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L'essenza del genio

Il giorno in cui decise del suo futuro, si accorse pure dei piedi che gli schiacciavano il naso e dei sassi che aveva nello stomaco. Non era niente di speciale; giusto l’essenza del genio. Il suo futuro doveva essere ‘Utopia’.
Quella mattina, così presto, si alzò dal letto pieno di voglie. Si disse che l’Utopia andava creata, e poi toccata e poi vissuta. Finché, certo, qualcuno non l’avrebbe ridimensionata.
Infilò un paio di jeans e una maglia bianca e vecchie scarpe rosse.
Lassù sulla collinetta pareva che qualcuno lo attendesse. Tirava il vento gelido che purifica e che spazza tutto.
Utopia significava scappare. Abbandonare. Far soffrire. Soffrire. Essere umiliato e umiliare. Anche questo significava Utopia.
E i benpensanti sarebbero crepati d’invidia, e gli amori ‘andati’ non avrebbero mai inteso i motivi, ancora cercando le cause di qualcosa.
L’Utopia sarebbe stata privazione, come l’Amore, e sarebbe stata Libertà, come l’Amore.
Dal finestrino del treno scorgeva i paesaggi farsi bruni nella notte. E i soldati marciavano in armi sventolando la bandiera del partito. Ma quanti avevano già tradito? E pareva che le cose girassero proprio così. “A qualcuno deve pure toccare”, si disse. E tu che ci puoi fare?



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Racconto scritto il 16/08/2015 - 00:30
Da Luca M.
Letta n.1470 volte.
Voto:
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