, che a sua volta finisce contro un ragazzo accanto, innescando una reazione a catena; causando una sorta di domino umano. Nel turbinio di sguardi e urla venutosi a creare, il mazzo di rose rosse in mano al ragazzo andò in frantumi, urtando l’avambraccio di un uomo grassoccio vicinissimo a lui; così il regalo destinato alla fidanzata che attendeva alla fermata successiva andò in fumo. Parte della bellezza di quei fiori così candidi e puri sfumarono nel labirinto del tempo, rendendo forse felice Venere, la quale, in un punto sconosciuto di quello stesso labirinto, aveva maledetto i fiori che, con la sua bellezza, osava sfidarla. Il ragazzo osservò premurosamente le rose: sebbene fossero leggermente sciupate, la loro delicatezza originaria era ancora intatta. Il profumo emanato manteneva la stessa fragranza di quando, bambino, soleva trascorrere l'odoroso maggio correndo nei campi fioriti. In quel momento, la metrò si fermò stridendo e il giovanotto fu riportato alla realtà dalle urla lancinanti della bestia metallica; si affrettò a scendere non appena si aprì uno spiraglio verso l'agognata libertà. In quello stesso istante una bellissima ragazza gli venne incontro; non una parola, non un saluto ma un tenero bacio segnò il loro congiungersi. Le consegnò i fiori e lei li apprezzò, nonostante erano in pessime condizioni e il ragazzo le raccontò il come erano ridotti in quello stato. Intanto erano in ritardo e non volevano far tardi all’università, ansiosi di iniziare la lezione introduttiva sulla relatività ristretta. Durante il tragitto con veemenza il giovanotto esprimeva le sue considerazioni dedotte dall'accelerazione del convoglio, colse impreparate quelle masse che, assoggettate al principio di inerzia, si opposero al movimento. Postulò: “Data la posizione verticale, il loro baricentro si collocava ad un'altezza media di 0,95 metri. Considerando inoltre una base d'appoggio di circa 0,075 metri quadri, si può facilmente calcolare che i corpi, raggiunta un'inclinazione di pressappoco 15 gradi, sarebbero caduti rovinosamente”. Questo è ciò che puntualmente accadde: un'anziana signora, la cui massa era all'incirca di una sessantina di chilogrammi, si sbilanciò a tal punto che il suo baricentro uscì dalla esigua base d'appoggio. Essendo la sua velocità di un paio di metri al secondo, la quantità di moto fu sufficiente a far sbilanciare anche il corpo su cui pesantemente cadde. Tutto ciò avvenne concordemente al terzo principio della dinamica.
A questo punto successe un fenomeno simile a quello di una singola molecola in movimento circondata da molecole stazionarie rispetto ad essa: pian piano, la sua velocità si distribuisce a tutte le molecole, conformemente al principio di conservazione dell'energia. In questo caso, la caduta di un singolo corpo causò la caduta di tutti gli altri. Ogni corpo trasmetteva parte della propria energia, in un urto anelastico, al corpo successivo, sbilanciando anche questo e causando una reazione a catena che colse tutti impreparati. L’entropia del vagone aumentava a vista d’occhio: circa il sessanta per cento dei passeggeri si trovava a terra, mentre il restante quaranta per cento aveva vincolato un proprio arto ai pali appositamente collocati e aveva così evitato la caduta. Una volta terminata la fase di accelerazione, tutti si trovarono nuovamente in un sistema di riferimento pressappoco inerziale e poterono così rimettersi facilmente in piedi. Il silenzio calò nel vagone; si udiva soltanto il fruscio del pantografo sui cavi che fornivano l'alimentazione ai potenti motori, sfruttando la corrente elettrica alternata. La ragazza rispose: “Spesso la fisica è assai complessa, come quella trattata nei nostri testi universitari; quindi non mi stupisco, che una tale situazione può essere perfettamente descritta dai semplici principi della dinamica newtoniana e dell'elettromagnetismo”. Il giovanotto controbatte: “Le leggi che governano questi fenomeni non hanno nulla a che vedere con la meccanica quantistica, che abbiamo appena studiato, ma permettono ugualmente di spiegare ciò che accaduto”. Incalza la fidanzata: “Eppure sapevo che, senza le fondamentali interazioni a livello subatomico di cui essa si occupa, non sarebbe stato possibile nulla di tutto ciò e aggiunse: “Compresi che quelle leggi sono una rete nascosta e intangibile, ma al tempo stesso fondamentale e necessaria, al punto da essere alla base di tutto il mondo fisico”. Stavano rientrando verso casa dopo la lunga mattinata trascorsa nell’aula universitaria alla lezione di fisica. Non erano abituati a studiare a pieni ritmi e dover finire il trattato prima della lezione del professore di fisica, li faceva lavorare in un perenne stato di ansia. Proseguendo per la loro meta passarono davanti all’orto botanico e decisero di entrarvi; videro un fiore reciso, si trattava proprio di una zantedeschia, un'aracea, una zantedeschia aethiopica, comunemente nota come calla. È stupefacente pensare come questo fiore, originario del Sudafrica e del Malawi, sia ora coltivato in tutto il mondo in virtù della sua bellezza. Il fatto che qualche vandalo l’abbia estirpato dalla propria pianta era davvero sconcio e deplorevole. La struttura così particolare si potrebbe identificare come pistillo, di fatto è il fiore intero e ciò che potrebbe sembrare un petalo in realtà è una brattea, ossia una foglia incurvata che protegge il fiore dal gelo e dalle malattie. Lo spadice centrale è il luogo in cui, in primavera, si formano delle piccole infiorescenze bianche, che permettono l'inseminazione vera e propria. Nella parte superiore si formano i fiori maschi che fecondano i fiori femminili sbocciati più in basso, gli oli essenziali in esso contenuti a renderne così piacevole l'odore. In effetti il loro scopo è proprio quello di attirare gli insetti impollinatori, oltre a diffondere vapore acqueo per limitare la dispersione idrica del fiore. Fatto il giro nei 12 ettari del giardino botanico e ammirate le circa 9000 specie vegetali e quasi 25000 esemplari, con la disposizione delle aree secondo due criteri: quello sistematico e quello ecologico, ripresero il cammino. Arrivati sotto casa di lei si salutarono con un copioso bacio e si diedero appuntamento il giorno successivo. La mattina la ragazza si svegliò presto; l’emozione le impediva di dormire ulteriormente. Andò a correre, così da impiegare quelle poche ore che la separavano dall’incontro del suo amorevole ragazzo. Mentre scendeva le scale della stazione per raggiungere la fermata, le sue ginocchia iniziarono a tremare a tal punto da farla inciampare, rischiando di farla cadere. Il solo pensiero di rivederlo aveva fatto alzare i valori di noradrenalina del suo sangue: ecco spiegato l'improvviso tremore, nonostante che la loro storia andasse avanti da parecchio, ad ogni appuntamento per lei era come se fosse la prima volta. Arrivò alla fermata appena in tempo: la metrò si stava arrestando proprio in quel momento. Le porte si aprirono. Il cuore iniziò a battere frenetico; veloce, sempre più veloce, sembrava voler irradiare la sua euforia a tutto il corpo, portando sangue a tutti i muscoli. Quel vecchio furbacchione, in realtà, stava preparando tutto l'organismo ad un possibile rapporto sessuale. Come se quella fosse la sua prima preoccupazione! Quando le porte si aprirono la gente si riversò fuori. Lui non c'era. Che avesse cambiato idea e non la volesse più vedere? Magari aveva trovato un'altra, dimenticandola. No, eccolo mentre scendeva qualche scompartimento più in là. Quando lo vide, così tenero e dolce con un fiore in mano, il tempo rallentò fino a fermarsi. Il luogo, prima affollatissimo, ora le sembrava deserto. Non vedeva che lui; non c'era più nulla oltre a loro, tutto il resto del mondo era scomparso. Eh sì, anche questo è uno dei tanti effetti della noradrenalina: è lei che consente di focalizzare solo sul qui e ora, ovattando tutto il resto. Lui era emozionato quanto lei; lo si capiva dai suoi occhi, così sfavillanti e luminosi, non era magia, ma le si avvicinava: era l'effetto della dopamina, che dilata le pupille e contrae le palpebre. Lo raggiunse velocemente, ma senza correre poiché le gambe ancora faticavano a reggerla. Presa com'ere dal tumulto di emozioni che la assalivano in quel momento, dimenticò il bel discorso che si era fatto la sera prima e non fui in grado di proferire parola. Giunta dinnanzi alle sue labbra fu inebriata dal suo profumo travolgente; in quel momento non poté trattenersi e lo baciò. Un'ondata di energia le attraversò tutto il corpo, cancellando ogni segno di stanchezza e di stress. Era lì, assieme a lui, si baciavano, erano felici. Tanto le bastava nella vita, non chiedeva altro. Sarà stato l'effetto dell'ormone o il profumo tenero di quel fiore stupendo, ma in quell'istante null'altro aveva più senso per lei; tutte le preoccupazioni che l’avevano tormentata fino a quel momento erano scomparse, come se quel bacio le avesse fatte svanire. La dopamina arrivò al cervello procurandole una tale euforia che quasi le girò la testa. Una sensazione di piacere puro la invase tutta, era veramente in una visione paradisiaca. Non sa perché le piaccia tanto, ma cosa c'è di più travolgente, appassionante e allo stesso tempo dolce e romantico di un tenero bacio? Così espressivo, così caratteristico; non solo la inebria, ma le permette di capire chi stia baciando. Ma per quell’irrefrenabile momento con se stessa che la spinge a radunare là, nel centro del cuore di lui, tutto il bagaglio di pensieri, sensazioni, visioni, sentimenti, che nessuno le aveva mai insegnato a chiamare anima. Infatti la distanza diventa nulla, i due corpi si fondono in uno solo. Ci si ascolta, si respira il profumo dell'altro, se ne sente il gusto delle labbra, umide e delicate; si assapora l’estasi, si capiscono molto più cose di chi ci sta accanto ed è così che il più semplice gesto d'amore, con tutte le sue sfaccettature e i suoi molti modi d'essere, riesce a svelare più di mille parole. Passato questo momento magico si ritorna al solito vecchio e noioso tran tran quotidiano; una procedura che segue la strada che, in molti casi, è senza grande effetto, ma che rimane una strada inevitabile da percorrere.



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Racconto scritto il 21/02/2018 - 14:32
Da Pica Giulia
Letta n.285 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Nino, "Quando lo vide, così tenero e dolce con un fiore in mano, il tempo rallentò fino a fermarsi; non c'era più nulla oltre a loro, tutto il resto del mondo era scomparso". Il profumo tenero di quel fiore stupendo, aveva messo fine tutte le preoccupazioni e che quel bacio le avesse fatte svanire. Ma per quell’irrefrenabile momento con se stessa che la spinge a radunare là, nel centro del cuore di lui, tutto il bagaglio di pensieri, sensazioni, visioni, sentimenti, che nessuno le aveva mai insegnato a chiamare anima. Se ciò lo trovi privo di tenerezza, freddo e distaccato è una tua opinione, che rispetto, ma che non condivido affatto!

Pica Giulia 22/02/2018 - 11:48

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Mi ha piacevolmente stupito come tratti argomenti scientifici quali fisica medicina, chimica e altro. Capisco che dietro c'è moto studio e tanta ricerca.Brava.Brava quasi in tutto. Dalla locazione della storia mi vien da pensare che sei meridionale. Allora ti chiedo : perchè la storia mi sembra fredda e distaccata da ogni forma di tenerezza ?

Nino Curatola 22/02/2018 - 10:37

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Molto particolare questo racconto. Oltre l'accurata descrizione della stazione Toledo, colpisce come hai utilizzato un linguaggio scientifico, pertanto razionale, per descrivere situazioni e fenomeni che di razionale hanno ben poco...
Complimenti anche per lo stile

PAOLA SALZANO 21/02/2018 - 21:47

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molto bella

GIANCARLO POETA DELL'AMORE 21/02/2018 - 20:25

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Concordo con te che un elemento fondamentale di un racconto è quello di suscitare stupore e forse la prevedibilità lo rende meno appetibile. Comunque ben vengano le critiche costruttive come la tua!

Pica Giulia 21/02/2018 - 16:15

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La stazione Toledo è stata premiata come la più impressionante d'Europa dal quotidiano The Daily Telegraph e la CNN l'ha eletta come la più bella d'Europa. Dalla tua descrizione si capisce perchè, per il sol fatto di aver citato la stazione Toledo e l'Orto Botanico l'ho apprezzato molto; ciò non toglie che hai uno stile di scrittura di pregio e degno di nota. La storia è accattivante ed ha una certa presa, ma manca di un qualcosa, che non mi ha sorpreso del tutto. Comunque brava.

Savino Spina 21/02/2018 - 15:47

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