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La Nonna

La nonna


Quella sera faceva un gran caldo, nella grande stanza dalle finestre enormi coperte dalle spesse tende ocra, che le inservienti rimandavano solo di sera per oscurare la luce e dare un buon riposo ai quindici bambini orfanelli, che si trovavano nella stanza A, di uno dei ritrovi orfanotrofio di Ferrara. Avevano lasciato appena la seconda anta della finestra aperta, socchiusa, per far trapelare almeno un pò di frescura visto la calura di quel torrido agosto. Ma Mario si gironzolava tra le sue coperte a lenzuola poggiate appena sulle sue braccette, rievocando il suo giovane prematuro nascente sentimento, per la giovanissima Giada che dormiva nell'altra stanza B. Gli aveva fatto gli occhioni dolci ferma a piedi uniti con le mani nel petto, ansiosa di attesa mentre che Mario appena aldilà di lei e le sue compagne, improvvisamente che il suo palloncino si librò in aria e finì nello stagno con le oche, lo recuperò restituendoglielo nelle mani, bagnato ed entusiasta di quel salvataggio. Immaginava il suo viso vicino al suo, lo sguardo felice entusiasta che lo guardava assopito da una giovane emozione di stupore, di cui anche lei forse ne veniva a conoscenza come un seme già instillato e di germoglio. La loro vicinanza attorniata dalle goccioline pure e salubre dello stagno algoso, sotto le vecchie querce, donò la meraviglia della conoscenza di ogni momento passato in quell'orfanotrofio. E continuava ad averla presente davanti ai suoi occhi, specchiandosi nei suoi verdi, un’emozione che ancora non possedeva la sensazione se non quella di sfiorare delicatamente le lenzuola di raso seppia del suo letto, accarezzandogli la giovane pelle, e lasciando al suono del canto della cicala il velo di un nuovo orizzonte felice.
Tutti e cento i ragazzini chi veniva da molto lontano chi nei pressi come Mario, offuscavano la realizzazione della loro vera natura, plasmandosi in un desiderio non realizzato di essere o meno parte di una famiglia, che malgrado non c’è se non quella che vi si ritrovava di fronte. Tutti i loro compagni le inservienti, dalla cuoca all'accompagnamento ai bagni per asciugamani, pulizie, letture racconti. Ambivano al senso di appartenenza al di fuori nel mondo, dove tutti sono liberi e camminano da soli, ma si ritrovavano al di dentro e felici e soddisfatti al sicuro. Il tema dell’adozione era argomento molto delicato che procedeva attraverso mille strade fino al direttore, che appositamente si recava nell'orfanotrofio a tal giorno a tale ora, per consultare le inservienti la nuova famiglia ed infine il nuovo figlio. Una procedura accuratamente dettata e con molto riserbo, nei confronti di tutti gli altri che restavano e senza il nuovo amico, e dei nuovi che arrivavano all'orfanotrofio. Fu in quel modo, che una grande famiglia numerosa con la dislocazione di parte di essa in Svezia, così narravano le voci delle inservienti mentre che ripiegavano le lenzuola dei bambini, stese sui prati dell’orfanotrofio, al sole; parlando che il marito della coppia, futuri genitori di Mario, aveva la mamma nei paesi scandinavi, con altri due fratelli, uno alcolizzato e l’altro carpentiere. Il carpentiere non si era fatto più vivo, l’altro probabilmente era rimasto in Scandinavia. Sembrava tutto pronto per l’accoglienza dei nuovi genitori. Un giorno bellissimo di sole pieno. Fu adibito anche un piccolo buffet come simbolicamente un ringraziamento a Mario per essere stato e cresciuto lì con il proposito che sarebbe sempre tornato a trovare i suoi compagni e soprattutto chi lo accudì. Giada in quel momento non si rendeva conto, continuava a guardarlo entusiasta con i suoi grandi occhioni verdi, si salutarono, meravigliati anche del saluto stesso, guardandosi e dandosi la piccola mano, avevano undici anni. Sarebbero andati vicino, il padre nacque a Ferrara la madre nei dintorni. Avevano già preparato una grande stanza per lui, con il letto a baldacchino centrale, con graffiti sui muri, una collezione di libri e di penne e dei tappeti decorativi. Stavano pensando anche ad una grande piccionaia forse li avrebbe interessati, oltre a tutti gli altri animali che avevano nella fattoria di Ferrara, dove lo zio di suo padre era produttore di molti cereali e granaglie che esportavano anche all'estero. Fu un buon inizio per Mario felicissimo e soprattutto con il cuore appartenente a Giada che desiderava rincontrarla, per prenderla per mano e passeggiare su quelle lunghe distese vie dorate.
L’invito non si fece attendere la numerosa famiglia e l’accoglienza dei buoni propositi annunciò in fine estate l’arrivo della nonna svedese. Ottima opportunità anche per la riunione, grazie a Mario, di anche parte della famiglia della sua dolce nuova mamma. Approdò con l’aereo a Milano, il padre l’andò a prendere e celebrarono uno squisito pranzo domenicale all'aperto di fronte la loro tenuta.
La nonna quasi bionda sorridente ma impassibile, dagli occhi celestini come il padre, ma moro, iniziò una chiacchierata con Mario seduta sull'altalena si dondolavano. Una vera nonna, e volle leggere le sue poesie. Mario le andò a prendere, le mostrò anche la collezione di penne, la piccionaia, il suo nuovo amico topolino. Le più belle le fece leggere ad alta voce al suo nuovo padre. Tra quei fogli figurò anche una giustificazione a ricevuta che venivano fatte solo all'orfanotrofio, e la cui firma era autografata da Mario con un cognome a lui noto. Era il cognome della moglie di suo fratello il carpentiere, sua cognata. Allora il padre gli domandò perchè oltre al cognome datogli dal direttore agli inizi dell’accoglienza nell'orfanotrofio, ci fosse anche l’altro cognome nella firma. E volle vedere la documentazione iniziale, che loro avevano tralasciato inoltrarsi, durante le disposizioni degli atti d’adozione. Perchè sembrò inopportuno voler sapere anche chi fosse anni prima ad abbandonare. Figurò che sua mamma fece la cessione volontaria del figlio ai frati, di un convento là vicino, lasciando nome cognome e luogo di appartenenza, che era appunto Ferrara. Si rivelò essere effettivamente la moglie di suo fratello. Fu di un immancabile straordinario quella domenica, ci fu un applauso di commozione, un incredulo di strabiliante, con la nonna che guardava Mario esterfatta, si dispersero cercando di bere un pò d'acqua, cercare una sedia, sensazionale imbarazzo a essere lì presente in quel momento. E si comprese anche che il silenzio con suo fratello che non ebbe più figli, che non volle più vedere sua mamma di Svezia, e divorziando miseramente da sua moglie, sua cognata, cominciava ad avere un significato, che si materializzava. Quella nonna era la vera nonna di Mario, sicuramente molto affezionata alla sua nuova mamma adottiva, lui molto perplesso il padre, effettivamente era suo zio. Purtroppo sua mamma non aveva fatto niente per evitare questa dissuadente dispersione dei suoi figli.




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Racconto scritto il 22/07/2015 - 17:36
Da Luca Di Paolo
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