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Vita nuova

(Un poeta inglese che disteso sull’erba guardava lontano tre mietitori)
“C’è un quarto mietitore e quello sono io” tutto questo, detto come lo sento,
viene a proposito della grande stanchezza apparentemente senza causa che è scesa oggi all’improvviso su di me.
Non sono soltanto stanco, ma anche amareggiato e anche l’amarezza è ignota.
Dall’angoscia che provo, sono sull’orlo del pianto: ma non di lacrime che si versano, ma che si reprimono; lacrime di un male dell’anima, non di un dolore sensibile. Porto con me le fatiche di tutte le battaglie che ho evitato.
Il mio corpo è dolorante per lo sforzo che non ho nemmeno pensato di fare ….


Tutto ciò è verissimo anche per me, sembra strano, ma in tante cose che leggo, trovo un po’ di ciò che io sento da un tempo infinito. E questo continuo rapportarmi con gli altri accresce la consapevolezza di ciò che fino adesso sapevo e non vedevo, perché era nascosto da un velo oscuro. Ora il velo pian piano si sta dissolvendo e comincio a vedere un po’ di più dentro di me. La sofferenza è ancora tanta , la rabbia lo stesso, però ora sono più forte e mi sento in grado di affrontare tutte le battaglie che non ho mai fatto ma che da troppo tempo ho evitato per paura di soffrire, di stare male e facevo finta di vivere in un mondo che non era mio,
(ma il tutto era illusione pura). Pensavo di essere persino felice , che idiota sono stata! Ho sprecato tanto di quel tempo a nascondermi da me stessa, a non vivere …. Infondo poi la mia sofferenza interiore veniva spinta sul mio corpo e soffrivo uguale. Lui spesso e volentieri era abbattuto, dolorante, avvolte era lo stomaco, altre i piedi, altre ancora la testa con l’emicrania e poi era il petto con l’affanno e avvolte era il mio basso ventre a sentire un dolore freddo e intenso da non riuscire a camminare e non m’accorgevo che tutto ciò era solo un riflesso della sofferenza dell’anima, ma era cosi in profondità, spinta da forze a me sconosciute che non potevo accorgermi di tutto ciò.
Non facevo altro che andare da uno specialista all’altro, sempre a dire e a chiedermi perché avessi tante malattie, possibile che le prendessi tutte io? Non facevo altro che leggere il manuale di medicina, cercando di scoprire se i miei sintomi erano lì, per scoprire poi che li avevo tutti e nessuno. Ero diventata come il malato immaginario del libro di Moliere, e non mi accorgevo che la mia malattia era dell’anima della mia psiche più profonda. Non volevo vedere perché mi costava fatica e sofferenza e curando il corpo , mi illudevo che potessi infondo guarire da tutto il male, ma cosi non è stato. Alla fine tutto mi costava un’immensa fatica, persino respirare e facevo sempre molto meno, non avevo più energie mi alzavo dal letto più stanca di quando mi lasciavo andare al sonno, che continuamente mi prendeva, era un continuo rifugio per non pensare, per far finta che in fondo era tutto a posto. Ma giorno dopo giorno ero sempre più stanca e vagavo da un divano all’altro trascinando questo mio corpo privo di energia alcuna, privo di sensazioni, non sentivo più niente ne caldo ne freddo, non sudavo più, sentivo solo il continuo battere del mio cuore lento lento. Non vivevo più da troppo tempo. Non so cosa sia successo ma mi sono ribellata a questa prostrazione del mio corpo e ho chiesto aiuto finalmente.
Margherita




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Racconto scritto il 02/10/2011 - 10:43
Da margherita pisano
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