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Ammorbato da pallide ambizioni, discinto giaceva Nel covo del frassino:
Lontano dagli uccelli e dal cigolio dei campi
Intinto dal veleno della fonte, deambulò verso il Vasto avvenire.
Germinò il suo marchio sui raccolti delle antiche Primavere,
Sfigurando il naturale con le anemie del suo Spirito.
Che venga il tempo degli incensi!
S’innalzino oltre i detriti del vecchio sole!
Disse, macchiando il figlio d’oro col sangue del lupo estinto.
Di vermiglio si tinsero i fiori, in attesa del trionfo del re viandante,
Mentre le notti incerte sclerotizzavano gli attimi Sulle onde di mirra.
Ma tra le ombre di luci morenti,
Pazienti gracchiavano i corvi
Scortando il vedente fra gli incanti del vuoto.


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Poesia scritta il 28/04/2017 - 01:19
Da martin glyndon
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