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Il corridoio a metà

In pronto soccorso, dopo ore di digiuno e cambi di corridoi, finalmente mi siedo su una panca a mangiare un pacchetto di biscotti. Mia madre se ne è appena andata e la probabile ottantenne che mi siede di fronte continua ad osservarmi insistentemente.
Mi volto verso il corridoio nel quale ero stata per tutta la mattinata e in cui una bambina mi aveva fatto ridere a crepapelle ballando e cantando. Era veramente forte quella bambina: finita la sua coreografia aveva preso cappello e giacca mentre la madre cercava di farle capire che con quella febbre da cavallo avrebbe dovuto farsi visitare. A quei ricordi accenno un sorriso; la donna mi sta ancora guardando.
Per carità, niente di male, ma quando sono stanca, a volte, anche l'aria che respiro mi infastidisce! E lei non faceva certo ridere come quella bambina!. A questo punto comincio ad osservarla anch'io.
Ci scrutiamo un po'; mi ricorda mia nonna e le dico:" Sa, mia nonna prega tutti i giorni,anche più volte...però, onestamente, non so a cosa possa servire". Forse, ricordandomi mia nonna, dico a lei quello che non avrei mai detto a mia nonna senza aspettarmi un suo: " Maligna!".
Per nulla turbata, risponde:" Mah... A me quanno mi capitino le cose, a volte prego, un po' di volte bestemmio, ma mica ci noto niente sa.... La mi pora mamma me le dicea sempre che l'Signore è il re del giardino. Come re del giardino coje li fiori più belli, che co quelli più brutti che c'ha da fa'? A una mi pora zia je morto l'fijo giovine, allora stava sempre a chiedesi perché e l'prete ja detto che l'Signore vole con sé li mejo, mica li peggio! Mica sempre, mica tutti, ma si sa che più se bono e più ti capitino!".
Il discorso era semplice, più meritevole sei di qualcosa di buono più "ti capitino", punto.
Allora è normale che non puoi pregare aspettandoti qualcosa, che non puoi smettere di credere perché ti capita qualcosa; è tanto naturale quanto difficile, forse quasi contro natura.
Di lei stupiva l'accettazione con cui lo diceva mentre il marito stava in pronto soccorso con un problema al cuore, lei camminava con il bastone da anni e non avevano figli sui quali contare, solo un nipote che li aveva accompagnati. La sua vita era stata vissuta in povertà, tra un campo e l'altro lavorando come contadina, faticando tanto e guadagnando poco, andando avanti tra un acciacco fisico, economico, sociale e l'altro. Aveva premesso che aveva studiato molto poco, fino a saper scrivere, ma che aveva sempre saputo così, che le ingiustizie sono la regola, che alcune, oggi più di prima, puoi combatterle, mentre altre, quelle più grandi di te, devi imparare ad accettarle per vivere. Devi saper ben discernere quali affrontare in un modo e quali nell'altro. Le ingiustizie non puoi combatterle tutte, non devi accettarle tutte e non devi rinnegarle mai.
Improvvisamente chiamano il mio nome: altro corridoio, altra attesa, altre analisi.
Prima di lasciare il pronto soccorso, do un ultimo sguardo ai due corridoi della mia mattinata. Dalla spensieratezza della bambina che ricordo danzare, alla saggezza dell'anziana con il bastone, ora il mio corridoio si trova esattamente a metà, tra quello che ero e un po' di quello che, forse, saró.



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Racconto scritto il 15/09/2015 - 08:24
Da Lucia Trucca
Letta n.1370 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Le tue parole, hanno colorato e reso tenue e delicato un giorno come tanti...brava

marco giulai 17/09/2015 - 10:26

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Diligenti indicazioni dal tuo mirabile racconto. Straordinaria l'osservazione in chiusa. Sereno meriggio.

Rocco Michele LETTINI 16/09/2015 - 13:51

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