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= Racconto
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NOI CHE'

NOI CHE 1
Noi che siam figli di contadini
Noi che appena nati come salami vestiti
Legati come mummie imbalsamate
I pannolini e fasce venivano riciclate
Noi che prendevamo latte dalle tette
Per ventiquattro mesi.


Noi che portavamo i vestiti dei fratelli
Noi che inverno ed estate pantaloni corti
Noi che l’unica festa era la befana
Noi che dalla befana avevamo due caramelle
Un capo d’aglio e carbone vero
Quest’anno ha detto la befana sei stato cattivo.


Noi che non avevamo l’acqua in casa
Neppur la luce, era fatta con lampada a petrolio
Noi che il bagno si faceva la domenica
In tinozza di lamiera io il primo, mamma seconda
Infine mio padre prendendo tutto lo sporco nostro
profumandoci con il bianco borotalco.


Noi che a scuola andavamo a piedi
Noi che avevamo calamaio penna e pennino
Noi che scrivevamo con mano mancina(non era ammesso)
Noi che abbiam provato la riga di legno su quella mano
Noi che facevamo ricreazione pane e marmellata
Noi che portavamo il grembiule nero e bavero bianco.


Noi che giocavamo a bilie o a nascondino
Noi che non avevamo Play Station o il telefonino
Noi che la tv la abbiam vista a quattordici anni
Noi che dopo la scuola a badar al pascolo le bestie
Noi che dopo carosello dritti a letto
Noi che goduto poco e tanto sofferto.



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Poesia scritta il 18/10/2016 - 20:24
Da GIANCARLO POETA DELL'AMORE
Letta n.276 volte.
Voto:
su 8 votanti


Commenti


Ciao caro con i tuoi ricordi sfiori i nostri cuori, non ho vissuto tutto questo ma anch'io dopo il carosello subito a letto...

Questa sera mi hai catapultata in tempo dove tutto era più semplice vivibile
nonostante la sofferenza.


di sicuro c'era molto più amore.


E tu con la sensibilità del tuo cuore ce ne dai atto.

Ciao caro a te un abbraccio


Oggi il mondo lo trovo troppo corrotto e cattivo. anche la gente


Maria Cimino 19/10/2016 - 23:26

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Vera, sentita e profonda!

Ilaria Romiti 19/10/2016 - 16:36

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poesia molto riflessiva, bella

Mary L 19/10/2016 - 15:49

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Caro lupo... Hai descritto la mia storia, la nostra storia. A volte faccio fatica, persino con i miei figli, a spiegare cosa significa aver vissuto due epoche così distanti, che... eppure hanno convissuto. C'è molto da raccontare in proposito. Grazie!

Francesco Gentile 19/10/2016 - 11:21

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Caro Lupo o sei veramente anziano o eri messo davvero male , io sono vicino ai sessanta e ricordo solo i pannolini ed il calamaio per altro dopo pochi mesi ho visto la biro.Forse ero messo meglio economicamente (lo deduco dal tuo scritto) ma per il resto ricordo un paese in crescita e non in crisi come oggi,Molto bella comunque ,appaga i ricordi,cari saluti

andrea sergi 19/10/2016 - 10:53

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mah Poeta,
forse appartengo ad una generazione diversa
ma nn sono così d'accordo
ci si divertiva molto di più con una manciata di biglie o giocando a campana, piuttosto che a pallone in un cortile....
loro che (i nostri giovani) si chiudono nel loro mondo fatto di tecnologia ed isolamento, merendine e tanta solitudine

laisa azzurra 19/10/2016 - 08:18

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IL TUO POETAR E' QUOTIDIANITA' VISSUTA CHE NON CADRA' MAI NELL'OBLIO...
IL MIO ELOGIO E LA MIA LIETA GIORNATA.
*****

Rocco Michele LETTINI 19/10/2016 - 07:01

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Questi tuoi ricordi che in parte ho condiviso...memorie di bambino che resteranno indelebili nel cuore! *****

ANNA BAGLIONI 19/10/2016 - 00:26

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