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Hola

Dicono che davanti al mare la felicità sia un’idea semplice. Ma come reagireste se vi dicessero che insolitamente la felicità è sulla cima di una montagna? Tutti noi cresciamo con la consapevolezza che dopo ogni salita ci sia sempre una discesa, ma non questa volta. Dopo aver superato le Alpi e i Pirenei dov’è la nostra discesa, la coperta verde che tanto avevamo atteso? Perché ci sono ancora faticosissime salite? Troppo spesso nella nostra vita ci poniamo degli obiettivi che vorremmo raggiungere a qualunque costo; offuschiamo la mente e ci concentriamo solo su ciò che sogniamo di vedere e non su ciò che realmente vediamo. E se fosse questa la vera felicità? Perché  desideriamo così tanto la pianura e non diamo importanza alle montagne? Queste e molte altre erano le perplessità che mi affiggevano mentre scrutavo il vuoto dal finestrino dell’aereo. Mi viene da sorridere, poiché  ancora adesso continuo a definire vuoto, ciò che vuoto in realtà non era. Erano montagne. Una diversa dall’altra, ma tutte legate da un medesimo fine: proteggere la capitale. E dopo chilometri di alture, finalmente la vidi nella sua immensità e maestosità: Madrid, la città che sorge sulle montagne e respira il clima montano. Il caldo e il freddo vanno e vengono rapidamente, ma la sua storia è radicata nel cuore della Spagna da secoli. Tanti furono i re e le regine che cercarono di possederla e di omologarla, e anche se il loro nome appare sui libri di scuola, Madrid continua ad essere inimitabile e libera. Le altre grandi città spagnole simboleggiano tutte la provincia in cui si trovano: alcune scelgono di essere andaluse, altre catalane, altre basche e altre ancora aragonesi. Ma si parla sempre e comunque di province. Soltanto Madrid è la vera essenza. Ma come ogni medaglia anche Madrid ha un’altra faccia, più moderna però. E’ incredibile come storia e modernità si fondano a tal punto da creare un tutt’uno. Se da una parte abbiamo l’antico palazzo reale e la cattedrale di Almudena, dall’altra abbiamo le frequentatissime Placa del Sol e Placa Mayora (chissà quanti a capodanno hanno ingoiato dodici acini d’uva in queste piazze nella speranza di vivere anni migliori dei precedenti). Per non parlare poi dell’aspetto multietnico della città e della sua apertura al mondo e al prossimo: nel centro della capitale spagnola infatti si innalza l’antichissimo tempio egizio di Debod (ancora mi chiedo come sia possibile che sia situato proprio lì); ma a parte questa antica parentesi nord africana, tra le vie risuonano lingue  provenienti da ogni angolo nel nostro pianeta. Inoltre la città ha riconosciuto il quartiere centrale Chueca, come il ritrovo degli omosessuali, adornando la stazione metropolitana sottostante con la bandiera della pace. Ma anche se le altre stazioni sono semplicemente mono colore, l’idea pacifista continua a persistere. Basta recarsi al Parco del Buen Retiro, ammirare il magnifico Palacio de Cristal e farsi baciare dal calore del sole, per rendersi conto di essere vivi. La luce filtra nel cristallo, creando sul pavimento e nella tua anima l’arcobaleno che tanto desideravi. Se basta così poco per essere in pace, forse dovremmo cominciare tutti a meravigliarci davanti alla semplicità. Un po’ come fanno i bambini: loro non hanno paura di dire la verità, di sporcarsi le mani e soprattutto di sorprendersi davanti ad un gioco di luci, alla cera del proprio personaggio preferito nel museo delle cere di Madrid o al goal di Cristiano Ronaldo che fa gioire l’intero Santiago Bernabeu. Porterò nel cuore tutto questo e ricorderò sempre che camminare a Madrid è stato un continuo “Sali e scendi”. Ma nonostante la fatica e il male alle gambe, per la prima volta nella mia vita non ho avuto paura di salire, poiché da ogni vetta la vista era grandiosa.



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Racconto scritto il 25/01/2017 - 20:46
Da Enapia .
Letta n.1663 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Sono totalmente d'accordo sulla correzione di quella virgola mancante. Per quanto riguardano i dialoghi cercherò di inserirli nei prossimi racconti, ma mi è piuttosto difficile avendo uno stampo da articolo di giornale. Grazie comunque per il suo commento molto costruttivo e appropriato.

Enapia . 26/01/2017 - 21:50

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Benvenuta...ben scritto, anche se l'argomento magari interesserà solo pochi addetti. Le doti di scrittrice ci sono e la punteggiatura, non fosse per una virgola che io proprio metteri, dopo Pirenei( il lettore si inceppa leggendo di seguito, ha bisogno di una pausa che stacchi: dov'è la nostra discesa etc....
Buono il ritmo narrativo... ora si tratta di vedere nei prossimi racconti se sai usare i dialoghi. Stamattina mi sono svegliato male...scusa per l'aria del professore. Ciaociao.

Spartaco Messina 26/01/2017 - 11:17

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