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La ragazzina e l'aquilone

Aveva finito di dare
tutto il filo che aveva
al suo aquilone arlecchino,
quando d’improvviso, dentro sé,
la ragazzina esclamò:


ma tu vento, chi sei
che mi scompigli i capelli?
Tu non sei un fiore,
anche se ti chiamano rosa
e di profumo inebri ogni cosa.


Io posso capire da dove tu vieni,
la violenza che hai,
il calore che dai
o il freddo di cui tremare mi fai.


Posso intuire quando sei arrabbiato,
o che sei dolce come carezza,
posso capirlo
dal brusire delle spighe di grano,
dalla fronte corrucciata del contadino,
dal picchiettio della pioggia sui vetri,
dalle creste del mare,
dalla veemenza del pescatore
quando lo fai arrabbiare.


Ma tu non mostri il tuo volto,
io non so dei tuoi occhi
né del loro colore,
non so del tuo corpo né del suo dolore,
non so del tuo plasma,


dillo che non sei un fantasma,
dillo, se puoi, anche fischiando
ti ascolterà tutto il mondo.



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Poesia scritta il 06/12/2025 - 15:47
Da Francesco Scolaro
Letta n.422 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Il vento che può comandare e far vibrare, proprio per la sua potenza e per il fatto che invisibile è, agendo senza controllo e potendo fare ciò che vuole. Piaciuta molto, profonda ed intensa. Complimenti di cuore.

MARIA ANGELA CAROSIA 09/12/2025 - 18:09

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Piaciuta, un saluto

Mary L 07/12/2025 - 18:19

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Domande ad un elemento che ha solo presenza senza forma dalla quale non si può avere risposte, piaciuta molto l'idea di parlar col vento in una poesia piacevolmente scritta.
complimenti, bellissima.

Maria Luisa Bandiera 07/12/2025 - 07:36

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