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MILANO 1° maggio 2015

Giorgio ha avuto una notte agitata. Ieri sera era uscito con la sua fidanzata Annamaria. Avevano cenato, si fa per dire , al Mc Donald e aveva capito che Annamaria non era del suo solito umore. Lei era sempre solare, o almeno così la vedeva. Quando le era vicino scordava le sue ansie, le sue preoccupazioni, quel senso di essere un fallito. Si era laureato da un anno conosceva le lingue ma finora non aveva mai trovato un impiego che gli consentisse di costruirsi un futuro che lui vedeva solo in funzione del suo grande amore. Sentiva di essere un peso per la sua famiglia perché suo padre, negli ultimi tempi, era in cassa integrazione per problemi che erano sorti nell’azienda in cui lavorava fin da giovane. Da qualche mese aveva perso anche suo nonno con cui poteva parlare di tutto, esternare le sue preoccupazioni per avere un confronto, un consiglio ed un conforto. Era stato grazie alla liquidazione del nonno e facendo un mutuo che avevano potuto acquistare l’appartamento a Legnano, dove si era trasferita la famiglia e. sempre con il suo sostegno economico, aveva potuto studiare. Quando gli parlava dei suoi problemi l’anziano gli diceva sorridendo: “Studia e impara dalla vita e dai suoi eventi tutto quello che puoi; sarai tu che solleverai le sorti della nostra famiglia, ne hai la possibilità e le capacità”.
A questo pensava mentre stava svogliatamente facendo colazione ma anche e specialmente a quanto era accaduto la sera precedente. Quando aveva chiesto alla sua ragazza perché, contrariamente al solito, era così taciturna dopo qualche insistenza e con un’amara espressione sul volto, gli aveva detto: “Ho pensato molto in questi giorni ed ho capito che tu non mi ami, anzi, forse è più giusto dire che non mi ami abbastanza, mi offri poco e mi sembra che non avremo un futuro”.
Lui subito si era irrigidito poi aveva capito che doveva affrontare il problema per conoscere quali erano le motivazioni reali di tali affermazioni ed aveva risposto: “Sono consapevole che ora non ho un lavoro ma sto ricercandolo con tutte le mie forze e prima o poi troverò una sistemazione che ci consenta di creare una famiglia e ci riuscirò anche a costo di andare all’estero”.
Annamaria lo aveva guardato severa ed in modo deciso aveva replicato: “Bravo, così mi perderai con certezza; non hai ancora capito che io ho bisogno di te anche fisicamente, solo raramente abbiamo momenti di vicinanza ed intimità, per te non sono una persona ma solo un oggetto”.
Giorgio aveva capito il messaggio e realizzato che in effetti, da quando l’aveva conosciuta ad una festa a fine settembre, le opportunità d’incontro erano state molto limitate; non avevano un posto dove andare per appartarsi. Considerata la stagione fredda avevano combinato qualcosa nella scomoda macchina di suo padre che raramente gli era concesso di utilizzare ma lui non aveva percepito questo aspetto come preponderante; gli bastava averla vicino, di sentire la sua positività e la sua gioia di vivere.
Per la verità riflettendo bene non aveva avuto tante opportunità per mettere in pratica il lato materiale dell’amore, sì le sue esperienze, più o meno fortunate, le aveva fatte ed aveva incontrato ragazze disinibite di cui aveva potuto apprezzare l’esperienza ma non aveva mai percepito Annamaria come tale, ne aveva sentito solo l’anima eterea.
Imbarazzato per la situazione era arrossito e lei aveva rincarato la dose dicendogli: “Svegliati, nella vita oltre ai sogni ed alle preoccupazioni ci sono anche le gioie; è vero che abbiamo poche opportunità ma le occasioni bisogna anche saperle afferrare quando è possibile” e, quando lui l’aveva guardata in modo interrogativo aveva continuato: “Sei proprio scemo o fai finta di esserlo; sono quindici giorni che ti dico che i miei il primo maggio ed il giorno seguente vanno a Torino per vedere la Sacra Sindone e quindi abbiamo il mio appartamento a disposizione. Potresti venire da me e con la macchina di tuo padre potremmo anche andare sul lago. Visto che non hai mai reagito ai miei messaggi ho concluso che non ti piaccio o almeno non ti interesso”.
Lui, sempre accondiscendente alle sue richieste, aveva assorbito l’offesa e con un ampio sorriso aveva replicato. “Scusa amore, hai ragione non avevo proprio capito ma non pensavo di piacerti anche sotto questo aspetto; come potrei rifiutare un dono come questo perché ciò è il massimo che un uomo che ama può sentirsi dire, facciamo come hai detto, l’unico problema sarà quello di chiedere a mio padre la macchina, di cui sai che è molto geloso”.
La serata era trascorsa via in modo sereno, l’aveva riaccompagnata a casa abbastanza presto perché doveva tornare a Legnano con l’autobus con l’intesa che al mattino seguente sarebbe stato presto da lei. Subito dopo averla lasciata aveva cominciato a pensare cosa dire al padre la mattina seguente. Aveva già studiato la sua strategia e, terminata la colazione con i suoi che si erano un po’ stupiti nel vederlo in piedi così presto, prendendola alla lunga aveva chiesto genericamente “Avete impegni per oggi e domani?” Il padre, attivista sindacale, aveva risposto che per domani sarebbero stati in casa ma che si stava accingendo a partire per Milano per partecipare alla manifestazione del primo maggio e quindi doveva usare la macchina.
“Papà ti prego, posso accompagnarti io; oggi e domani il mio amico Paolo è nella sua casa in valle Intelvi e mi ha invitato con altri due amici di Como ad andare da lui per due giorni. Se sei disponibile a tornare con l’autobus io potrei usare la macchina. Non ti chiedo tanto, dammi qualcosa per la benzina , un po’ di soldi li ho ancora io e la mamma di Paolo, che è andata a Torino, ha già preparato le provviste per tutti. “.
“E’ una buona occasione per distrarmi un po’ e stare in compagnia senza spendere tanto, dammi solo una bottiglia di vino per non presentarmi a mani vuote” aveva aggiunto sapendo che il padre era molto sensibile all’aspetto economico.
Dopo un’occhiata con sua madre, papà , con il suo solito tono un po’ brusco, gli aveva detto di vestirsi in fretta e preparare le sue cose perché lui doveva andare ed ora, dopo averlo depositato al primo ingresso della metropolitana ed aver parcheggiato l’auto in via Guido d’Arezzo, stava suonando il campanello di casa del suo amore.
Lei, un po’ assonnata , l’aveva accolto con indosso una leggera camicia corta e quasi trasparente, l’aveva baciato e preso per mano dicendo: “Vieni ho ancora sonno” ed era tornata nella sua stanza dove lui l’aveva seguita ma, non avevano dormito.
Più tardi l’aveva coccolata e coperta di teneri baci, tenendola stretta a sé e dicendole che quello che lei gli aveva donato sarebbe stato indelebilmente impresso nel suo cuore e nella sua mente per tutta la vita. Se l’erano presa comoda addormentandosi l’uno nelle braccia dell’altro. Dopo aver pranzato bevendo un po’ del vino che aveva portato, lei aveva chiesto se doveva rientrare o se si poteva fermare anche per la cena. Quando aveva saputo cosa aveva raccontato ai suoi e che sarebbe rimasto anche per la notte l’aveva abbracciato dicendogli “No, mi ero sbagliata, non sei scemo, scusami . Visto che il tempo è brutto andremo al lago domani” e si era avviata verso la sua camera.
Verso le tre, tornando alla realtà del mondo, si erano ricordati che quello era anche il giorno di apertura dell’Expo, avevano acceso la televisione e visto un servizio che riprendeva alcuni aspetti della serata precedente e l’accensione dell’ Albero della Vita. Le riprese successive, introdotte da un breve commento , avevano mostrato una via di Milano dove si stavano svolgendo gli scontri con i dimostranti estremisti riprendendo alcune macchine in fiamme.
Si era alzato di scatto in preda ad un’angoscia profonda balbettando. “La mia macchina, quella mi sembra la mia macchina, cosa dirò a mio padre è l’unica macchina che abbiamo, gli avevo detto che ero vicino al lago di Como” e se ne era andato correndo come un disperato.
Fuori nell’aria c’era uno strano odore, un misto di fumo e gas di prodotti chimici che non lasciava presagire niente di buono e, non appena girato l’angolo aveva avuto conferma dell’accaduto, la strada era disseminata di oggetti, indumenti ed altro, il fuoco ed il fumo erano ancora alti ed in fondo si intravedeva un cordone di polizia in assetto che stava avanzando verso alcune persone.
Era crollato a terra piangendo e dopo un momento, rialzatosi, si era visto venire incontro un essere umano che correndo gridava “Scappa, scappa” ma lui non era fuggito anzi, preso da un impeto di furore, gli era andato incontro cercando di fermarlo e questo gesto gli era stato fatale. Lo sconosciuto, che aveva un passamontagna ed una mazza, lo aveva colpito in faccia e lui era svenuto battendo la testa.
Si era svegliato all’ospedale intravedendo sua madre in lacrime, il viso severo di suo padre che lo guardava con aria interrogativa e l’ombra di un poliziotto ma tutto era confuso. Dopo una notte di sonno profondo ma con qualche incubo al suo risveglio gli era vicino Annamaria che gli spiegò di averlo rincorso e soccorso chiamando un’ambulanza ma, avendo avuto sentore dei guai che stavano per sopraggiungere, si era defilata per non restare coinvolta. Nel pomeriggio infatti, tornato completamente in sé, Giorgio aveva dovuto giustificare la sua presenza sul luogo degli incidenti e ricostruire l’accaduto perché le autorità, credendo di aver catturato uno dei responsabili degli incidenti, avevano spiccato un mandato di fermo nei suoi confronti.


Nota dell'autore: i personaggi e la storia sono di fantasia ma il contesto in cui si sviluppa la vicenda e purtroppo una triste ed avvilente realtà in cui delinquenti senza alcun rispetto delle persone e delle cose altrui possono agire impuniti. E' giunto il tempo di impedire loro di nuocere nel nome di una democrazia che invocano ma non rispettano.




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Racconto scritto il 06/05/2015 - 11:10
Da Gaetano Antonioli
Letta n.489 volte.
Voto:
su 8 votanti


Commenti


Grazie a te, amato Artista Gaetano!
Ti ho inviato un messaggio personale su Oggiscrivo!
Quando ti verrà possibile... fammi sapere se è giunto!

Maria Valentina Mancosu 08/05/2015 - 19:37

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Grazie Valentina per il tuo commento al mi racconto Milano 1° Maggio 2015 Gaetano Antonioli. Buona serata

Gaetano Antonioli 08/05/2015 - 18:33

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La trama della storia, nonostante alcune imprecisioni narrative, m'è piaciuta!
Per cui, il mio sette lo dò! accendendo la seconda stellina!

Maria Valentina Mancosu 07/05/2015 - 22:39

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...Costoro, no, non agiscono in nome della democrazia...ma troppi che di democrazia pure parlano, molto ancora di essa devono imparare se veramente ne vogliano ottenere gli effetti benefici.

Vera Lezzi 06/05/2015 - 23:08

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