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Fantasia furfante.

L’uomo aveva un lungo cappello nero ed abiti eleganti.
Il suo stile era unico, lì nella nebbia brillava tra decine di persone.
Viene vicino e mi bacia le labbra: “sono il padre della fantasia”.
Ha guanti spessi e corpo non definito, lo sguardo severo del bene.
Violento a dir poco, stringe nella sinistra la mano di una donna africana bellissima.
Nella destra prende la mia di mano e dice:
“la fantasia regala l’anima a cose inanimate. Cura l’anima ai contenitori che l’hanno malata.
La fantasia è un treno che fa infinite fermate, perché indefinite sono le sue forme.
Hanno ucciso la fantasia in Africa, ma io ho salvato questa donna, che è l’umanità intera”.


Trasforma allora mamma Africa in un gessetto bianco che colora tutte le cose di nero.
Tutte le carni umane assumono i bagliori dell’arcobaleno:
“La pelle è un contenitore raffinato.
Il mondo ha cura del solo contenitore.
E all'interno, tutte le anime, sono dissetate; affamate; provate;
Come l’Africa, che è l’umanità intera.
Lo vedi là, sotto al ponte, 3567765456 barboni vivono d’estate, muoiono d’inverno sotto robuste coperte.
Le robuste coperte non riscaldano i loro corpi,
Ma le coscienze di chi tira avanti quando passa.
Neanche una monetina,
Neanche un pasto caldo.
Ti prendi cura dei barboni?”
“Mi dispiace padre, non ci avevo mai fatto caso”.


Mi tira uno schiaffo talmente forte che fa più scalpore dei Beatles che suonano sui tetti.
Papà fantasia vola via nei cieli pieni di muffa, soffitti antichizzati, bordelli antichi mai lavati.
Le prostitute sono mine vaganti in un mondo che non sa gestire gli organi caldi.


E adesso mi ritrovo con un gessetto in mano ed abiti eleganti a lavorare di fantasia,
sono il figlio della fantasia,
il resto, poiché c'è sempre un resto, è un cartone senz'anima.


La prima cosa che ho fatto è stata andare dai barboni e disegnare col gessetto pasti e bevande.
E' un'ottima fuga dalle mie responsabilità.
La fantasia non costa nulla.
I barboni mi ringraziano, masticando bugie, con i loro odori forti:
“Sono gli odori di un mondo malato che non salva il prossimo”.
Non ero mai stato così vicino alle loro coperte, così imbrattate di vergogna, la mia.
E’ un odore terribile, sa d’indifferenza,
Di manager spietati.
Di assassini sottopagati.
Di catrame truccato.
Di dirigenti stupratori.
Di specchi egoisti.
Di denaro denaro denaro.
Tutte le emozioni umane oggi dipendono dal conto in banca.
Le relazioni sociali uguali.
Sono amico di un avvocato, di un dottore, di un politico,
ma non di me.
Non sono più mio amico a furia di rincorrere interessi.
Per questi motivi su quei barboni
C’è il mio odore e anche il vostro, e allora:
prendi una siringa e prosciuga il tuo conto, hai paura eh?
Tutti l’abbiamo. Per questo motivo niente cambierà mai.
Forse ho esagerato con le parole, ma anche con il gessetto perché ho reso ricchi i barboni.
I barboni ricchi non si prendono cura degli altri barboni poveri.
Per questo motivo niente cambierà mai.


Ritorna il padre della fantasia e mi tira uno schiaffo talmente forte che fa più scalpore della morte di J. Lennon.
E inizia a piovere:
“Dovevi solo disegnare delle nuvole, e guarda invece cosa hai combinato. Non hai salvato l’Africa. Ed io avevo investito tutti i miei risparmi lì”.
Fantasia furfante.




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Racconto scritto il 15/12/2018 - 13:41
Da Bruno Gais
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