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reduce

reduce
chi osa vince
chiosa a margine
la trincea cicatrizza la guerra
non ho scelto io il nome del nemico
di notte sogno ancora il frantumarsi
d'una paura.
lo scoppio sempre pił vicino
lettere scritte un po' alla volta
nel dubbio di riuscire a finirle
T' ho amata pił della vita mia
testa bassa mani sulle orecchie
dormire in piedi come cavalli
mangiar fame bere piscio
ho fumato l'infumabile
riso perchč a morire era lui
Chi mi ha vestito da soldato
aveva un cuore guasto.
Ti pensavo vestita a festa.
Siam tutti nella stessa barca
sorci uomini e feriti
quelli coi gradi son pił uomini
ma tremano come me
mia madre so che č morta
ho pianto ma mica l'ho dato a vedere
ho pianto ma da troppo lontano.
Domani o un domani
verrano rinforzi a darci una mano.
la certezza assoluta dell'esser
senza certezze.
Abbi cura di te.
ovunque io sia.
Pensai allora.
ogni notte.
ogni scoppio. ogni tozzo di pane.
ogni stilla di coraggio spuntato dal nulla.
ogni moccolo. ogni urlo. ogni ordine gridato.
Ti ho pensata in punta di morire
ti ho preso una mano
strinta
stretta
Poi non son morto.
reduce.
ora
vecchio
rammento l'attesa
d'un abbraccio rimasto in una lurida trincea.
la guerra ha mangiato sogni
fagocitato te.
Son conscio che l'amore caduto
non rientra fra gli eroi.
Ma č solo che la medaglia appesa al cuore
ha gli occhi tuoi.


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Poesia scritta il 20/03/2017 - 17:04
Da stefano turchi
Letta n.143 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Bellissima
In tutta la sua crudezza

laisa azzurra 21/03/2017 - 09:19

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