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Un suono di sirena

Sfogliavo il mio vecchio diario con mia moglie… a lei piace leggere quello che scrivevo, In particolare: le frasi che dedicavo a lei, ogni fine giornata. Scrivevo le emozioni che provavo per ogni immersione: comprese le mie … ansietà, le mie paure. Tra le pagine del diario, in una cera solo la data, e poche righe…mi chiedevo perché non lo completata? Non è da me lasciare in completa la giornata: poi non ce neanche una dedica per te… perché? Ne sai qualcosa tu? Lei… l’abbiamo vista tante volte questa pagina… sicuramente l’avrai dimenticato, oppure… dai non so, forse non era importante. No: sicuramente ce qualcosa che mi sfugge… poi: perché i quattro giorni a seguire ci sono solo le dediche per te, e non ce il lavoro che ho fatto? Cercherò di ricordare: deve esercì un motivo. Dopo due giorni, ero sulla passerella della rotonda di Senigallia… ammiravo il panorama.
Alcune persone sulla spiaggia martoriata dall’inverno, passeggiavano con i loro cani, mentre un uomo
In tenuta ginnica, correva sulla sabbia bagnata.
A un certo punto l’uomo si ferma, e si piega in avanti con la mani alle ginocchia, poi cade… subito le persone che erano lì lo soccorrono, vedo che una persona gli fa un massaggio al cuore, chiamo subito il cento diciotto.
Cerco di aiutare l’uomo che gli stava massaggiando il cuore, tenendo lontano i curiosi che spuntavano da tutte le parti.
Il mormorio delle persone, la spiaggia, l’uomo per terra… sento come un nodo in gola… alla mia mente arrivano immagini sfuocate, annebbiate.
Il suono della sirena mi distrae… era arrivata l’auto ambulanza, mentre mettevano l’uomo sulla barella…
Mi sono visto al suo posto… ricordavo cosa era successo tanto tempo fa.
La pagina incompleta del diario iniziava così: oggi dodici maggio del mille novecento settanta, come
Ogni mattina mi sveglio di buon ora, carico tutta la attrezzatura subacquea nel mio furgone, e vado
Sul porticciolo, aspetto il mio amico Nicola che mi accompagna nelle mie immersioni.
Quando lui arriva facciamo colazione al bar del porto, poi programmiamo la giornata. Il tempo non era un granché, decidiamo di pulire la barca, e tenerci pronti per qualche commissione, che ci veniva offerta.
Mentre pulivamo la barca, si avvicina una persona dalla apparenza distinta, dice: chi e donato?
Io, gli dico: perché mi cerca?
Cercavo un sommozzatore bravo, Ho chiesto in giro e mi hanno fatto il tuo nome, facendo anche qualche domanda indiscreta, mi hanno anche detto che hai trovato una pistola antica, e anche delle monete in bronzo.
Perché ti interesso?
Mi scusi ha ragione: io sono un collezionista, ho un negozio di antiquaria, il mio nome e: Franceschini Dario, ho la certezza che da queste parti ci sono più di una nave affondata, per ciò se uniamo le forze
Abbiamo più probabilità di trovare quelle navi.
Chi mi garantisce che lei e quello che dice, e poi lo sa che è contro legge?
Certo che lo so… ho i permessi che servono: mi devi solo dire sì o no, per il compenso ti darò una percentuale su tutto quello che trovi.
Va bene quando vuoi iniziare:
anche ora mi dice lui.
Qui finisce la pagina del diario… ora so perché la pagina l’ho lasciata sospesa… e perché lo cancellata dalla mia mente, volutamente… continuo il racconto:
dopo aver chiarito ogni cosa con Dario, salpiamo tutti e tre, il tempo non era il massimo per fare le immersioni… arrivati sul posto segnato da Dario, do l’ultima controllata sia alle bombole che all’erogatore.
Una volta arrivato sul fondale, vedo solo un deserto di fango, piano piano esploro tutto quello che mi stava intorno, ma senza risultati. Più passava il tempo e più mi accorgevo che i miei movimenti erano sempre più lenti. Più avanti, vedo qualcosa che usciva fuori dal fango, era un pezzo di ferro con un’estremità piegato, cerco di tirarlo fuori piano, per non alzare il polverone ma: non riuscivo ad avere il pieno controllo delle mani… ero senza forze, il mio corpo si stava irrigidendo… guardo il profondimetro, segnava ventidue metri, cercavo di mantenere la calma: a un certo punto tossisco… il boccaglio scappa dalla bocca… cerco di prenderlo… ma non riuscivo, a stenti, con un dito riesco a sganciare i pesi della cintura. Sapevo che rischiavo l’embolia, senza compensazione, ma: non avevo scelta, cercavo di risalire seguendo la corrente… i polmoni mi stavano per scoppiare.
Da quel momento in poi e Nicola a raccontare cosa e successo, io in superfice sono arrivato svenuto.
Nicola prontamente ha tagliato la mia muta liberandomi la gola, e il torace, facendomi sia la respirazione bocca a bocca, che il massaggio al cuore, mentre Dario era al timone con i motori a tavoletta.
Ero in uno stato di conscio, inconscio … una forma di coma.
Ricordo che sentivo tutto… il mio primo pensiero e stato quello per mia moglie… era incinta di quattro mesi, e per mia madre… che poco meno di un anno aveva perso mio fratello, in un incidente.
Tutto intorno a me era buio, sentivo Nicola che gridava di fare largo… poi il suono della sirena dell’auto ambulanza… sono ancora vivo? Cominciai a sentire le lacrime che mi bagnava il viso… mi svegliai
nell’auto ambulanza, il medico cominciò a farmi delle domande semplici, come: ricordi cosa e successo,
come ti chiami? E così via.
Rispondevo a tutte le domande che mi facevano… la mia preoccupazione era solo una… quella di non fare
sapere a mia moglie, quello che mi era successo… almeno per quel giorno, non volevo che si agitasse,
ormai ero fuori pericolo, glie la avrei detto io con calma.
Arrivati in ospedale dopo aver fatto tutti i controlli, mi mandano a casa… nessun danno cerebrale.
Devo tanto a Nicola… e grazie a lui, se sono qui a raccontarlo: per tutto il tempo non mi ha mai lasciato solo… non lo avevo mai visto piangere… mi teneva stretto a se… come fa un padre con il figlio,
nonostante la sua giovane età. Lui diciannove anni, io venti anni… amici da sempre, nel pieno rispetto uno per l’altro. Durante il ritorno a casa, dissi a Nicola di non dire niente a mia moglie per quello che era successo… volevo trovare un momento giusto… dovevo essere tranquillo, non agitato nell’anima.
Arrivati a casa, Nicola mi chiede se poteva restare, nel caso avessi bisogno, no gli dico: tu sei agitato più di me, finisce che la facciamo agitare ancor prima di dire qualcosa: entriamo in casa, come facciamo sempre, e la saluti, poi io cercherò un modo per non farla insospettire. Tutto filò liscio fino a quando… esco dalla doccia, mia moglie vede i segni dal collo al torace: e dice
Cosa ti è successo? Cosa sono quei segni, i lividi?
Non ti preoccupare… può capitare a volte che qualcosa non va nel verso giusto: le bombole che ho preso in affitto, all’interno cera della ruggine… e io lo respirata un po’, poi sono stato costretto a risalire con solo l’aria che avevo nei polmoni: una volta su, Nicola nel tagliare la muta… si son fatti quei segni.
Mi ha abbracciato come non mai… dicendomi di non andare più sottacqua.
Voglio che anche tu mi fai una promessa… non, ne dobbiamo più parlare, qualunque cosa succeda, mai più… perché ho temuto di non rivederti più… ti amo tanto… non voglio farti piangere per il dispiacere, ma… di gioia. Da questa esperienza ho imparato il valore della vita… apprezzi qualcuno, qualcosa: solo quando sai che li stai perdendo… o peggio ancora: quando ormai non ci sono più.



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Racconto scritto il 13/02/2015 - 18:23
Da donato mineccia
Letta n.337 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Grazie giacomo per il tuo complimento,
io sono una goccia, mentre tu sei il mare... tu, sai il perché di questo abisso. E vero non tutti possono capire
la drammaticità di questo racconto, si può solo immaginare. Ciao

donato mineccia 14/02/2015 - 19:27

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Grazie Gio Vigi, per il tuo commento, attento, mirato. Scrivendo questo racconto: per me, è stato doloroso, rivivere quei momenti...

donato mineccia 14/02/2015 - 19:12

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Donato, forse solo chi fa immersioni, anche profonde, può davvero capire la drammaticità di questo racconto...mi hai fatto tornare sott'acqua con questo drammatico brano...mi piacciono i racconti del mare, e delle immersioni... chissà anche tu quante cose hai visto. Io ne ho parecchi di questi racconti...forse li posterò. ciaociao, grande Donato.

. Focus 14/02/2015 - 08:15

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Mamma che paura mi hai fatto!
Il mare non perdona.
Bel racconto, piaciuto per la morale.
Ciao...

Gio Vigi 13/02/2015 - 22:17

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