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IO SONO REGINA - personale descrizione della sala Cleopatra di Palazzo Trotti a Vimercate

È successo troppe volte. Ed è tutta colpa sua.
La gente s’aggira per la sala affrescata, affascinata dalle scene ch’essa propone agli occhi di quelli che per noia o per caso finiscono per ritrovarsi nel mio regno. Anche se a dire la verità la regina, da tutti ammirata, non sono io.
Sta innalzata ai vertici del mondo e s’atteggia come più le piace, mettendosi in mostra appena ne ha l’occasione. A volte, ad esempio, la si vede pranzare ad un suntuoso banchetto insieme al suo amante, altre invece mentre tenta di salire su un biondo cavallo, che le si intona perfettamente alla sua regale presenza.
Quando si fa vedere in tutta la sua magnificenza, sempre pronta a soggiogare qualcuno, grazie al suo fascino o alla sua sete di potere che la porta a conquistare i più deboli, io proprio non la sopporto.
Quasi mi spiace per quello sciocco di Antonio che l’accompagna per amore pressoché in ogni momento. Sono sicura che anche lui è stato ingannato da tanta falsità. Volete un esempio. Bene! L’avete mai vista una Cleopatra bionda voi?
Lui poveretto l’ha reso cieco il sentimento, e se anche quello non fosse abbastanza, aggiungete le volte che siede acclamato e invidiato sul trono di sua maestà la Regina. Sono certa che nessuno saprebbe resistere a tanta considerazione.
Lei così adulata, sorride impudente, guardando sottecchi chiunque. È stata troppo esaltata. Pensate che intorno le stanno sei statue, ognuna rappresenta le sue inimitabili virtù. Solo lei sembra avere fama e giustizia e armonia e grazia e prosperità e potenza. Ecco come viene descritta la Regina d’Egitto!
Entro ovali di stucco dorato s’affacciano le Arti, sue serve. Pittura è quella bionda, sta sempre un po’ in disparte con il suo pennello in mano a mezz’aria alla continua ricerca dell’ispirazione, perché lei sì che sa catturare gli attimi di vita, ed altro non aspetta. Nell’angolo opposto si può notare una giovane vestita del color del cielo che pizzica dolcemente le corde di un liuto pronta a far sognare chi le darà ascolto; il suo nome è Musica. Di fronte a lei trovate, sempre al suo posto, Scultura, un’altra ragazza dai capelli mori e le dita agili abituate a modellare anche i cuori della pietra più dura, per affascinar chi il cuore lo ha sensibile alla bellezza.
Nell’ultima cornice dorata troverete di schiena la figura più importante. Non si tratta di un’arte, è qualcosa di più. È una passione, una Scienza. Io sono Matematica. La vera Regina sono io, e nulla potrebbe costringermi a sottostare ad un essere umano. È grazie a me che tutto esiste, senza di me, sarebbe semplicemente il nulla. Le mie leggi regolano tutto l’universo ed anche se molta gente non si accorge di me o addirittura mi disprezza, condiziono la vita di chiunque in ogni istante.
Perciò ho voltato le spalle a quella Cleopatra, che si crede d’esser migliore anche della sottoscritta. Lei sarà pure ricca e potente, ma io sono semplicemente essenziale.
Il mio colore è il rosso, di cui sono vestita, e in questo modo viene risaltata la mia carnagione chiara e lunghi capelli castani che porto sempre intrecciati sulla nuca. Il mio creatore ha voluto farmi bella, e proprio a me ha affidato l’incarico di far conoscere quando ha realizzato tutto ciò che mi sta intorno. Correva l’anno 1705.
Tengo in mano una tavola in cui nascondo il significato dei numeri, mentre lo sguardo rivolgo, con un pizzico d’ironia, alla morte.
Dovete sapere che sopra alla finta statua che rappresenta la Grazia avviene ciò che molti hanno definito un coraggioso gesto d’amore, anche se è semplicemente la più eclatante dimostrazione di alterigia della Regina. Non può sopportare di veder cedere il suo potere ad un’arrogante dell’impero romano che oltre la fama cerca anche vendetta per la sorella, tradita da suo marito Antonio che fu ammaliato e conquistato dall’affascinante Cleopatra.
Non posso far a meno di provare soddisfazione guardando la faccia dell’ancella inorridita nel trovare la grande Regina d’Egitto morente per mano propria su una sedia del Palazzo Trotti.
In verità l’ho uccisa io. Lei si è solo lasciata pungere dall’aspide, ma è stato il veleno prodotto secondo i miei schemi che una volta entrato nel suo corpo, ha dato spazio solo a momenti di agonia ed infine alla meritata morte.
È una scena penosa lo so, soprattutto se la si mette a confronto con i successi che ha ottenuto durante la sua vita, ma come spesso diceva il conte Secco Borrella, una persona veramente distinta con cui ho diviso il mio palazzo per quasi trent’anni, prima o poi tutti i nodi vengono al pettine.
E ora tocca a me.
Entrate, vi dico, dalla porta che comunica con Semiriade, una sala in cui vive la bellissima donna assira la quale dopo la scomparsa del marito assunse il potere regale, e guardatemi. L’enorme lampadario di cristallo bianco che pende dal soffitto finemente affrescato, lascia cadere esattamente su di me il suo meraviglioso fascio di luce, incoronandomi così Sovrana di ogni cosa.
Vi lascio dandovi un consiglio: cercate di volermi bene ed essermi sudditi fedeli, perché prima o poi tutti fanno i conti con me.



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Racconto scritto il 14/06/2015 - 00:07
Da Sara Toffaldano
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