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Era mio padre

Quando penso a mio padre ho ricordi sempre differenti, come se si trattasse di persone distinte, ma con la stessa faccia che entravano ed uscivano dalla mia vita coordinandosi.
Ricordo mio padre quando ero bambino, lo vedevo come una montagna da scalare,altissimo, fortissimo come i personaggi dei fumetti, sempre sorridente, come se l’attore che lo interpretasse in quel periodo fosse più grande degli altri che lo interpretarono poi, salirgli addosso era come se fosse il gioco più bello del mondo, riuscire domarlo, arrampicarmi sopra di lui e piegarlo al mio volere, ricordo che volevo sempre un contatto fisico, che fosse fare la lotta o salirgli sulla schiena, anche semplicemente tenergli una gamba addosso la sera mentre vedevamo la televisione.
Da ragazzino mi faceva sempre ridere, lo adoravo sarei rimasto con lui in ogni momento e separarmene era sempre un dispiacere … non cenavo mai senza di lui e mi addormentavo solo in sua presenza, le mattine per salutarlo, quando dovevo andare a scuola erano uno strazio e non poche volte lui era costretto a portarmi a lavoro con se nei giorni di vacanza scolastica, anzi spessissimo utilizzava il premio di poter passare del tempo extra con lui per farmi svolgere le mie mansioni, se finivo in fretta i compiti potevo accompagnarlo a portar giù il cane e se mangiavo la verdura una domenica al mese sarei andato con lui a pesca, il più ambito dei premi per me a quel tempo.
Lo adoravo, e lui faceva di tutto perché io lo facessi, era sempre pronto a farmi ridere e ancora più pronto a instaurare quel contatto fisico costante, ricordo con gioia la mia infanzia, volevo un gran bene anche a mia madre, ma il rapporto con mio padre era più stretto sembrava indissolubile.
Poi crebbi e lui sembrò essere diventato un altro, iniziarono i no, gli ordini, la fase più rigida dell’educazione ed io cominciai a vederlo più come un controllore che come un complice, tutt’ad un tratto non capivo come il mio compagno di giochi fosse diventato un guardiano, e così legai con altri compagni di gioco più simuli a me.
Mi faceva ancora ridere ma erano battute che oramai pronunciava dalla sua postazione e alle quali io assistevo come se fossi uno dei tanti spettatori e non il centro della sua attenzione, era iniziato a mancare il contatto fisico, quella costante così presente nella mia infanzia e che così poco era vivido nella mia adolescenza.
Lo vedevo vivere la sua vita con la calma e la seraficità di una persona forte e sicura di se, ma per me era solo qualcuno che cadenzava la mia vita, a cui volevo bene, ma da cui dovevo nascondermi se volevo fare quello che volevo, ricordo un lungo periodo in cui evitavo spessissimo il suo sguardo e ancor di più di incontrarlo per casa, stavo maturando una mia identità e lui ne era al di fuori, tutta un tratto non capiva più cosa mi divertisse e non mi lasciava fare quello che volevo.
L’affetto stava diventando rispetto, e poi il rispetto divenne dovuto e in seguito, per un periodo,il rispetto dovuto divenne disprezzo, la pubertà, un periodo buio per me.
Una fase in cui nessuno era degno di capirmi e mal sopportavo persino mia madre, che con me è sempre stata più che adorabile e che io tolleravo solo perché mi voleva bene ed era sempre dalla mia, ci provava a capirmi , ma non le riusciva troppo, tutto di colpo l’umorismo sottile di mio padre era diventato il suono del fastidio, le sue battute versi di una generazione lontana che odiavo e che mi creava ostacoli che mi impedivano di esprimermi, il contatto era solo minacce e voglia di rivalsa, per fortuna in quella fase non se ne parlava neanche di contatto salvo quando per farmi calmare minacciava di darmi il fantomatico schiaffone a cui io abbozzando spesso legavo il mio impeto di prenderlo a pugni.
In quel momento della mia vita era ottuso e sciocco, odiavo la mia casa ma non avevo il coraggio di immaginarmi al di fuori di essa, odiavo mio padre ma non avevo il fegato di affrontarlo, sfogavo sul mondo esterno una frustrazione che era figlia solo della mia stolta voglia di ribellione.
Mio padre è sempre stato una persona simpatica con un umorismo piacevole e mai fuori luogo i tipici individui che non tengono troppo banco, ma che quando aprono bocca catalizzano l’attenzione di tutti, carismatico, ecco il classico individuo carismatico, un bel ragazzo in gioventù, un bell’uomo da adulto e un piacevole signore in età avanzata, sapeva sempre cosa dire e come dirla e se parlava non era mai a sproposito.
Per arrivare a dire questo di lui ci sono voluti tutti gli anni della mia vita. E non poche assunzioni di colpa o testimonianze di altre persone.
La mia idea di mio padre è evoluta col tempo come se ogni volta scoprissi degli aspetti di lui inaspettati, che cambiavano la mia prospettiva di giudizio, e che solo in seguito mi resi conto, non cambiavano l’idea che avevo di lui, la completavano, in meglio o in peggio di volta in volta.
Dopo la pubertà arrivò l’età della ragione e li il rapporto con scorrere degli anni divenne meno teso, per poi tornare gioviale, ma sempre con quel distacco che intercorre tra due uomini di età differente, ma che ancora devono decidere chi è il capo branco del recinto, per così dire.
Io volevo dimostrare col mio lavoro e le mie scelte che ero pronto per essere considerato un individuo di cui andare fieri, e lui era fissato in modo marmoreo alla convinzione che era, e sarebbe stato per sempre, lui il solo pilastro della famiglia.
Durante le visite di cortesia e le festività comandate riscoprì il suo umorismo e cominciai a scoprire tutti i lati più umani di quella figura per così tanti anni solo idealizzata: le problematiche economiche, legate al suo lavoro, le scelte sbagliate che portarono a tutte delle conseguenze di cui in gioventù neanche potevo sospettare, le liti e le acredini con la famiglia, ma anche la tenacia dimostrata nel superare i momenti difficili, l’ostinazione di non cedere sotto al peso dei problemi e il sostegno da lui dimostrato a tutti i meritevoli della nostra famiglia quando ce ne fu bisogno.
Ero finalmente un uomo con un padre, che era valido tanto quanto lui, se non di più, e che nel bene o nel male mi aveva fatto diventare quello che ero, facendo del suo meglio.
Ancora però non ero orgoglioso di lui, ma anzi questa consapevolezza mi faceva cercare la competizione, cercavo di essere migliore, di evitare gli sbagli fatti, ma ancora ecco che diventava un'altra persona, adesso il suo umorismo diventava incomprensibile e veniva utilizzato per sfuggire al confronto, ecco che diventava una parete dietro la quale nascondersi per evitare di essere messo di nuovo in una condizione di giudizio da me.
Mio padre era diventato un enigma una persona sfuggente, che oramai era solo quattro battute le domeniche a pranzo e sarcasmo sfuggente quando cercavo conferme o consigli, non lo capivo più, e forse non mi interessava capirlo avevo deciso che il mio mito di gioventù non era altro che un uomo come un altro, che per evitare di scoprire i punti deboli preferiva sfuggire il confronto col figlio, intimorito forse dalla sua condizione di quasi anziano a fronte della mia di uomo appena maturo.
Solo dopo, quando oramai era vecchio e per lui le cose qualunque fossero non si dovevano o potevano cambiare, capì che tipo fosse realmente, nel arco di tutta la sua vita, e che cosa c’era dietro a quel caleidoscopio di figure tutte uguali, .ma al contempo così diverse che si alternavano nella mia memoria.
Per lui la regola era sempre una : la famiglia prima di tutto. Non vuoi dormire senza di me, benissimo aspetterò che prenderai sonno con te, vuoi fare le tue marachelle alle mie spalle, va benissimo basta che se scappi da me per timore ti confidi con tua madre o tua sorella, tanto io lo saprò lo stesso, ma manterrò questo sistema se ti fa avere complicità con loro, quindi controllo da parte della tua famiglia, vuoi odiare qualcuno, puoi odiare me, almeno io come nemico non ti farei mai del male, cerchi il confronto per importi, fa pure tanto io con te non ho nulla da temere, siamo la stessa cosa.
E adesso che era vecchio e aveva smesso di preoccuparsi per me, finalmente ho capito, era soddisfatto, aveva fatto tutto quello che aveva potuto, era tutta la vita che si comportava con me nel modo migliore per me e non nel più giusto per lui, ha sempre fatto solo la cosa migliore e la più giusta per suo figlio facendo quello che più sarebbe servito, anche se questo doveva comportare malessere e antipatia o in certi momenti odio.
Non ho avuto modo di dirgli quanto gli fossi grato, e non ho una visione del universo così ottimistica da sperare che lui adesso mi stia sentendo, ma voglio credere che a lui basti pensare di aver fatto un buon lavoro e che avesse la consapevolezza, che grazie a lui anche io mi sarei comportato così con mio figlio.
Non so se sarò in grado, ma ce la metterò tutta, lo devo a tutti quegli uomini che tanto si sono impegnati per farmi crescere, tutti quegli uomini che sono quell’uomo stupendo che era mio padre.



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Racconto scritto il 14/10/2015 - 17:49
Da Clelio D'ostuni
Letta n.337 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Grazie cara Emma l'intento era quello, e sebbene questo testo è solo frutto della mia fantasia mi riempie di gioia sapere che lo hai gradito

Clelio D'ostuni 17/10/2015 - 15:55

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Bella e profonda testimonianza di un rapporto con il proprio padre che ha suscitato in me tanti teneri ricordi di un legame imperituro.
Grazie Clelio.
Emma

EMMA DI GIROLAMO 15/10/2015 - 07:01

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