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L'arte di Delmo

Raggomitolato in un angolo della stanza nel suo maglione sdrucito con una sola manica, come un topo, alla ricerca di un riparo dal freddo, la finestra, o quel che ne rimane, sbatte, colpita da raffiche di neve ed a completare tutto, il sonno, che si fa sempre più audace.
Solo il pensiero di morire senza aver terminato il suo lavoro lo tiene in vita.
Già il suo lavoro!
Il quadro che sta ultimando, per fortuna è riparato da l’unica coperta rimasta, le altre sono servite ad alimentare a pezzi il fuoco nella caldaia, ormai solo memore di un tempo in cui accoglieva legna da ardere.
La figura slanciata della donna nuda, che sta dipingendo, cattura la sua mente labile e lo trascende nel mondo di colore e plasticità dov’essa è dipinta, ogni oggetto non ha una forma definita ne tantomeno un ombra da cui fuggire.
L’assenza di staticità imprime una sensazione di benessere e di fuga dai sensi conosciuti.
Il corpo della donna fuoriesce dal dipinto, gli si avvicina, lo abbraccia ed in un lento addivenire si innalzano verso un vortice che evidenzia il loro moto con le pieghe dei colori. Dal giallo,al rosso, al viola, al blu, passando per le variazioni cromatiche di ogni tono, per terminare nel bianco assoluto.
La finestra continua a sbattere nonostante la bufera sia terminata, lasciando un cielo a tratti spruzzato di un tenue giallo.
Adelmo non occupa più l’angolo della stanza, al suo posto abbandonati i pochi indumenti che il giorno prima indossava.
La finestra continua a sbattere, quasi a richiamare l’attenzione di chicchessia verso quel corpo nudo, ripiegato su di se, nel cortile tra le cataste di immondizia, ormai abbandonato dalla vita.
O forse continua a sbattere per salutare l’arte di Adelmo che è fuggita nuda in compagnia della sua musa verso lidi dove la creatività darà finalmente pace alla metamorfosi della forma e del colore.
O forse sta solo sbattendo per richiamare un nuovo inquilino a fargli compagnia.
“Maledetta finestra! Tu non vedi il mio corpo ma la mia essenza è ancora presente.
Non ho più il dominio della materia per dipingere, il colore mi ha ormai rapito e di esso son parte indissolubile.
Mi dispiace solo di non averti chiuso prima di lasciare per sempre il mio corpo.”
La porta d’improvviso si apre ed un poliziotto entra con fare circospetto seguito da alcuni colleghi guardinghi e curiosi di ciò che li aspetta.
Il corpo di Adelmo è stato trovato e si cerca spiegazioni sull’accaduto, ma appare tutto chiaro alle forze dell’ordine, un suicidio dovuto alla rinuncia ad una vita di povertà.
“Il caso verrà chiuso in un battibaleno.”
Mormora il maresciallo Clemente all’attendente Franceschi.
“Vediamo se troviamo dei documenti d’identità, informiamo la famiglia, chiamiamo gli addetti ai lavori per poter rimuovere il corpo e prenota alla trattoria Da Rosa per cena visto che faremo tardi.”
“Muoviti Franceschi, lascia stare quella coperta che è piena di pulci e..., ma nasconde qualcosa! Ehi è un dipinto, mica male, guarda che bello quel vortice che termina in un punto bianchissimo, ti rapisce e ti fa girare la testa come se il tuo corpo ne facesse parte direttamente. Whou! Che bello assaggiare i colori e sentirne i gusti diversi, senti che suoni meravigliosi che hanno. Vieni anche tu Franceschi..”
L’appuntato sta praticando il massaggio cardiaco al maresciallo Clemente ma il cuore non sembra rispondere ai suoi sforzi.
“che strano!” pensa Franceschi, “Appena ha guardato con attenzione il quadro mi sembrava che l’immagine lo risucchiasse..! Ma ...!”
Le richieste di aiuto fanno accorrere i colleghi che chiamano prontamente i soccorsi.
Tutto fa presagire che il maresciallo abbia subito un infarto, gran fumatore e patito della forchetta, con i suoi 60 anni c’era da aspettarselo.
“Scusi signore, lei che ci fa nel mio quadro con quel vestito così scuro, da Carabiniere?” Dice Adelmo al nuovo arrivato dentro al suo dipinto.
“E lei che se ne va in giro nudo, sa che la devo arrestare?”
I due continuano a guardarsi ed a volteggiare sempre più velocemente, sempre più elastici , sempre più colorati ed indefiniti, in un vortice alato dove gorgoglia il niente.
Il quadro cambia tonalità fino a raggiungere il color blu oltremare.
Franceschi oltrepassa il confine invisibile del colore e scompare alla vista di Adelmo, che continua a volteggiare.
La finestra non sbatte più.
Adelmo si sfalda in grigi e terre bruciate disperdendo i suoi ultimi pensieri d’artista.
“Non c’è solitudine neanche quì! La libertà è negata anche nel non essere!”
Il suo volo si fa sempre più concentrico, le pareti si stringono intorno a lui, sempre più scure.
La paura lo morde come un cane rabbioso, il nero si sta impossessando di lui. Il nero! ciò che la sua mente artistica rifiuta a priori. Il nero, dove tutto si assorbe e dissolve. Il nero,dove la sua vita di sogni e colori non lasceranno storia.



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Racconto scritto il 18/04/2015 - 10:40
Da paolo signorini
Letta n.375 volte.
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Commenti


Racconto impegnativo adatto a chi ami scendere tanto quanto è possibile nella mente umana, specialmente di chi soffra...Se artista poi!!!
Vera

Vera Lezzi 19/04/2015 - 10:31

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