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Chicco Balleri

Eccolo, si avvicina sorridente come sempre.
Per l’anagrafe si chiama Francesco Mais, tra gli amici e conoscenti è noto come Chicco Balleri.
Se ci fosse il campionato nazionale di balle, sicuramente vincerebbe il primo premio.
Mi fa un cenno di saluto e va oltre.
Se si da retta a lui, abita in 50 case diverse.
A me è capitato di vederlo un giorno uscire da un portone di Castello, vicino alla sede dell’università.
Qualcuno mi ha detto che vive con l’anziana nonna.
Spesso mi chiedo cosa lo spinge a dire tutte quelle bugie, perché dirle?
L’anno scorso, ad esempio, mi ha detto che era stato assunto al FBI, se uno non lo conoscesse, potrebbe anche credergli.
Chicco è molto convincente, colorisce molto bene le “sue” balle, un vero artista.
A prima vista, sembra una persona normale, come tante, poi, come lo conosci meglio, ti rendi conto che qualcosa non va, c’è qualcosa in lui che lo rende particolare.
Penso che dire tante bugie rientri nella patologia, è un po’ come quelle persona che si lavano continuamente le mani.
Lo conosco perché passa, quasi tutti i giorni, vicino a casa, presumo che lavori nei pressi della stazione.
Che lavoro fa? Non lo so di preciso.
Il mese scorso stavo rientrando a casa, passa lui, si ferma.
Capita a volte che, quando hai fretta, ti si presentino situazioni fatte apposte per farti perdere il poco tempo che hai.
. Ciao!
. Ciao Francesco. Che fai di bello?
. Mi hanno fatto responsabile di settore. Una grossa responsabilità…sto andando a vedere come è il mio nuovo ufficio
. Auguri per il nuovo incarico!
A vederlo con giacca e cravatta, potrebbe sembrare veramente un responsabile di qualche grossa azienda.


È un po’ che non vedo Chicco, strano, di solito è abbastanza puntuale, forse è malato.
Mentre mi passa questo pensiero, lo vedo sbucare tra le auto.
. Ciao Francesco!
. Oh ciao! Scusa ma ho molta fretta.
. Dov’eri tutto questo tempo?
. No guarda… ho veramente fretta.
Non riesco a credere alle mie orecchie.
Non mi era mai capitato che non si fermasse a dirmi qualcosa, decisamente insolito.


Sono nel traffico di Viale Marconi, la fila delle auto è interminabile.
Sono costretto a camminare a passo d’uomo, prima e seconda.
Arrivato verso la fine del Viale, vedo Francesco.
È vicino ad una fermata del pullman.
Mi vede, si avvicina, mi chiede un passaggio.
Non riesco a dirgli di no, lo carico in auto e continuiamo insieme il tragitto.
. Dove devi andare? – gli chiedo.
. Guarda, a me va bene se mi lasci alla rotonda della 554. Hai presente quella prima del Poetto? Quella che poi porta verso Capitana?
. Si, ho capito dov’è.
. Lì mi viene a prendere un amico.
. Un posto insolito per un appuntamento… non trovi?! Scusa ma non è pericoloso aspettare qualcuno lì?!
. Si, lo so, è pericoloso…è una lunga storia…c’entra FBI, la CIA, non posso darti altre informazioni… è per il tuo bene sai!
. Ah, se è così... non voglio sapere altro.
Eccolo di nuovo con la balla pronta.
Proprio non riesce a evitare di dirne una.
La cosa più assurda è che lui è convinto che noi gli crediamo.
Lo lascio dove vuole lui.
È triste vedere una persona che, per poter vivere meglio la propria vita, si inventa di sana pianta lavori inesistenti, case inesistenti, amicizie fasulle.
Che senso ha inventarsi una vita quando poi c’è la propria da vivere?
Evidentemente per lui ha senso, per lui è un modo di esserci.
Dire una bugia è un po’ come fare del chiasso per attirare l’attenzione degli altri a sé.
È un modo di manifestare la propria esistenza.
Farsi notare, farsi ricordare equivale, per alcuni, dimostrare a se stessi e agli altri la propria esistenza al mondo.



Sono in fila alle poste, per l’ennesimo bollettino da pagare.
Dietro di me noto Francesco, sembra stranamente nervoso.
Gli faccio un cenno di saluto, lui ricambia.
Siamo già cinque minuti in fila, non è, a pensarci bene, poi tanto.
Mi giro, Francesco è andato via, strano.


Sono davanti all’edicola della stazione, prendo un quotidiano, mi volto e, dietro di me, vedo Francesco.
. Allora, cosa combini di bello?!
. Scusa ti puoi avvicinare un attimo?
Mi avvicino, incominciamo a camminare all’interno della stazione.
. Cosa c’è?!
. Sono stato testimone di una grossa cosa.
. Di cosa?!
. Daniele Tauro…ti dice nulla questo nome?
. A dire il vero no! Chi sarebbe?
. È il capo della stazione CIA in Italia. Vogliono rapire un pezzo grosso … una cosa grossa.
. Per quale motivo?
. Ma perché ti sto mettendo in mezzo?! No guarda, cancella quello che ti ho detto… dimentica tutto. Tu non hai sentito nulla… nulla!
. Aspetta! – Francesco, accelera il passo ed esce dalla stazione.
Penso che stia peggiorando.
Gli dovrei consigliare di andare a farsi vedere da uno psicologo o, meglio ancora, da uno psichiatra.
Le sue bugie lo stanno divorando, ogni volta ne racconta una più grossa, sempre più grossa.
Mi dispiace vedere una persona ridursi lentamente, ma inesorabilmente, in quelle condizioni.
Saranno sei anni che lo conosco, ultimamente è entrato in un tunnel di bugie che gli sta divorando l’anima.


. Mi seguono!
Sto per entrare a casa quando la voce di Francesco mi sorprende alle spalle.
Confesso di aver avuto un attimo di paura.
Mi giro, lo vedo pallido, sudato, mi guarda come se fossi un ancora di salvezza.
. Cosa c’è Francesco?! Mi hai fatto prendere uno spavento.
. Si scusa…lo vedi quello? Ce l’ho dietro da un pezzo. Guardalo… ha in mano un giornale.
. Calmati… forse abita qui vicino e, casualmente, ha fatto una parte di strada insieme a te. Perché dovrebbe seguirti?
. Lo sai dove abito? In Castello… con mia nonna. No, quello mi segue.
È la prima volta che lo sento dire dove abita senza dire una balla, insolito, decisamente insolito.
Lo sconosciuto ci guarda, continua a camminare.



Sono diversi giorni che non vedo Francesco.
L’ultima volta mi sono realmente spaventato, stavo realmente per credere alla sua storia, poi ho riflettuto e mi sono reso conto del poco realismo che questa aveva.
Questa volta mi sono fatto coinvolgere anche io, la cosa mi preoccupa.
Non mi era mai successo prima di esitare su una storia di Francesco, la cosa non mi piace.
Mi rendo perfettamente conto che lui non lo fa apposta, nel senso che è più forte di lui inventare balle, rientra nella sua personalità.
Devo cercare di evitarlo, si, di evitarlo.
Quello che dico non è bello, non si abbandona un amico in un momento di bisogno, per lo meno non si dovrebbe, solo che temo di poter essere immischiato in storie sgradevoli.


Sto per andare a prendere il giornale, dietro di me sento i passi inconfondibili di Francesco.
Non voglio incontrarlo, allungo il passo, cercando di non farmene accorgere, sorpasso l’edicola e mi infilo in una stradina laterale.
Da lontano sento chiamare il mio nome, è lui, continuo nel mio percorso, non mi fermo.
Mi sento decisamente un verme, ad essermi comportato così.
Questo poveraccio ha passato l’intera vita ad essere snobbato, tanto che si è “dovuto” inventare delle coloratissime balle, per attirare a sé l’attenzione.
Penso che lui mi ritenga un amico, uno dei pochi, non gli sto facendo un bel servizio.
Faccio un percorso lunghissimo per rientrare a casa, per fortuna il tempo non mi manca.



Sono diversi giorni che non vedo più Francesco.
Lo so, mi sono comportato malissimo.
Mi sono reso conto che, senza volerlo, mi stava coinvolgendo nelle sue fantasie, la cosa mi ha preoccupato non poco.


Sono in attesa dell’ascensore, si avvicina Mario, il vicino impiccione.
. Ciao! – mi fa, con quel sorriso da ebete. Quanto mi sta sulle balle questo vicino.
. Ciao!
. Hai saputo che quel mattoide di Balleri è finito in psichiatria. Gli hanno fatto un Tso.
. No! Lo sto sentendo da te.
. Pensa, ha aggredito un tipo vicino alla stazione.
. Aggredito?!
. Si! Questo tipo stava camminando, lui lo ha assalito alle spalle con un collo di bottiglia. Sembra che il tipo non sia in pericolo di vita. Quando Chicco è stato fermato farfugliava delle cose senza senso. Ho sentito che alla fine è finito in Psichiatria, controllato dalle forze dell'ordine.
. Povero Francesco.




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Racconto scritto il 19/10/2020 - 17:49
Da Massimiliano Casula
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