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Nella stanza di Varese

Un abbraccio vero,
una breve stretta di mano,
e il piacere di sentirLa.


Un uomo che ha dedicato la vita agli altri,
a immaginare il futuro di una comunità,
a portarne il peso e la speranza.


Io, piccolo uomo comunale,
servitore discreto della mia città,
ho imparato a sognare Varese.


Varese, scelta ogni giorno,
malgrado tutto,
amata nonostante tutto.


Anch'io,
in un modo più silenzioso,
più semplice,
svolgo ogni giorno il mio servizio,
nel segno di un valore
appreso osservando il Suo dedicarsi.


Entro nella stanza
che per dieci anni è stata Sua
e il tempo si fa più lento.


Resta quell’eleganza discreta,
quella cultura del fare e dell’ascoltare,
quella misura che non ha bisogno di parole.


E lì ritrovo qualcosa
che continua a indicarmi la strada.


E stasera, rivedendoLa a Palazzo,
il tempo è tornato indietro,
a quelle emozioni lontane,
quando, nel mio piccolo,
mi sentivo parte
di un disegno più grande di me.




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Poesia scritta il 09/06/2026 - 21:13
Da Paolo Pozzi
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