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Un'amicizia particolare

Ogni mattina le insegnanti accompagnano gli alunni in file ordinate per due, le femmine precedono i maschi.
Claudio sgattaiola sempre avanti, superando i compagni, per fermarsi dietro di me. Mi tira una treccia, mi da una spintarella, trova sempre un modo per attirare l’attenzione.
Mi divertono gli stratagemmi che inventa ogni volta per divincolarsi dalla sua maestra senza rispettare le regole. Lei minaccia di metterlo in castigo dietro la lavagna o costringerlo in classe durante l’intervallo ma lui finge di non sentire e prosegue. E’ insolito per un bambino di otto anni sfidare apertamente gli adulti e ammiro il coraggio e la sfrontatezza che so di non possedere. E’ impertinente, disordinato, scalmanato e sudato, un tornado che travolge tutto in un baleno.
- Guarda cosa mi hai fatto ieri. – dice abbassando un calzino. Un livido verdognolo spicca in mezzo allo stinco ossuto.
- Ti sta bene! Guarda – indico i lividi sul mio braccio - questi sono i tuoi pizzicotti!
Non ci frequentiamo durante il pomeriggio, così cerca di soddisfare la sua voglia di starmi vicino a scuola, sfruttando ogni occasione, incurante dei castighi.
Durante un intervallo, si lancia a braccia aperte in una corsa fingendosi un aereo sulla pista di decollo, pensa di scansarmi piegandosi di lato, invece mi colpisce in pieno sul naso provocando una violenta emorragia. Rischia di essere sospeso e il giorno dopo è obbligato a presentarsi dal direttore scolastico accompagnato dai genitori.
Il nostro approccio è maldestro ma necessario a dissipare i commenti delle mie compagne che altrimenti iniziano a canticchiare: “Ti piace Claudio, ti piace Claudio!”
A volte mi piace, ma non posso ammetterlo.
Adoro i suoi occhi azzurri che ammiccano meravigliati e non abbandonano mai i miei, scuri e sfuggenti e l’irruenza con cui s’intrufola fra le nostre chiacchiere solo per dirmi che ha in tasca le figurine che mi mancano.
Mi fa ridere quando dice che da grande mi sposerà e che ha già avvisato i suoi genitori.
Nonostante i modi rudi, non nasconde i suoi sentimenti, dice a tutti che sono la sua fidanzata e siccome i bambini hanno sempre bisogno di conferme, vengono da me per il riscontro facendomi arrabbiare.
Si prende la libertà di tradurre le sue fantasie in realtà con la pretesa che io lo appoggi così trascorriamo la pausa fra la mensa e il doposcuola in animate discussioni dall’esito deludente perché quando capisce di non avere più argomenti per controbattere sbotta: - Dai, facciamo la pace che fra poco suona la campanella! - piega la testa da un lato, come il mio cane quando torna a casa dopo una fuga e mi riesce difficile non sorridere.
Qualche volta riusciamo a comunicare serenamente, ci confidiamo le nostre preferenze di gioco: lui ama il calcio, ha il ruolo di attaccante in una squadra, io preferisco i salti con l’elastico e la palla prigioniera. E’ curioso di scoprire ogni particolare della mia vita e mi assilla con domande a raffica che fingo di ignorare perché mi vergogno di fargli sapere che ogni mattina faccio la spesa e nel pomeriggio aiuto la mamma nelle faccende domestiche. La sua insaziabile fame di notizie è solo una conseguenza alla mia ostentata riservatezza: rispondo in modo evasivo, tergiversando o cambiando discorso e lui riempie le pause e i gesti vaghi delle mie mani guardandomi dritto negli occhi come se nascondessi qualche prodigio che non voglio rivelare. Trascorre ogni fine settimana al lago con la famiglia e mi rende partecipe delle sue prodezze: si tuffa arrampicandosi sulle spalle del fratello maggiore, si sfidano in gare di nuoto e poi fanno pic-nic sul prato.
Se chiudo gli occhi lo vedo correre verso l’acqua, con la voglia di vivere che sprizza da ogni poro, le lentiggini sul naso e le risate contagiose che lo distinguono da tutti gli altri.
Ma quando li apro vedo soltanto una strada grigia e offuscata, bambini silenziosi dal passo lento, un corteo interminabile di sofferenza e un dolore assurdo in mezzo al petto.
Vorrei rivivere la fastidiosa esuberanza e l’insistenza delle sue irragionevoli richieste: - Balla anche tu come Roberta! Vieni a giocare a casa mia? Vuoi essere la mia fidanzata? – vorrei ritrovarlo fra centinaia di bambini rumorosi, voltarmi con indifferenza per scoprire che guarda sempre nella mia direzione.
Avrei dovuto essere più audace per infrangere le regole dettate dagli adulti, abbattere le barriere che ci dividevano, dirgli che gli volevo bene, dedicargli più tempo.
Tempo che è mancato per diventare grandi insieme, magari per essere soltanto amici e perdonarci a vicenda. Tempo per capire che esistono sentimenti che vanno oltre le convenzioni e la razionalità.


Sei entrato con irruenza nella mia vita e te ne sei andato lasciando un vuoto immenso.
Mi capita spesso, mentre sono in fila con le compagne, di sentirti arrivare di corsa, istintivamente mi giro a cercare l’azzurro scaltro del tuo sguardo mentre il sorriso muore sulle labbra.




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Racconto scritto il 18/04/2015 - 14:47
Da Candlelight Candle
Letta n.440 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Grazie di cuore a tutti per i piacevolissimi commenti. Claudio era un coetaneo, scomparso prematuramente per annegamento. Sento ancora il vuoto che ha lasciato perchè non abbiamo potuto salutarci e perdonarci a vicenda. Tutto è rimasto in sospeso e non posso dimenticare, anzi sento sia doveroso ricordarlo perchè solo così una persona continua a vivere. Grazie a tutti!

Candlelight Candle 19/04/2015 - 20:30

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Questo tuo racconto è adorabile!
La tua scrittura mi piace molto, è scorrevole, coinvolgente e soprattutto lascia dentro emozioni!
E' tanto che non leggevo un racconto così piacevole e completo!
Bravissima!
Elisa

elisa longhi 19/04/2015 - 19:19

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Anche se gli ottenni, non avrebbero il linguaggio del narratore di questa storia... il mio voto è un eccellente convinto e sincero per le emozioni che questa storia stupenda, ha saputo muovere nei lettori!

Maria Valentina Mancosu 19/04/2015 - 19:16

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Struggente, bellissimo, molto dolce e delicato nelle descrizioni. Quasi si vede quella bambina un pò accigliata e il compagno vispo e pieno di vita.
Una storia triste ma bella, perchè di contenuto ed emozionante. Spero non autobiografica, ma la vita non risparmia nessuno. Bravissima. Un abbraccio...

Gio Vigi 19/04/2015 - 10:24

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Voglio andare a leggere il tuo profilo per vedere se ci sia la tua data di nascita...
Mi stupisce e commuove questo tuo ricordare, in modo così limpido, immediato, un pezzo di vita certamente lontano comunque nel tempo...Ma particolarmente vivo sempre rimane ciò che...poi viene a mancare!
Un insegnamento prezioso RESTI sul vivere intensamente il PRESENTE!
Vera

Vera Lezzi 19/04/2015 - 10:22

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