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Dj Zac

Eccoci qua. Un’altra notte in vs compagnia, nella mia radio. In attesa delle vostre storie, fatte di paure, rabbia ma anche gioia. L’inesprimibile che qui potete raccontare. Nessun filtro, solo vita vera. Non pensate, chiamate e parlate.


Il vostro fragile equilibrio è in pericolo? Sinistre visioni vi ossessionano? Vi sentite imprigionati, indifesi e state andando alla deriva? Oppure siete colmi di positività, avete voglia di urlare e far sapere a chi ci ascolta quanto è bello vivere? Prego, accomodatevi, c’è posto per tutti. Dj Zac vi ascolta; salite a bordo, sarò il traghettatore delle vostre anime, la valvola di sfogo dei vostri travagli o l’amico da abbracciare per piangere disperati o per gioire . Si parte!


Chi è il primo? Parla amico. Come ti chiami?


“Il mio nome non è importante e comunque potrebbe essere un problema farlo sapere e la tua trasmissione, per me, può anche andare a farsi fottere. E’ facile per te stare dietro quel microfono e fare il santone, il filosofo dei disperati. Di che vita vera parli; tu non sai cosa è la vita vera! Dei casini e dei pericoli che corro ogni giorno per restare aggrappato al bordo del precipizio”.


“Ehi, ehi, frena un attimo. Ascolta, amico, io non saprò nulla della vita vera e sarò anche un filosofo da quattro soldi. Ma a me piace quello che faccio. E farlo dietro questo microfono è forse l’unico modo per capire veramente cosa bolle fuori di qui. E se posso, anche con una sola parola, regalare cinque minuti di aria a qualcuno questo mi fa felice. Tu che mi dici invece? Qualsiasi cosa tu faccia, non mi pare ti soddisfi?”


“Mi hai per caso sentito dire che non sono soddisfatto di quello che faccio per vivere?


“Mi pareva di averlo percepito”.


“Non percepire, ascolta quello che ti dico. Poi cos’è percepire? Intuire, tirare a indovinare, leggere nel pensiero? A me piace quello che faccio. Guadagnarmi da vivere in questo modo, mi procura parecchi soldi e potere. Girare per i locali e spaccare le gambe a qualcuno perché non paga, è meglio che farsi una tirata di coca. E te lo posso assicurare, perché io tiro coca. E magari capita che il locale… boom!! Salta anche in aria .


Io sono rispettato, riverito, posso andare con donne che tu non vedi neanche in fotografia, chiuso come sei in quel buco di cesso!


E mi piace anche far fuori chi non rispetta me e chi sta sopra di me. Cosa che devo fare questa sera, tra l’altro”.


“Accidenti, roba forte … MISTER X.


Così ti senti il mondo in mano, appagato (e pagato bene), felice, stroncando la vita degli altri, magari bravi padri di famiglia, onesti lavoratori, gente a posto insomma”.


“Tu non mi ascolti. Non ho detto che sono felice. Forza, spiegami cosa è la felicità? Una sniffata di roba non tagliata, una notte di sesso, una testa che salta? O una bella famigliola, una casa con giardino, un lavoro pulito … No, non so di cosa stai parlando. Ho detto che mi piace quello che faccio. Per meglio dire, mi piace far soldi ed avere il potere di decidere. E se questo lavoro ti permette di farlo, allora mi piace. L’unico problema è che ora non so più come spenderli i soldi.


“Ehi, è un problema che vorrebbero avere in tanti”.


“Non ti ho dato il permesso di scherzare.


Quello che volevo dire è che mi devo sempre guardare alle spalle , anche quando vado a pisciare. Esco sempre di meno e ormai solo per eseguire degli ordini. A volte devo sparire per mesi interi, dopo aver sparato per mesi interi.


Però forse è solo un periodo, magari presto le cose torneranno ad essere come quando ho iniziato. Quindi no, non sono sereno ne tanto meno felice.


“Però vorresti esserlo. Sereno intendo?”


“Certo che si. Avrò il diritto d’esserlo, no? Credo che valga per ognuno di noi .


Ma come faccio? Se provo ad uscire dal giro, tempo zero e mi accoppano. Ed anche se riuscissi ad uscirne, dovrei cercarmi un altro pianeta perché su questo mi troverebbero comunque. Oppure dovrei fare l’infame. Dovrei parlare. Fare la spia. Com’è che si dice? Il pentito. E chi mi dice che dopo aver vomitato tutta lo schifo che so, raggiunga anche un minimo di serenità?”


“Beh, perlomeno ti liberi di un peso che, mi sembra, non riesci più a portare. E poi, forse, potrai ricominciare a guardarti allo specchio sapendo di aver tolto di mezzo gente che non da nessun valore alla vita degli altri”.


“Eccolo qua il filosofo, il saggio, lo psicologo. Mi mancava questa notte. Pensa, due minuti fa ti avrei fatto volentieri fuori. Ora invece … potresti avere ragione tu; non ce la faccio più a campare in questo modo. In ogni caso dovranno comunque nascondermi dopo che avrò parlato. Ma forse sarò riuscito a non far ammazzare altra gente. Mah! Non so, non so proprio cosa farò .


Adesso però ti saluto: per questa volta nessun lavoro sporco. Buona notte”.


“Buona notte a te, Mister x.


Che inizio ragazzi! Siete ancora li? Abbiamo cominciato con il botto questa notte e non è una battuta!


Per quanto fitta possa essere la nebbia, un flebile raggio di sole riuscirà sempre a penetrare: fatevi condurre da lui per trovare tutta la luce che vi serve!


Chi è il prossimo? Parla, sei in onda! Come ti chiami?”


“Ciao Zac, mi chiamo Mattia e sto andando a lavorare”.


“Che lavoro fai , Mattia?”


“Faccio il panettiere”.


“E ti piace?”


“Beh non è proprio il massimo, un po’ per gli orari , un po’ perché di giorno ti senti un tantino rimbambito. Ma non c’è altro in giro e tutto sommato me lo sto facendo piacere. Adesso, in particolar modo, mi sento veramente bene e non mi importa di passare la notte al forno”.


“Dicci perché Mattia. C’è qualche modello di pane nuovo che state lanciando sul mercato? Scherzo… parla pure”.


“Arrivo da una serata fantastica in compagnia della mia donna, quella che un giorno sposerò. Abbiamo cenato, poi due chiacchiere e dopo … insomma sai come vanno a finire queste cose…


“Beh non sempre allo stesso modo. Comunque immagino. Continua”.


“Abbiamo fatto l’amore, ma l’amore vero. Non lo sfogo di un animale e la passività della compagna. Passione, complicità, presenza totale di tutti i sensi. Fusione di corpi. Respirare uno nell’altra. Rallentare e accelerare per rientrare nel flusso di piacere che si era creato. Dimenticare tutto, trascendere la normalità e sperare che il tempo si fermasse in quel preciso istante. Una forza oltre l’immaginario umano. Il godimento elevato a potenza!


Scusa Zac, mi sono fatto prendere la mano, ma mentre raccontavo era come se fossi ancora li. Auguro a tutti esperienze del genere”.


“Wow! Mattia non preoccuparti. Ci hai portato in un’altra dimensione. E te ne siamo tutti grati. Buonanotte e buon lavoro”.


“Ciao Zac, a presto!”


“Avete sentito? Cosa combina l’amore, eh? E credo che buona parte del merito sia delle donne. Sanno quello che fanno. E quando trovano un uomo dello stampo giusto, gli regalano l’anima. E lo fanno impazzire d’amore.


Forza, chi tocca adesso?”


“Buonasera Zac, mi chiamo Franco e sono un prete”.


“Ciao Franco; hai per caso sentito che c’era bisogno di una benedizione? E poi dammi del tu.


“No, non credo tu ne abbia bisogno. Forse io…


“Cosa intendi dire Franco?”


“ Sto andando da una prostituta”.


“ Stasera mi sa che ci chiudono. Continua pure Franco…”


“Non so se è un così grave scandalo quello che ti ho confessato. Almeno io lo ammetto. Con tutte le schifezze che ci sono nella curia, non sei certo tu che devono chiudere. E comunque io amo questa donna e vorrei viverci con lei e … magari sposarla.


“ Si , e il papa celebrerà le nozze…”


“ Perché no? Perché non permettono anche a noi di sposarci. Io non voglio smettere di fare il prete o qualsiasi altra cosa si chiama la vocazione di aiutare le persone, ascoltarle, consigliarle, soffrire con loro.


Mi spieghi come sia possibile che la chiesa possa stare vicino ai fedeli, alle famiglie, comprendere i loro problemi, anche coniugali se nessuno di loro vive come una vera famiglia? Si, c’è la comunità, ci si ritrova per delle feste, per pregare, per scambiare opinioni . Ma cosa dici ad una coppia che sta per separarsi, o che ha problemi di comunicazione con i figli? Pregate? Questo gli dici?”


“Il prete sei tu, Franco. E comunque con me sfondi una porta aperta. Sono con te su tutta la linea”.


A proposito di linea… Franco sei ancora li… Franco! Non c’è più; mi sa che a qualcuno non piaceva la conversazione.


Spero che sia caduta in maniera casuale… se no questa notte potrebbe essere più buia di quello che è già.


Vediamo se riusciamo a sentire qualche altra anima.


Chi sei? Io ti sento, parla.


“Ciao, sono Maria.


“ Spero non quella… dicci tutto Maria”.


“ Sei proprio bravo a parlare con le persone, ad ascoltarle ad interpretarne gli stati d’animo. Li rincuori, critichi, ti emozioni ed hai sempre le parole giuste. E scherzi, anche”.


“Aspetta un attimo. Ma io questa voce la conosco. E tu non sei Maria. Ti chiami Roberta”.


“ Volevo vedere quanto mi avresti fatto parlare ancora. Si, sono tua moglie. Quella che alla radio sente un’altra persona rispetto a quella che sente e vede a casa. Sente niente e vede poco.


“ Robi non vorrai discutere nella mia trasmissione?”


“ Perché no? Non vuoi mica vita vera, roba vera, non tarocca. E allora hai trovato la persona giusta. Perché non dici ai tuoi fedelissimi che marito e padre sei. Cioè, non sei. Frequento un uomo da più di sei mesi e non ti sei accorto di nulla. Tuo figlio ti chiama per nome, quando ti vede, e non gli hai neanche chiesto perché.


“ Ah, già. Perché non mi chiama più papà?”


“ E io cosa ne so. Chiedilo a lui”.


“ Scusa, hai detto che frequenti un altro da sei mesi e non mi hai detto nulla?”


“ A parte che se anche te lo avessi detto non te ne saresti neanche reso conto. E poi ti sei accorto che vita buia stiamo facendo? Io sto facendo, perché tu il tuo giocattolo ce l’hai. L’empatia, l’attenzione, la voglia di ascoltare i casini o le gioie degli altri ti assorbono totalmente. Sono loro la tua famiglia. A noi ci hai perso da tempo. Ho provato a fartelo capire. Ma sembrava di avere di fronte un risponditore automatico. Si, no, buonanotte, buongiorno. E intanto ci allontanavamo.


Ti auguro buona fortuna, DJ ZAC. Noi ce ne andiamo”.


“ No, Robi, aspetta. Un’ora e ho finito e poi parliamo con calma. Pronto, Robi, Robi!


Merda, non c’è più. Tranquilli, adesso torno a casa e tutto si sistema.


Forza andiamo avanti. Solo storie vere, in diretta, voglio le urla, le lacrime, le peggio cose! Oh! Chi è il prossimo?


Rispondi! Accidenti a voi!




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Racconto scritto il 22/09/2015 - 17:41
Da gabriele marcon
Letta n.341 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Bello e inaspettato!

Costanza Tassoni 23/09/2015 - 18:34

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Il tuo racconto mi è piaciuto moltissimo, specie nell'ultima parte. Sapessi quanti padri ci sono come Dj Zac.Ciao

Anna Rossi 23/09/2015 - 05:16

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