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CARA EBOLI...

Cara Eboli,
è da un po' che non ci sentivamo, a tu per tu.
Come stai, innanzitutto? Come vanno le cose?
A me? A me bene, grazie, non mi lamento di nulla... perchè cerchi di evitare la domanda, però?
No, nulla contro di te... ti chiedo questo perchè noto ogni giorno di più il tuo non voler reagire al "nulla" che sempre più avanza, per dirla come un noto film di qualche decennio fa...
... Già, qualche decennio fa, quando ti distinguevi per essere uno dei territori più estesi d'Italia, per essere una città vitale, sempre pronta a tutto, simbolo di civiltà ed esempio per tante altre popolazioni, come scrisse di te tempo addietro quello scrittore torinese, Carlo Levi, che nel suo ultimo viaggio per raggiungere i suoi amati contadini volle fermarsi, ancora una volta, qui.
Quando Eboli significava centro di un crocevia commerciale, culturale, quando il tuo nome indicava fertilità, cultura, quando sulle tue strade passavano fieri i secoli di storia, gli antichi Greci, Roma e il suo impero, il principato ispanico, il Regno delle due Sicilie, Napoli e la sua grandezza, il fascismo, l'Autunno Caldo e le Rivolte del '68, gli anni di piombo.... e poi?
Che ne è rimasto ora, di te?
A guardare le foto di trent'anni fa, eri vivida, solare, sembravi una città gioiosa, dove i problemi andavano a farsi benedire per un attimo, passeggiando in quella piazza circolare, peraltro mai stata perfetta architettonicamente, ma amata in questa sua imperfezione.
Dove sei finita? Che fine ha fatto la tua vitalità?
Non sto avanzando mie ipotesi, non fingere... appartengo a una generazione che ha avuto, seppur per poco, la fortuna di vedere gli ultimi segni di una Eboli con queste caratteristiche, che più volte si è risvegliata dalle proprie ceneri come l'Araba Fenice... e ora?
In giro le facce dei tuoi figli esprimono tristezza, pigrizia, rassegnazione, stallo... come se si fossero arresi all'idea che qui la vita così deve andare, nulla può cambiare.
E anche le idee dei giovani di oggi, di qualche generazione seguente alla mia... sono condizionate da questa tua immobilità d'essere, è quasi come se oramai ci avessero preso l'abitudine, trovandosi bene in questo passivismo.
Di tanto in tanto in piazza qualche stand rianima la situazione, ma è sempre così oramai... si passeggia lì per l'abitudine di farlo, è uno stereotipo come tanti...
... Il tuo centro storico, la vecchia te, è fermo lì, immobile, aspettando che qualcuno venga a trovarlo di sera, godendo di quell'atmosfera positiva che in quel luogo sai ancora trasmettere, se vuoi.
Che ti succede?
Io che - pur non avendo una famiglia di origini Ebolitane - qui sono nato, cresciuto, vissuto finora, qui dove ho imparato cos'è la vita, qui dove mi è capitato il bello e il brutto, qui dove ho conosciuto le persone a cui ho voluto e a cui voglio tutt'ora bene, qui dove ho iniziato a coltivare le mie passioni, qui dove ho capito che senza la musica non riuscirei mai a vivere, qui dove mi sono innamorato... no, non posso vederti sprofondare così, non posso vedere la mia città in queste condizioni.
Non ci riesco.
Potrò sembrare un invasato per quel manipolo di ometti che ti governa, e che nella loro reale piccolezza si fingono "giganti" con quel titolo a loro concesso - politici - , i quali riescono ad estasiare i tuoi figli con grandissime parole, ma che in realtà - e questo tu lo sai benissimo - di te non gli importa minimamente.
E "grazie" anche a loro stai cadendo giù, "grazie" a tutti quei ragazzacci che danno soltanto un'immagine negativa di te, "grazie" a quelli il cui unico scopo è passare la propria esistenza davanti a un bar, attendendo tristemente con impazienza la domenica pomeriggio per stare incollati davanti a un televisore per la partita di calcio, oppure scommettendo, convinti che la propria vita potrebbe cambiare da un momento all'altro grazie a una vincita che sperano possa, di volta in volta, arrivare - ma che puntualmente non giunge mai - ...
Non sai rialzarti, Eboli? Non sai farlo?
Io a vederti in queste condizioni non ci riesco.... e mi viene sempre più la voglia di emigrare, scappare via, lontano da te...
... E lo farò, prima o poi... per quanto possa amarti, oramai per me e per chi ha ancora voglia di fare, fare, fare, sei come una gabbia per uno scoiattolo, senza via d'uscita.
Riuscirai a rinascere di nuovo, come hai sempre fatto?
E chi lo sa... io intanto cercherò nuovi orizzonti, lontani o vicini non si sa, continuo la mia strada con le persone che sono parte integrante di me oramai e anche con altre che si aggiungeranno al cammino... ma le mie radici le lascio qui.
Non si muovono.
Ci si sente, Eboli, stammi bene.
Ti voglio bene.



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Racconto scritto il 13/10/2011 - 00:11
Da Manuel Miranda
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