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ANGY

Si passò una mano tra i capelli, quella era veramente un estate rovente, il paese cominciava già a stargli stretto e non si era neanche alla metà di giugno. Aveva ancora alcune pratiche da chiudere e aspettava l'esito di una causa ancora in corso. Di tanto in tanto si concedeva qualche puntatina al bar di fronte allo studio concedendosi un caffè freddo e una piccola distrazione dalla monotonia di un lavoro di routine. Si passò nuovamente una mano tra i capelli corvini che cominciavano a spruzzarsi di bianco, segno che i 40 erano vicini.
Entrò nel locale, e lì vicino al banco c'era una ragazza. Una ragazzina jeans attillati e maglietta rossa, una taglia più grande, occhi di un blu profondo e capelli castani. Era minuta e proporzionata, una bella novità, soprattutto per quel paese dove era assai raro vedere facce nuove. Si avvicinò al banco, ordinò il suo caffè e continuò ad osservarla mentre finiva una granita. Con sé aveva una piccola borsa da viaggio e un aria malinconica negli occhi. Quella sconosciuta lo intrigava e non poco. Era diversa dalle altre ragazze che solitamente giravano per il paese e diversa dalle donne che avevano fatto parte della sua vita.
<<Come si Chiama?>>
<<Angy. Lei?>>
<<Robert. Vuoi fare due passi?>> Lei lo squadrò. Era bello, non veramente bello, ma c'era in lui qualcosa di sconvolgente.
<<Perché?>> Ecco. Così imparava che gli approcci diretti non andavano.
<<Fa caldo, tu sei nuova di qui...>> Improvvisò.
<<Conosci un albergo?>>
<<Ti fermerai molto?>>
<<Non lo so.>>
<<Andiamo.>>


Robert era solo nel suo appartamento al terzo piano di una palazzina di quattro, costruita a metà degli anni settanta per dare una rinnovata al paese. Aveva una birra ghiacciata tra le mani e se ne stava lì seduto sul divano, a gambe larghe, la schiena all'indietro a pensare ad Angy. L'aveva colpito e da quella mattina era sempre al centro dei suoi pensieri e delle sue fantasie. Ne aveva conosciute tante di belle donne, ma la bellezza di Angy era diversa, particolare, tutto in lei era diverso e non convenzionale. Bevve un altro sorso di birra desideroso che lo aiutasse a riordinare e distendere i pensieri tutti concentrati su di lei, sui suoi occhi, sulla sua bocca, sui suoi fianchi... il trillo del telefono lo distolse dalle sue fantasticherie, riportandolo alla realtà. Alzò la cornetta per rispondere. Era sua sorella. Venti minuti dopo riattaccò. Problemi! Sempre problemi! E ancora non capiva perché tiravano in ballo sempre lui, soprattutto quando non poteva e non voleva farci nulla. Era arrabbiato, prese le chiavi della macchina ed uscì. Era pomeriggio inoltrato, ma faceva troppo caldo per chiudersi in auto. Ricacciò le chiavi in tasca e si avviò a piedi. Era una cosa che faceva di rado, passeggiare tra le stradine strette e quasi deserte, generalmente usciva fuori dal paese, quando voleva fare quattro passi, però quella volta aveva un motivo per discostarsi dalle sue abitudini, un motivo che faceva fatica ad ammettere anche con sé stesso: sperava di incontrare Angy.
Poco dopo la trovò seduta accanto ad una delle aiuole del viale principale. Indossava un semplice vestito estivo, ma ad egli sembrava...perfetta e questo bastava per riaccendere le sue fantasie.
<<Ciao, tutto bene all'albergo?>> Lei lo guardò.
<<Sì, grazie.>> Robert le sedette vicino, senza aspettare che lei lo invitasse.
<<Cosa ti porta qui?>> Le chiese.
<<Mi sembrava un bel posto.>>
<<Per cosa?>>
<<Per fuggire la routine e tu? Cosa ci fa qui, uno come te?>>
<<Ci vive e ci lavora.>> continuarono a parlare per qualche altro minuto, poi lei fece una battuta ed entrambi risero come ragazzini.


A quell'incontro ne seguirono altri, sempre fortuiti, in cui parlavano di cose più o meno futili o comminavano in silenzio, però era come se ad ogni incontro fossero un po' più vicini, ed in fondo la fortuna andava aiutata, si disse Robert mentre componeva il numero dell'albergo e chiedeva di lei. Ormai era un chiodo fisso, era il suo ultimo pensiero prima di dormire ed il primo al mattino e neanche nei sogni riusciva a stare tranquillo, perché lei lo tormentava anche lì. Aveva saputo farsi spazio nei suoi pensieri con quel suo modo di fare brusco e al contempo dolce, con quel suo entusiasmo velato di malinconia, segno che era una ragazza che guardava le cose per quel che erano, e poi c'era il suo aspetto, così fuori dal comune ed ammaliante.
Un'ora dopo averle telefonato passò a prenderla per portarla in città, in un locale più adatto ad un appuntamento, rispetto a quelli che si potevano trovare al paese, adatti più ad un gruppo di studenti che ad una cena a due.
Durante la cena parlarono amabilmente e più a lungo di quello che avevano fatto nei loro incontri precedenti, segno che la rotta stava cambiando. Fecero una breve passeggiata e poi risalirono in auto. Lui allungò la strada passando per il lago. Scesero e cominciarono a passeggiare lungo la riva. Era una romantica sera estiva, grilli e cicale si esibivano nei loro concerti e di tanto in tanto un uccello notturno si intrometteva. Lei fece una battuta, risero e nel ridere si sfiorarono le mani. Egli la bloccò, intrecciando le sue dita a quelle di Angy, della donna che stava rendendo speciale la sua vita in quella torrida estate. Chinò la testa per sfiorarle le labbra in un lungo lento bacio, assaporandone il gusto fresco e delicato. Lei rispose al bacio con trasporto e l'abbraccio divenne più profondo e il bacio si fece più intenso. Poi si scostarono, specchiandosi uno nello sguardo dell'altro. Lui le cinse le spalle con un braccio e si incamminarono verso la macchina.
Giunti al paese lui la invitò a prendere un caffè a casa sua.
Mentre preparava il caffè, poteva osservarla dalla porta della cucina, se ne stava seduta sul divano, un poco a disagio. Gli faceva un certo effetto averla lì, dopo aver fantasticato su di lei tante volte. Mise il caffè nelle tazze e la raggiunse.
Posò il caffè sul tavolino e le si sedette accanto. Le scostò una ciocca di capelli e le sfiorò in una carezza il viso, poi con rinnovata sicurezza le posò due dita sotto al mento, costringendola a guardarlo. Si chinò a baciarla, un bacio lungo, imperioso esigente al quale lei rispose con un fremito. Poi con le labbra scese lungo la linea del collo, mentre le dita con fare esperto slacciavano i primi bottoni della camicetta e si insinuavano sotto il tessuto leggero, sfiorando il contorno del reggiseno. Lei gli tuffò le mani tra i capelli rispondendo con gioiosa passione ai suoi baci. Poi fece scorrere le mani sulle spalle larghe di lui e con un po' di temeraria incertezza gli sbottonò la camicia allargando le mani sul suo petto, giocando con la lieve peluria, fino a scendere più giù. Lui bloccò la sua esplorazione, con un sorriso. La prese per mano ed insieme salirono al piano di sopra.
Finirono di spogliarsi sempre più desiderosi di essere vicini. Le loro mani si intrecciavano e dividevano le loro bocche si assaggiavano vicendevolmente, mentre i loro corpi erano sempre più vicini, uniti in un antico rituale e oltre lo stesso, mentre i loro corpi si fondevano, anche le loro anime si fondevano. Si addormentarono l'uno nelle braccia dell'altra, intimamente convinti che il domani avrebbe salutato la loro nuova vita insieme.




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Racconto scritto il 29/08/2015 - 11:01
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.456 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Cara Marirosa, è impossibile non lasciarsi travolgere o comunque trasportare nelle tue storie, scrivi con disinvoltura e con competenza. Mi strapiace la parte finale, quando Angy e Robert nel mentre si spogliano per fare l'amore, hai descritto il momento in maniera non solo passionale ma anche poetica e delicata, hai trasformato l'atto in maniera meravigliosa.Chissà forse Angy aveva avuto dei trascorsi non buoni e con Robert oltre l'amore ha trovato la sua pace. Brava brava brava 5*

Giuseppe Scilipoti 26/01/2017 - 18:16

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Un racconto sequelato con acume. Interessante per la sua scorrevolezza. Lieta Domenica Marirosa.

Rocco Michele LETTINI 30/08/2015 - 11:24

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