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La corsa e la posizione

Mi chiederai quale sia il dramma, quel chiodo
maledetto che ci procura l’affanno di vivere.
Forse… Da qualche parte, in qualche altra epoca,
gli stessi cieli, gli stessi rigurgiti d’onde,
le stesse terre dorate ed incendiate
che oggi attraversiamo:
hanno visto questi nostri misfatti.
Se possiamo dire di essere responsabili
delle nostre azioni,
possiamo allo stesso modo dire che non è
tutta colpa nostra.
Di essere in qualche modo innocenti.
Non è bestemmia, non è pazzia.
Assistiamo agli eventi del tutto impotenti:
che cosa ci fa credere di non esserlo
di fronte al male?
o che davvero abbiamo avuto scelta?
Questo dramma…
La corsa verso la percezione dell’esistere:
velocità è essenza e ritmo del vivere.
Ma qual è il nostro posto?
Quali sono le nostre coordinate all’interno
dell’universo?
Fermarsi è un guaio: vuoi vivere, Jaeger!
Non puoi smettere di correre.
Ma ti sei mai guardato indietro?
Lo so per certo.
Le orme che hai lasciato;
le speranze che hai infranto;
il segno indelebile su un viso di donna che hai scavato…
Dove ti trovavi ieri?
dove sei adesso?
In quale angolo dell’universo.
Sei come me, Jaeger.
Indeterminato.
Sei parte della mia stessa tragedia.
Troppo avido di vita, per smettere di correre.
Troppo innamorato, per non pensare a chi eri, a chi sei…


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Poesia scritta il 14/12/2016 - 13:07
Da Giuseppe Centamore
Letta n.220 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Grazie Maria.
Buona giornata.

G


Giuseppe Centamore 15/12/2016 - 11:18

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Trovo profonda riflessione
in questa tua.


Ciao Giuseppe


Maria Cimino 14/12/2016 - 19:41

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