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La nebbia

Scende la nebbia sulla quieta campagna,
sorge dall'aere e al suolo ristagna,
stende il suo velo che silente ristą.
Cela la vista de' vette superbe,
s'insinua nei fossi, s'avvinghia tra l'erbe
del campo deserto che fiore non ha.


Oh bruma fautrice di pallido oltraggio,
rivela la luna, rilascia il tuo ostaggio,
rendila all'uomo che inquieto la brama:
egli nel ciel va cercando speranza,
seduto sul ceppo, mirando c'avanza
tra stelle volgari la nobile dama.
 
Non vedi tu forse l'infinito tormento,
non senti nell'aere il perenne lamento
dei figli d'un fato che ingannati li ha?
Posti ei furon per caso nel mondo,
lasciati soffrire nel dubbio profondo
d'una vita che viene e che lesta sen va.


Chiusi fra terra e cielo opprimente,
fuori di questo van portando la mente,
e tu neghi loro anche l'ultim diletto
di mirare la luna chiedendo consiglio
per regger vita e il costante periglio,
per ritrovare di essa il piacere negletto.


Eppur tu rimani e di lor non ti curi,
non vedi l'affanno negli occhi ormai scuri,
ma imponente ti stendi sugli umidi tetti
e avvolgi le case e abbracci i camini
e dentro lor tane i crucciati confini,
che piano si struggon sovra i lor letti.


Tra vani desiri e lontani miraggi,
negati a lor sono i soavi paesaggi
che oltre quei vetri vorrebber scrutar.
Fermi or stanno, al nulla pensando,
gli occhi chiudendo, le labbra serrando,
oppressi dal vuoto che vorrebber colmar.



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Poesia scritta il 14/06/2016 - 01:00
Da Davide Serafini
Letta n.212 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


SESTINE D'ANTICA ORMA POETICA.
MIRABILMENTE CORREDATA. ADORABILE NEL SUO FASCINO.
IL MIO ENCOMIO DAVIDE.
*****

Rocco Michele LETTINI 14/06/2016 - 14:18

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