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L'ultimo squillo

Nessuno immaginava che quella fredda mattina di dicembre sarebbe stata l'ultima.


Non ti aspetti che una giovane donna possa sparire dalla tua esistenza, e da quella dei tuoi, e sui, tre bimbi.


Mancavano alcuni giorni alla vigilia di natale, Marta, come ogni mattina, era in auto diretta verso il solito posto, l'ufficio dove lavorava da circa dodici anni; una strada percorsa tante e tante volte, solo che, quella volta, il destino, un crudele e cieco “essere” immateriale, aveva deciso una tragica variazione al percorso.


Una lastra di ghiaccio, all'incirca metà percorso, aveva fatto perdere il controllo dell'auto e far letteralmente volare Marta fuori da un cavalcavia.


Un colpo secco e via, Marta aveva cessato di vivere alcuni secondi dopo il volo.


Qualche mese prima, mai e poi mai immaginando che quella conversazione sarebbe potuta essere utile a breve, mi aveva detto che a lei sarebbe piaciuto essere seppellita con il cellulare, gli dicevo che non sarebbe servito a molto in quelle circostanze, lei rideva e rispondeva: “lo so, è una cosa sciocca, inutile ma ... a me piacerebbe averlo a mio fianco”.


Il suo cellulare, che le avevo regalato il natale precedente, finì, come richiesto, con lei, nel suo ultimo viaggio.


Due giorni dopo il seppellimento, il mio cellulare squilla.


Quando guardo il numero sul display ho un sussulto, è quello del cellulare di Marta.


Non può essere! Esclamo a voce alta.


Sono una serie di squillini, come le chiamava Marta, senza risposta.


Passano sei giorni, il telefonino riprende a squillare, il numero è ancora quello di Marta.


Com'è possibile? Mi convinco, unica spiegazione possibile, che il cellulare possa essere stato preso da qualcuno prima di finire con Marta.


Forse gli squilli sono stati fatti accidentalmente, involontariamente, quando lo sconosciuto ha cercato di capirne il funzionamento.


Forte della mia convinzione,e sufficientemente incavolato, mi reco dalla polizia per denunciare il fatto, spiego loro che quello che mi preme è non tanto recuperare il telefonino ma trovare l'autore di un gesto così antipatico, scorretto e sgradevole.


Dopo una serie di controlli si stabilisce che il telefonino ha perso il segnale il giorno dopo del seppellimento, io insisto sulla mia tesi.


Un'incredibile coincidenza fa si che, mentre sto per dare il mio telefonino alla polizia, questo si spegne e, come viene riacceso, perda la memoria delle varie chiamate ricevute e inviate; per dirla breve, non esistono prove di quello che asserisco.


Vorrei continuare, non lasciare cadere la cosa ma ho una famiglia da mandare avanti, è meglio non incaponirsi sulla vicenda, anche se...


Passano due mesi, la vita, con grandi difficoltà, va avanti.


Sto per coricarmi, ho la foto di Marta nel comodino, ricordo ancora quando la scattai, era il primo anno del nostro matrimonio, eravamo a trovare dei parenti a Oderzo, la scattai precisamente a Villa Varda.


Mi metto a parlare alla foto, a voce bassa, non voglio che i bambini mi sentano, le racconto la mia giornata, come avei fatto se lei fosse ancora tra noi.


Ancora una volta, sento squillare il telefonino, guardo il display, è il suo numero.


Prendo in mano il mio telefono e rispondo, convinto che qualche furfante sia all'altro capo del telefono.


La voce che sento mi lascia di stucco, è quella di Marta, sono un paio di parole che mi gelano il sangue: Ciao Marty.


Solo lei usava quel nome, non le piaceva molto il nome Martino, usava, quindi, quel diminutivo, che solo lei usava, e conosceva.


Non dico nulla a nessuno, prende corpo in me l'idea che lo stress di tutta la vicenda mi stia giocando un brutto scherzo.


Qualche giorno dopo, mio fratello, mi confida che dopo due, o tre, non ricorda bene, giorni dal funerale ha ricevuto delle strane chiamate, mi dice il numero, o meglio gli ultimi tre numeri finali, sono del numero di Marta, guardo il cellulare di Aldo, quel numero è proprio di Marta.


Rifletto sul fatto che la spiegazione della vicenda potrebbe essere anche un'altra, ossia: esiste una vita oltre la vita e lei, Marta, sta cercando di comunicare con me, ci sono tutta una serie di fatti innegabili, oggettivi, che mi portano a formulare questa ipotesi.


Ho ben visto il numero del suo cellulare nel display, la voce e, soprattutto, quel modo di chiamarmi.


L'ho detto solo a mio fratello, il quale, come me, è stato oggetto di vari “squillini”, è diventato un segreto tra me e lui, il nostro segreto.


Sono riuscito a stabilire un contatto con la mia Marta, sono delle semplici frasi, parole di incoraggiamento, saluti, non so se ci sia veramente lei dietro tutto questo, ho, però, escluso la possibilità che qualcuno si sia impossessato della sua scheda Sim.


A me dà molta serenità poter “parlare” con lei, pensare che lei esista in un'altra dimensione.


Oramai è da diverso tempo che ho stabilito un contatto, ripeto non so se ci sia veramente il suo spirito, in ogni caso questa vicenda mi ha aiutato a superare meglio il distacco da lei.




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Racconto scritto il 20/07/2011 - 20:26
Da Massimiliano Casula
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