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L'uomo che vendicò la sua morte

L’UOMO CHE VENDICO’ LA SUA MORTE


La luce del tardo pomeriggio allungava le ombre degli alberi.
All’orizzonte dell’arida pianura si profilavano le prime case di Sonora, ultima tappa del viaggio che lo aveva portato da Abilene fino a quella squallida contrada del Texas sud occidentale. Laggiù avrebbe certamente incontrato quel tale che ingaggiava cowboys per il trasferimento delle mandrie appartenenti a Rothman & Bronson. Un lavoro faticoso ma sicuro, l’unico che sapeva fare.
Gerald Plant spronò il cavallo e si diresse al piccolo trotto verso la sua meta. Aveva abbandonato la pista principale per prendere una scorciatoia. Così si trovò a entrare in paese dal lato nord e non dall’accesso orientale della via maestra.
Voltò l’angolo di una casa e si fermò davanti alla bottega del maniscalco.
Un uomo tarchiato batteva un ferro con calma.
- Ehi, amico – lo interpellò
Quello distolse lo sguardo dal suo lavoro. Aveva due occhietti sospettosi, piccoli e ravvicinati. Rimase con il martello a mezz’aria, la bocca spalancata.
- Sapete dirmi dove posso trovare un certo Samuel Jewison, che assume cowboys per il trasferimento del bestiame?
L’altro stava immobile, come una statua di sale.
- Dico a voi – insistette Gerald, sporgendosi un po’ dall’alto della sua cavalcatura.
- Mi state prendendo in giro… - fece il ferratore, riscotendosi. – Chi siete?
- A voi che importa? Vi ho chiesto solo un’informazione.
- Non ho informazioni da darvi – disse l’uomo tarchiato. Sembrava che qualcosa l’avesse spaventato. Riprese a battere furiosamente sull’incudine, come per estraniarsi e per annullare la presenza del giovane a cavallo.
- E io certamente non pretendo informazioni da gente stramba – fece quest’ultimo. Con uno strattone di redini si avviò verso la via principale della cittadina.


Scese al Bright Spring, un alberghetto con qualche pretesa, situato di fronte alla piccola chiesa metodista. Aveva trovato chiuso l’ostello per i vaccari, così si era indirizzato in quel posto. Poteva permetterselo, se non altro per la catenina d’oro che teneva in tasca. L’aveva raccolta vedendola luccicare nella polvere, sulla pista, qualche miglio più a nord. Doveva essere caduta dal collo di una signora, magari mentre guidava un calesse. Restituirla alla sua proprietaria gli avrebbe fruttato un compenso; in alternativa avrebbe potuto pagare con quella un soggiorno al Bright Spring.
- Voi!? – sussultò l’uomo nella reception. Terrorizzato, appoggiò le spalle alla parete dietro di sé.
- Ehi, ma che ha la gente di questa dannata città? Sembrate uno che ha visto un fantasma.
- Lo sie…siete… un fantasma, voglio dire.
In quel momento Gerald Plant avvertì la presenza di qualcuno alle sue spalle e si voltò. C’era un tale con un panciotto di seta, camicia bianca e una giacchetta di velluto verde, un lembo della quale era leggermente ripiegato e scopriva la fondina con una pistola dal manico di madreperla. Portava un cappello nuovo di zecca. Doveva essere entrato subito dopo di lui.
Tornò a guardare l’albergatore. - Mi state prendendo in giro?
Si girò ancora verso il nuovo arrivato. Quello fece due passi indietro con un’espressione di grande meraviglia e lasciò cadere il lungo sigaro che teneva in una mano.
Calò un silenzio irreale su quei tre uomini che sembravano diventati delle statue di cera. Poi l’albergatore disse, rivolto al giovane:
- Io sono stato l’unico, della giuria, ad esprimermi in vostro favore. Io non c’entro… Se siete tornato per vendicarvi, io…
- Tacete, Fulton! – tuonò il signore in abiti eleganti.
- Ma di che cosa state parlando? – domandò Gerald che si era messo sulla difensiva.
- Tu sei un demonio o semplicemente il gemello di quell’assassino? – domandò l’elegantone.
- Io non sono il gemello di nessuno – protestò il cowboy. Mi chiamo Gerald Plant, sono arrivato poco fa, voglio solo farmi un bel bagno e mettermi davanti a una bistecca con patate. Posso pagare… - Mise una mano in tasca e ne trasse la catenina d’oro. La posò sul banco. - Con questa.
Dalla bocca dell’albergatore uscì un grido strozzato, mentre il distinto signore, fissando il monile, si irrigidiva.
- Ma si può sapere che avete? – fece Gerald. – Una voce gli diceva che la situazione, oltre che strana, stava diventando pericolosa. Lentamente fece scendere la mano lungo il fianco, vicino alla pistola.
Tutto precipitò.
L’uomo vestito come un damerino estrasse la sua arma, ma Gerald lo anticipò di una frazione di secondo. Il colpo sparato dall’avversario andò storto e fece un buco in un brutto quadro appeso alla parete.
Il giovane si sporse sopra il banco e puntò la pistola alla testa dell’albergatore. – Adesso mi dovete spiegare.
- Vi… vi siete vendicato – balbettò il padrone dell’albergo.
- Per che cosa mi sarei vendicato?
- Per la vostra morte. Quello – indicò l’uomo a terra – è colui che vi ha fatto impiccare. Io, lo ripeto, sono stato l’unico della giuria a esprimermi in vostro favore.
- Che cosa avrei fatto?
Silenzio. Gerald gli appoggiò la canna alla tempia.
- Ora… ve lo dico. – disse l’albergatore, inghiottendo a fatica la saliva. – Ma dovete scappare. Avranno sentito lo sparo. Fra poco arriverà gente. Chiameranno lo sceriffo.
- Vuotate il sacco, in fretta.
- Sono io che dovrei capire cosa sta succedendo.
- Non ho tempo da perdere.
- La catenina… Ce l’avevate addosso quando il vice sceriffo vi ha perquisito. Siete arrivato un paio d’ore dopo che il calesse aveva riportato il cadavere della povera signora Rothman. Aveva i vestiti strappati e una palla in corpo. La moglie di quel disgraziato – e indicò ancora l’uomo a terra. – La catenina è stata la prova che dovevate averla uccisa voi, per rapinarla… o per violentarla, o per tutte e due le cose. Ma io ho sostenuto la mia tesi, che se foste stato voi, non sareste venuto dritto in città con in tasca il corpo del reato. Ma loro non hanno voluto saperne. Rothman era accecato dal dolore e ha fatto valere la sua influenza. Non c’è stato nulla da fare. Il povero forestiero… sì, insomma, voi… siete stato giudicato colpevole. Adesso il vostro corpo penzola da un ramo della quercia grande, all’ingresso orientale della città.
- E io dovrei credere a questa storia. Mi state prendendo in giro? – Fece scattare il cane della pistola e premette più forte la canna contro la tempia dell’albergatore. Quello fu percorso da un brivido violento, come se della corrente elettrica passasse nel suo corpo. Spalancò la bocca e si accasciò sul banco.
Gerald, l’arma in pugno, scavalcò il cadavere di Rothman e andò all’uscio, guardò fuori e vide un capannello di gente che seguiva un uomo ammanettato, mentre lo sceriffo, con un Winchester, si dirigeva proprio verso l’entrata dell’albergo.
Non perse tempo, sgattaiolò fuori e montò a cavallo. Partì al galoppo, sollevando un nugolo di polvere. Stranamente nessuno gridò verso di lui.
Percorrendo la via principale, schivando gente e carri in movimento, si rese conto che stava procedendo verso l’uscita occidentale della cittadina, dove un cielo rossastro annunciava il tramonto. E fu contento di avere preso quella direzione, così avrebbe evitato di vedere, alla grande quercia, quello che non avrebbe voluto vedere.


* * *


L’Eldorado Post ebbe di che riempire le pagine, quella primavera del 1879.
Due omicidi eccellenti e due puntuali impiccagioni nell’arco di una settimana.
La signora Rosemary Rothman era stata trasportata cadavere sul suo calesse. Aveva gli abiti strappati e una pallottola nella schiena. Doveva essere riuscita a sottrarsi alle violenze del balordo che l’aveva fermata e aveva cercato di violentarla. Poi quello le aveva sparato nel momento che lei era risalita sulla carrozzina e aveva frustato il cavallo. Il criminale era stato beccato con la prova evidente del suo delitto: una catenina d’oro con medaglietta che apparteneva alla signora. Tale Gerald Plant, cowboy in cerca di lavoro, aveva avuto la spudoratezza di venire in città, sentendosi sicuro per il suo anonimato.
Poi c’era stato l’altro omicidio. La vittima era niente meno che Fergus Rothman, freddato nell’atrio dell’albergo Bright Spring da un giovane vaccaro di origini messicane, forse per un odio personale. L’assassino era comunque ubriaco e si era lasciato prendere come un allocco mentre usciva dal luogo del delitto, dove, tra l’altro aveva provocato la morte per infarto dell’anziano albergatore John Fulton.
I Rothman, marito e moglie, avevano così lasciato questa valle di lacrime, ma per loro era stata fatta regolare giustizia
C’era stato anche un particolare inquietante in quella serie di tragiche vicende. Il maniscalco, un certo Rupert O’Breen,raccontò un fatto incredibile al redattore del giornale. Insomma, aveva visto qualcosa (o meglio qualcuno) di veramente insolito e disse che da quel momento si era messo a credere nell’esistenza dei fantasm




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Racconto scritto il 21/08/2015 - 19:33
Da Giuseppe Novellino
Letta n.350 volte.
Voto:
su 16 votanti


Commenti


davvero molto bello!, l'ho riletta 2 volte!Buona Domenica!

Daniel Bertuolo 30/08/2015 - 13:17

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