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Incantesimo

Una notte l'incantesimo di una luna di fuoco mi fece abitare in una costellazione distante,
lei con i suoi baci appassionati mi fece bere dalla coppa dell’amore e si placò la sete,
quei bianchi veli erano una febbrile costante oscillazione che a volte si perde in racconti eterei.
La notte era circondata da carezze sulla pelle, il vento con il profumo dei fiori ci estasiava,
la sua fragranza nel vento cantava, tra la valle addormentata esultava per il privilegio di un
amore che trova due cuori affamati, potevano scolpire la loro storia d'amore.
Quella nostalgia di sentimenti dove la vertigine dell'incantesimo è breve, le anime sono in
costante aumento e nel volo rifletteva il suo amore come di una stella, quando ascolta le parole
si commuoveva fino al pianto.
Parole su lembi di pelle che sanno di sale e che aspettano solo la pioggia, per essere lavati come
fossero fiori che la terra custodisce in se e tutto ciò che fu scritto, anima i nostri corpi, perché qui
trova costanza il senso del vivere, senza mutamento dove vivono gli arcani, dove l’essere forgiati
è privilegio di pochi..
Cerco il cielo che al mattino la volontà dei sogni fa emergere la pazienza e non scivolare come su
un acciottolato consunto, ma trovare l’appiglio tra le dita, parallelo alla sua fronte in acquerelli
di fuoco, perché le membra della nostra carne cerca amore.
Mi tremano le gambe alla battaglia, al combattimento che faccio ogni volta, non come mercenario,
ma come soldato di ventura e nuovamente soffro, cederò la notte in trincea quando la neve fresca accarezzerà i sogni di follia, quando sparirà ogni dubbio e parvenza, quando il vento cruento fermerà i sogni.
Quando tutto questo scritto si consuma e l’inventavo di parole nuove, accorte all'occorrenza, senza chiedere chi fossi, come se volesse il mio corpo solamente oppure l’anima e la mente.
Se cerca solo il corpo tra le grida di piacere, ombra fitta tra due eclissi, nell'incisione di vertici a memoria,
di terra arsa sulla vita che non passa, ma aspetta la rugiada della bocca quando l'assenza vuole uccidere io resuscito a me stesso.
Mi ricordo ogni paura che ebbi, ogni sorta di stella che ho voluto per amica, ogni parte del suo nudo
corpo, amai come me stesso, ricordo tutto questo, parlai di vita completa e in un istante ebbi fede in lei
presi il calice e le versai da bere.


Giuseppe Buro




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Racconto scritto il 04/04/2017 - 23:11
Da Giuseppe Buro
Letta n.1642 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


molto bello 5*

GIANCARLO POETA DELL'AMORE 05/04/2017 - 17:46

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Bel racconto *****

Sildom Minunni 05/04/2017 - 15:04

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