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Sono una persona semplice

Sono una persona semplice. Dalle finestre, una leggera brezza estiva mi accarezza la fronte. I grilli cantano, dei cani abbaiano. I grilli cantano, i cani non abbaiano più. I grilli cantano, i cani abbaiano. I suoni della natura sono i suoni del silenzio. Le loro pause sono le pause del silenzio. Suoni leggeri che cullano pensieri tachicardici, presenze silenti che calmano l'irrequietezza della solitudine, angeli nella notte. Una candela accesa illumina appena il centro della stanza. Flashback di vita si susseguono come pagine di un libro e mentre il respiro guadagna tempo, gli occhi si inumidiscono. Le immagini scorrono come diapositive nella mente e, falsamente, le si vuole frenare. Una parola:" Basta! ", tra labbra secche e occhi spenti. Ma le parole non dette sono più lucide:" Non si può controllare tutto questo, tutto questo mi ucciderà". Confessioni ineffabili nate tra un suono e l'altro. Le parole non dette. Le parole figlie di quelle pause che il silenzio concede per non uccidersi. Eh, sì...perché quando tutto intorno tace, i grilli non sembrano cantare più, i cani smettono di abbaiare, il vento soffia svogliatamente, il silenzio finisce. La mente implode. I suoni della natura, al pari di una coperta di Linus, la cullano, la accudiscono come una madre con il suo bambino. L'urlo del silenzio. L'urlo agghiacciante di Munch nel mutismo del dipinto. L'ambigua bellezza della quiete dopo la tempesta. È come aver tirato i freni dopo una folle corsa, ma non essersi mai fermati. Aver proseguito adagio dopo uno sbandamento. La miserabile impotenza delle proprie confessioni e poi i freni della sopravvivenza. Un antropocentrismo ipocrita ed esasperato porta l'uomo a pensare che possa decidere per metà del suo destino. A volte arriva una perdita. E ti illudi che stia a te decidere se fare di essa un lutto o una rinascita. Ma è un trucco, il furbo trucco che la vita usa per beffarsi di te. Illuso di aver deciso per l'inferno o il paradiso, sopravviverai in un limbo, in una terra di mezzo dove ti troverai cambiato, rinnovato, ma con in testa un velo nero. Per non morire, vivrai in un trucco. Sarà il trucco dei tuoi difetti, il trucco delle tue ossessioni e delle tue passioni, il trucco del tuo arrivismo e del tuo egocentrismo, una parrucca per la tua calvizie. Come un verme che muore tra suole di scarpe, ti spegni claudicante tra urti e percosse, ma non te ne accorgi.
Sono una persona semplice. Vivo nel trucco della persona semplice per non morire nelle spoglie della persona complicata.



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Racconto scritto il 31/07/2015 - 22:52
Da Lucia Trucca
Letta n.510 volte.
Voto:
su 19 votanti


Commenti


Già Anna, proprio le parole non dette... Spesso quando si deve essere sinceri con se stessi, le parole non vogliono uscire fuori perché è doloroso... Grazie del commento, ciao ciao

Lucia Trucca 01/08/2015 - 12:05

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Molto complesse le tue riflessioni,sulla vita, sul destino,sul coraggio di dire quello che si pensa, infatti parli di parole non dette, del silenzio dell'anima...ecc Sicuramente una lettura che ci fa pensare. Ciao

Anna Rossi 01/08/2015 - 07:27

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