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Non stiamo assieme solo per scopare

Questa volta raggiunse l’orgasmo più velocemente di quanto si aspettasse.
Buttò fuori l’aria dai suoi polmoni con un ultimo respiro e rilassò il suo corpo spostandosi dal letto vuoto del letto matrimoniale.
Si sentì soddisfatta e, con ancora il respiro corto, fissò il soffitto con la mente vuota.
Lasciò passare qualche secondo. Poi si alzò e si rimise l’intimo, come per coprire quel ritrovato imbarazzo di essere nuda davanti ad un uomo.
Quando si rimise a letto, notò che lui la stava guardando.
-Hai fatto in fretta, stavolta- esordì lui.
-Sì, è vero. Sei stato bravo- disse lei quasi meccanicamente. Detto ciò lo baciò vicino le labbra, ma non proprio su di esse, bensì proprio accanto, mantenendo una certa distanza che improvvisamente sentì il bisogno di ricreare.
L’adrenalina dovuta all’orgasmo stava svanendo e la sua mente stava ripopolandosi di pensieri molto più in fretta di quanto avesse creduto.
La ragazza tornò a sdraiarsi sul lato ove era prima.
Il ragazzo non distolse lo sguardo da lei e continuò a guardarla senza provare alcun imbarazzo nell’essere ancora del tutto nudo in sua presenza.
Si conoscevano da qualche settimana: troppo poco per poter dire che il loro era un rapporto serio, specie considerato il numero di volte che si erano incontrati.
S’incontrarono quasi per caso ad una festa in un locale dove la voglia di parlarsi e conoscersi era forte. Al restò pensò l’alcol.
-Vuoi fumare?- le propose lui.
La ragazza ritornò alla realtà e, dopo essersi ripresa dall’immersione nei suoi pensieri, abbozzò un rapido e forzato sorriso: -Certo, ne ho bisogno.
Fumarono in silenzio, senza bisogno di coprire lo stesso con vane parole.
Mentre il ragazzo si rimise l'intimo e i jeans addosso, la ragazza , assorta nei suoi pensieri, fumò la sua Marlboro finché la cenere non arrivò al filtrino e per poco non rischiò di ustionarsi.
Fece il tutto assorta nei suoi pensieri.
Pensava. Pensava a mille cose. Mille pensieri, mille problemi: stavano tornando a invaderle la testa.
Quella fuga dai suoi problemi costituita dal sesso era ormai giunta a capolinea.
Lui, invece, era tranquillo: si godette la sua sigaretta e preferì non consumare la sigaretta fino al filtro.
La ragazza ruppe il silenzio: -Scusami-. Detto ciò andò nel bagno nella porta accanto alla camera da letto del ragazzo.
Lui la lasciò andare con un semplice gesto della mano.
Lo faceva spesso dopo aver concluso il rapporto sessuale, ormai vi era abituato.
Non che avessero avuto così tanti rapporti in quelle poche settimane da cui si conoscevano, ma questo era principalmente costituito da scopate che servivano per scacciare via i problemi che la routine poneva loro. E, forse, serviva per scacciare via la routine stessa. Quella routine, almeno.
Tornò a letto la ragazza, il volto più sistemato rispetto a prima.La guardò il ragazzo, i capelli corti ma un po’ scombinati per via del rapporto.
-Sei strana,oggi.
-Lo sono sempre.
-Lo siamo tutti. Ma tu oggi lo sei particolarmente.
-Forse vedi di più di quello che c’è.
-Forse dici meno di quello che dovresti..
La ragazza lo guardò dopo questa risposta. Si limitò ad abbozzare un altro sorriso e poi tornò a guardare altrove. Fu più triste del primo. Mascherare il dolore che si portava dentro risultò più difficile.
Le sfiorò il volto con le dita per accarezzarla.
-Vuoi parlarne?- le chiese avendo capito che quel corpo saldo e sodo nascondeva una fragile anima.
-No… grazie, Stephan.
-Dovresti..
-No, Stephan.
-Non stiamo assieme solo per scopare..
E fu lì che accadde. Annabelle non seppe dire cosa fu di preciso a creare quella sensazione.
In fondo quella frase sarebbe potuta scorrere via come tutte le altre. Ma così non fu.
Ci fu qualcosa in quelle parole che colpì Annabelle.
Forse fu il suono della sua voce; o forse l’ordine delle parole; o forse ancora gli occhi verdi di lui che la guardavano mentre le disse questa frase, questa semplice frase.
Non seppe dirsi cosa fu, ma lo guardò e capì che qualcosa era cambiato.
-Ridillo…- chiese Annabelle con un tono di voce sottile che andava dall’incredulità alla sorpresa.
-Non stiamo assieme solo per scopare…
E fu così che quelle parole le diedero un tepore inaspettato. Come se quella fonte di problemi qual era la vita, avesse deciso improvvisamente di deporre le armi e concedere un attimo di pace ad Annabelle.
Sapeva che questa tregua che le si stava concedendo era temporanea, ma per la prima volta dopo anni riuscì a mandare tutto al diavolo.
Quella frase, quella semplice frase; quelle semplici lettere messe l’una accanto all’altra, erano riuscite a creare un’atmosfera improvvisa, inattesa ma desiderata.
Chi aveva davanti a sé non era più l’ennesimo uomo con cui scopare le notti di depressione; non era più qualcuno da vedere quando gli istinti sessuali erano impellenti.
Davanti ai suoi occhi, dopo anni, Annabelle vide per la prima volta qualcosa di diverso. Qualcuno diverso; qualcuno che, forse, oltre a scaricare le sue voglie sessuali su di lei, voleva andare oltre. Penetrarla più a fondo di quanto avesse fatto qualsiasi altro. E non solo fisicamente.
Annabelle ritornò in sé.
-Troppi problemi, Stephan. E dubito che vi siano delle soluzioni.
-Non dobbiamo per forza trovare una soluzione: parlare è già un ottimo passo. Parlare entrambi ci farà bene.
E così parlarono.
Parlò sopratutto Annabelle. Parlò di tutti i suoi problemi, di tutte le sue paure, di tutti i suoi desideri. Trascorse forse più d’un’ora da quando iniziò a parlare.
Stephan si limitò ad annuire col capo per tutto il tempo senza mai togliere il suo caldo sguardo dai suoi occhi color nocciola.
La ascoltava con attenzione ma senza provare alcuna pietà o commiserazione.
La guardò attento, come se la stesse studiando.
Parlò Annabelle, ascoltò Stephan, limitandosi a porre ogni tanto qualche domanda per capire meglio la situazione ma senza spingersi troppo: non voleva essere invadente.
Quando ormai il cielo stava per colorarsi dei colori dell’alba, Annabelle si fermò.
Stephan la guardò e, senza dirle nulla, le prese dolcemente i capelli sulla nuca con la mano, avvicinò il suo viso alle sue labbra e la baciò.
Annabelle si sentì invadere da una scarica pacata di adrenalina e, forse per la prima volta, chiudere gli occhi fu piacevole ed istintivo.
La baciò dolcemente ma intensamente nel letto matrimoniale in cui si trovavano, con la sola luce del comodino accesa e con le primissime luci dell’alba a far luce, le quali entravano dalla finestra rendendo l’atmosfera dotata di qualcosa che un tempo Stephan avrebbe definito metafisico.
Le loro labbra si allontanarono.
Stephan si alzò e si diresse verso la finestra che dava sul cielo e sul mare ove l’alba attendeva i suoi spettatori prima che iniziasse il suo tacito spettacolo. Fissò il mare.
Tornò il silenzio e fu Annabelle a romperne nuovamente il sigillo: -Forse è meglio che vada- propose.
-Resta qui- disse Stephan pacatamente senza distogliere lo sguardo dall’orizzonte del mare – tra poco sarà l’alba. E’ uno spettacolo che pochi hanno il privilegio di guardare; pochissimi di godere. Sarebbe bello condividerlo con qualcuno. Puoi dormire qui, se ti va.
Con un sorriso finalmente sincero e puro, Annabelle restò.

Andrea Motta.



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Racconto scritto il 03/07/2015 - 12:33
Da Andrea Motta
Letta n.356 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Molto bello!

Lucia Trucca 08/04/2017 - 03:32

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