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La neve nel passato

Corro. Sono arrabbiato. Arrabbiato matto. Sto impazzendo, quasi. No. Sono impazzito. Mi volto. Nessuno mi segue. E chi seguirebbe un cane come me? Non so cosa ho di fronte. A me sembra di vedere la terra tutta uguale. Fiori, cespugli, foglie, alberi, insetti. Non piango ma sento che sto per farlo. Oh sì, sono un uomo debole, l’ho sempre saputo in fin dei conti, cosa potevo aspettarmi? Poi ci fu quel colpo che mi frenò. La mia corsa si sentì offesa ma io davvero … pensai che quel colpo fosse la cosa più bella che mi fosse mai capitata. Sono fermo in mezzo ad un campo e comincio a sentire il fervido sapore del sangue sul mio ventre. Sorrido pensando che sarà la fine di tutto. Della mia vita. Del mio essere. Non berrò più. Non mangerò più. Non avvertirò più quei pochi sentimenti che erano rimasti nella mia immaginazione. Voglio vedere chi è. Sì, perché devo ringraziarlo. É lì che osserva attentamente. La pistola in mano tremante fa capire come si sia già pentito del gesto ma doveva farlo. Levarmi dal mondo sarebbe stata la sua unica salvezza. La mia vendetta era troppo forte e sentita. Avrà rovinato il suo sonno per molte notti. Ci guardiamo e scorgiamo nei nostri occhi tutti quei bei ricordi vissuti da bambini. Lo ammetto … le memorie d’infanzia più piacevoli le devo a lui e a nessun altro. Barcollo. Oh quanto amo questa sensazione. Vorrei poterglielo dire ma non ce la faccio. Sono stanco. Lui piange e digrigna i denti. Mi fa quasi impressione. Io non serbo amore per lui. Questa convinzione mi uccide più che la pallottola che pian piano sta entrando a far parte delle mie membra. Certo che lo ricordo. Quelle passeggiate all’ombra sul fiume. La biblioteca e il nostro libro di avventura preferito. Il caldo caminetto a Natale e i pranzi festosi delle nostre famiglie. Ricordo tutto nel minimo dettaglio e in quel sangue posso vedere ogni cosa. Io non riesco a piangere. Sono troppo contento per poterlo fare. Lo vedo allontanarsi da me. Con quell’espressione triste e amareggiata. Cado. Mi accascio sul terreno. Le mie dita accarezzano l’erba e le mie gambe non si sono mai sentite così comode. Rido e mi sembra di toccare il cielo. Ma lo so perfettamente che sono sulla terra. Tossisco. Tremo. Sento un leggero freddo. Ho già vissuto questa sensazione. Non rimembro dove. Tocco la mia ferita e nel fluido rosso rivedo la sua faccia. Un bambino che se ne sta fermo sulla soglia di casa mia ad aspettarmi. Io scendo e lo abbraccio. Il mio unico vero amico. Amico perso per sempre. Perché è così che funziona, no? Quando trovi qualcuno alla fine finisce sempre che ti lascia in balia della solitudine. Ma cosa può essere la solitudine in confronto al diverso tormento di non aver mai conosciuto l’amore? In quell’istante, steso a terra e morente, mi resi conto che infondo non ero stato così sfortunato. Provai a vedere ogni mio lato buono. In tutta quella negatività che c’era in me provai a scovare l’unico punto positivo. Avevo avuto una casa, anche se odiata. Avevo avuto una famiglia anche se solo per metà. Una madre stupida e un padre fiero. Ma questo succede a tutti, pensai. Il mio esilio non fu così grave. Venti anni a viaggiare da solo e senza mezzi mi ha portato ad essere un uomo acculturato e senza dubbio spregiudicato. Ho visto tante cose e amato tante persone. Mi mancano quelle persone. Lo vedete che anche io posso amare? Guardate quanti lati belli della mia vita ci sono! Ed io non me ne ero mai accorto. Che cosa si guadagna a vederne sempre il cattivo? A vedere le grandi cose invece che le piccole? Ma sapevo comunque che alla mia vendetta non avrei mai rinunciato.
Il vento muove i miei capelli e la mia camicia bianca di stoffa ormai rossa. Una mano delicata e dolce è sul mio petto. Io la guardo impaurito. È la morte che mi viene a prendere, pensai. Invece no. Era lei. La donna che da sempre amavo. Con l’altra mano mi reggeva la testa e la sua espressione era più terrorizzata della mia. Si stava preoccupando per me. In quel momento ho desiderato davvero di vivere. Non volevo morire! No! Quanto può cambiare la prospettiva della vita in base a una sola persona? Persi conoscenza e da lì la mia immaginazione si fece viva e … bellissima.
Ero in piedi e lei con me. Ci fissammo per qualche secondo. Lei era stupenda. Dio quanto l’amavo! Sembrava una creatura ultraterrena. Le volevo dire qualcosa ma sembrava troppo superiore a me e le mie parole si fecero timorose di offenderla. Era una dea. Una ninfa. Una musa. Sì, la mia musa. Nella vita reale non lo sarebbe mai stata e questo mi faceva andar di matto. Quei capelli lunghi riccioli volavano. Sembravano le sue ali. Le ali di un angelo venuto a salvarmi. Ma cosa sto dicendo? Non mi sono mai sentito tanto ridicolo dei mie pensieri eppure … è ciò che sento e non posso frenarlo.
Si avvicina a me con passo lento. Io la guardo. Non ce la faccio a concentrare la mia attenzione su altro. È troppo difficile. Lei è … così impeccabile. Sono curioso di cosa vuole dirmi. Farmi vedere. Con tutte le idee innovative che possiede si potrebbe scrivere un libro. Mi sento così piccolo in confronto a lei. La mia morte, così, sarebbe stata più piacevole.
Prende il mio viso fra le sue mani. Mi accarezza con il pollice le guance e mi sorride. Sta sorridendo a me! Diamine, ma come è possibile? A me … che non riesce fare nulla. A me che non riesco a essere solare con nessuno e che la sola mia vista fa salire la tristezza addosso. A me che con mille difetti rendo la mia persona ancora più detestabile. Lei sta sorridendo solo a me. La voglio. La pretendo. Ma poi il vivido ricordo di ciò che le ho fatto ritorna nella mia mente e mi faccio schifo. Ritorno alla concezione che sono un mostro e non riesco a farmi forza. Ma lei mi sorride … come se ci fosse del buono in me. Come se tutto mi fosse stato perdonato da Dio in persona. Come se … fossi una brava persona.
Mi bacia. Oh sì, mi bacia! Ed è la sensazione più fantastica che abbia mai provato. Il suo sapore. Le sue labbra. Tutto di lei mi fa andare in tilt. Muove la sua lingua in ogni parte del mio palato e sorride ancora mentre lo fa. A me sembra di sognare. Sto sognando. La sento … sento la lacrima che scende dai miei occhi. Quella lacrima desiderata da tempo e che mi fa pensare di provare qualcosa. Di non essere un uomo freddo e dalle poche risorse. Di essere qualcuno che vale! Qualcuno che ama e che può amare ancora! Non voglio morire! Amore mio ti prego, salvami!
Lei continua a fare il suo splendido lavoro con la lingua facendomi sentire parte di un mondo totalmente diverso. Io non muovo nulla. Non ne sono capace. Cosa mi ha fatto? Una magia!
La sua attenzione si sposta in altre parti del mio volto. Sono in balia di un’ inebriante estasi.
Improvvisamente prendo il comando. Voglio essere anche io a baciarla. Sì, perché tutta la strada che ho fatto. Il mio miglioramento … l’ho fatto solo per lei. È facile parlare quando non si ha niente da perdere. Quando sei l’unico sulla terra a non avere nessun ricordo bello della tua esistenza. Ma quando ti rendi conto di aver ottenuto qualcosa … qualcuno … allora pensi che sarebbe meglio fermarti e continuare a vivere. Io parlo da uomo onesto e impavido … che non aveva paura della morte … ora la temo più di qualsiasi altro male al mondo.
Mi guarda. Osserva la mie copiose lacrime. Anche lei piange ma odia farlo notare. Anche nella mia immaginazione lei rimane sempre la stessa. Come poterla cambiare? Non si può. Lei è perfetta. Lei è insostituibile. Sento di essere un uomo migliore proprio nel momento della mia morte. Che cosa assurda, non trovate?
Ma cosa fa adesso? Sì sta allontanando da me. Perché? Non può andarsene. Non può lasciarmi solo con questo vento e questo freddo. Non può. Per me questa è una terra deserta e sconosciuta. La mia casa è una terra che odio e che di per sé non vale niente ai miei occhi. Con lei poteva essere tutto diverso ma … per quale ragione se ne va? Non deve! Sta scomparendo con il sorriso sulle labbra. Perché ride? Non ha senso. Lei mi sta abbandonando. Che cosa devo fare? Non sono in grado di prendere una decisione come si deve. Non sono in grado di fare nulla adesso.
Muovo i miei piedi essendo stato fermo per tutto quel tempo.
Corro. Di nuovo. Corro velocissimo. È quasi sovraumana la mia velocità. Non riesco a scorgerla da nessuna parte. Corro e cerco. Piango. Dio come piango! E non mi detesto per questo. Piangere significa ancora provare qualcosa nella mia totale oscurità.
Eccola! È lì, proprio dinanzi a me. La vedo. Sta correndo anche lei. Da me. Ha paura? Sì, ha paura. Come darle torto? Faccio terrore anche a me stesso. La chiamo ma mi accorgo che non ho voce. Non riesco ad urlare. Le mi corde vocali sono atrofizzate. Le si volta con espressione disperata. Ma cosa vuole che faccia? Io … io … non lo so.
Che qualcuno mi aiuti! Sento che l’oppressione mi sta addosso.
C’è di nuovo la neve. Quella stessa neve che lacerò il mio corpo. Questa volta non sono nudo e il freddo sembra essere un’ ottima compagnia. C’è il ghiaccio intorno a me e lei è sparita. Mi sdraio sulla distesa bianca e inizia a nevicare. Rido perché questa sensazione mi piace. Mi dà sollievo. Sento che non è più dolorosa come nel passato. Davvero qualcosa sta cambiando. È bellissimo il cielo. È la prima volta che provo ammirazione per qualcosa che non sia triste. È bianco. È gioioso e i fiocchi di neve cadono sulla mia bocca. Aperta e intenta a ridere. Mi sento vivo ed è stata lei a portami qui.
Può essere che la chiave della mia felicità sia lei?
È tornata. Da me. Non sta scappando. Ma ancora non riesco a decifrare lo sguardo impaurito di poco fa. Ora il suo volto è rilassato e la sua essenza è confortevole. Si siede vicina a me e in quella scena ripresi conoscenza di me stesso e riconobbi, in quella completa felicità, la mia misera camera da letto.



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Racconto scritto il 19/12/2014 - 09:42
Da FraAaron 759
Letta n.455 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Pensavo fosse in fin di vita,che sollievo,un brutto sogno,bel racconto,avvincente fino alla fine,complimenti

genoveffa 2 frau 21/12/2014 - 21:29

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AAAAH!... Un brutto sogno, era!
Molto brava! Piaciuto molto.
Ciao...

Gio Vigi 21/12/2014 - 20:52

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