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c'era una volta il Frate

vorrei riviverti così
con il domani che preme
e degli amori è l’eco


vorrei dimenticare
questa pioggia di nervi
e concedermi alla luna complice,
quella dei fagioli con cipolla
e rosso il vino,
quella del tempo fatto a mano
dipanato tutto a piedi fino a casa,
quella gialla con i muri incrostati
e salutar Marcello sul più bello
quando si ride per un niente,
solo a contar le stelle
nel sogno che torna
e la punta della scarpa che spegne
l’ultima sigaretta
su quest’altra Brescia che viene
insieme a quest’oggi
spiacevolmente sobrio



- un tempo il"frate" era un locale alla buona molto frequentato; un bel ritrovo in centro per noi studenti




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Poesia scritta il 22/02/2015 - 18:05
Da giovanni bontempi
Letta n.1452 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Chi non è stato "al frate" questa poesia non potrà mai capirla fino in fondo...beh Giovanni, io e te siamo quasi coetanei, io ho qualche anno in più, e la città è la stessa...molto apprezzata. ciaociao

. Focus 23/02/2015 - 07:41

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Piaciuta!
Ciao Elisa

elisa longhi 23/02/2015 - 05:35

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Per non dimenticare! Bella descrizione. Piaciuta.

luciano rosario capaldo 22/02/2015 - 21:59

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