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Prima di attraversare il fiume

Chuck infilò la caffettiera nella sacca dove nascondeva il bottino e con un calcio disperse le ceneri del fuoco. Arrotolò la coperta, la fissò dietro la sella, poi mise il piede nella staffa e con una spinta decisa montò a cavallo.
Aveva dormito solo un paio d’ore con un occhio aperto e una mano sulla Colt, ma il breve sonno l’aveva ristorato.
Quella mattina sentiva tutta l’energia per percorrere le restanti miglia che lo separavano da Amarillo. Avrebbe guadato il Canadian River vicino alla casupola del vecchio Sanders. Da quel punto sarebbe stata questione di una sola giornata.
Cavalcava da sette giorni, dopo che Hugh era crepato lasciandogli anche la sua parte di bottino. Una pallottola aveva bucato l’addome del suo compare e non gli aveva lasciato scampo. Dopo solo due ore di cavalcata nelle aspre distese del Kansas, Hugh si era lasciato scivolare di lato e aveva sputato l’anima nella polvere. Peccato, perché l’impresa era andata a buon fine; erano riusciti ad assaltare la diligenza, tutto secondo i piani. Ma il conducente aveva fatto quell’atto inconsulto: aveva estratto una vecchia Remington per poi ritrovarsi con un terzo occhio, proprio in mezzo alla fronte. Per Hugh le cose erano andate altrettanto male. Il postiglione, prima di cadere, era riuscito a fare fuoco su di lui, beccandolo nella pancia. Adesso Chuck aveva perso un compagno ma era divento ricco il doppio. Eh sì, le monete hanno tutte una doppia faccia.
Nel cielo non si vedeva una nuvola. L’aria era tersa, odorosa di erbe e di terra riarsa.
Mentre il suo cavallo procedeva al passo, sul terreno accidentato e infestato da cespugli spinosi, si lasciò cullare dal pensiero di Katy. Avrebbe trascorso una notte nel letto di lei, dopo averla ascoltata cantare nel locale di Burke, laggiù ad Amarillo. E chissà, vedendolo così pieno di grana, la ragazza avrebbe accettato di andare con lui a New Orleans. Sarebbe stata la sua donna, ma anche una buona fonte di reddito. Quel culo, quelle spalle ben tornite e quella capigliatura corvina potevano fruttare molti altri quattrini.


Sean Gregg raggiunse il luogo dove Chuck aveva bivaccato che il sole era già alto. Smontò da cavallo ed esaminò attentamente la cenere sparsa. Si era raffreddata, ma il fatto che il vento non l’avesse ancora dispersa significava che non era passato molto tempo dalla partenza del bandito.
Sean si sentiva ormai a un buon punto. Si tolse il cappello floscio, si deterse la fronte con la manica della giubba. Ormai era sicuro. Lo avrebbe agguantato prima che attraversasse il fiume.
Era stata una lunga cavalcata, dal Kansas fino al Canadian River, ma ne era valsa la pena. Sean non aveva assistito alla rapina, ma si era trovato a passare di lì mentre i passeggeri della diligenza, ancora disorientati, stavano discutendo sul da farsi. Lui li aveva aiutati a seppellire il cadavere e poi si era deciso all’impresa solitaria: mettersi sulle tracce dei banditi e recuperare la refurtiva. Ma non era stato facile, nemmeno per un uomo come lui, congedato dall’esercito e dedito al vagabondaggio in cerca di fortuna. Aveva più volte perso le tracce dei fuorilegge. Poi aveva trovato un cavallo abbandonato nei pressi di un cadavere sfigurato dagli avvoltoi. Solo dopo tre giorni aveva visto in lontananza un cavaliere solitario. Era lui, certamente, il compare; ma il luogo troppo aperto lo aveva dissuaso dall’affrontarlo. Durante la notte aveva perso di nuovo le tracce e si era ritrovato, a giorno fatto, decisamente fuori strada. Ci vollero altri due giorni per avvistare di nuovo il suo uomo. Ora lo teneva in pugno. Il territorio accidentato nei pressi del fiume avrebbe fatto al caso suo.
Un sole spietato produceva riverberi dalle sassose ondulazioni del terreno. Sean faceva procedere il cavallo al piccolo trotto, evitando le folte macchie di rovi. E quando fu sulla sommità di un brullo dosso sabbioso, vide in lontananza la sua preda.
Erano ormai in prossimità del fiume. Sean pensò che la rada boscaglia lungo le rive avrebbe facilitato il suo lavoro.
Si lanciò al galoppo, facendo un ampio giro per avvicinarsi al corso d’acqua prima del bandito. Quindi si appostò sopra una grossa roccia affiorante, appoggiò il Winchester in una tacca nella pietra, che sembrava fatta al caso suo, e prese la mira.
La detonazione fece impennare il cavallo del fuggitivo. Il cappello gli volò via. Sean subito si rese conto di avere sbagliato il colpo. Certo, aveva calcolato male le distanze e si era lasciato prendere dalla fretta.
- Scendi da cavallo e metti le mani bene in vista, carogna – gridò – se non vuoi ritrovarti con un buco in testa! La prossima volta non sbaglio.
L’altro rimase in sella e rispose: - Vaffanculo! – Estrasse la pistola e aprì il fuoco verso la roccia. Tre colpi in rapida successione. Poi fece scartare il cavallo sulla destra, lanciandolo verso una macchia di cactus e di alti cespugli.
Sean sparò di nuovo e questa volta ebbe l’impressione di avere colpito il suo uomo, forse ad un braccio. Un terzo colpo di fucile andò a vuoto, mentre il fuorilegge si inoltrava nell’intricata vegetazione.
- Accidenti! – ringhiò Sean Gregg, levandosi in piedi sulla sommità della roccia.


Chuck uscì dalla macchia e vide una cosa stranissima. Davanti a lui c’era una larga striscia di pavimento grigio scuro, liscia come una tavola, con una doppia riga gialla che correva nel mezzo. Si allungava da nord a sud. In una direzione si perdeva a vista d’occhio nel sole abbagliante, nell’altra faceva una curva aggirando una collinetta.
Davanti a quell’incredibile spettacolo, Chuck dimenticò il suo inseguitore e la ferita al braccio che sanguinava copiosamente.
Poi vide una cosa ancora più incredibile: una specie di bolide bianco sfrecciare su quel largo nastro liscio. Gli passò davanti con un sibilante ronzio e scomparve dietro la curva.
Dopo essersi ripreso dallo stupore disse a voce alta:
- Devo attraversare… mettere questa barriera tra me e il mio inseguitore.
Diede uno strappo alle redini e si ritrovò nel mezzo di quella assurda carreggiata. Qui l’animale si impennò, preso da un terrore istintivo.
Poi l’urlo lacerante, non umano. Una specie di rauca sirena.
Il mastodontico carro metallico era sbucato dalla curva. Gli fu addosso.



- Porcaccia d’una vacca! – imprecò il camionista al volante.
- Maledetto cowboy! – fece eco un biondino minuto, seduto sul sedile a fianco. – Forse ha voluto suicidarsi.
Scesero dal mezzo e corsero vicino al cavaliere investito. Il cavallo, centrato in pieno, era stato sbalzato sull’altro lato della carreggiata; l’uomo, invece, appariva maciullato. Uno spettacolo raccapricciante.
- Guarda – disse il biondino, - aveva un cinturone al fianco… con una vecchia Colt. Che stiano girando un film, da queste parti?
- Non giustificherebbe il comportamento di questo disgraziato – disse l’autista del camion, togliendosi il berretto. Poi raggiunse il cavallo.
- Vieni a vedere – disse al compagno.
In mano, il camionista teneva ora una pesante sacca di juta. Ne rovesciò il contenuto sull’asfalto: una vecchia caffettiera, una collana, tre orologi da tasca e alcuni mazzetti di banconote.
Intanto si erano fermate altre due automobili.


Sean Gregg giunse ad Amarillo la sera del giorno dopo.
Andò ad ubriacarsi nel locale di Burke. Vi si esibiva una ragazza dalla voce celestiale. Aveva capelli corvini, un bel culo e robuste spalle nude, ben tornite. Doveva scorrerle sangue messicano nelle vene.
E prima di essere sbronzo marcio, Sean raccontò la sua caccia all’uomo, come quella carogna si fosse volatizzato dentro una macchia di rovi e cactus.
La ragazza aveva smesso di cantare e lo stava ad ascoltare.
Un avventore con la lunga barba grigia calò un pugno sul tavolo e gridò.
- Katy, su da brava, cantaci un’altra canzone!




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Racconto scritto il 10/12/2015 - 18:26
Da Giuseppe Novellino
Letta n.227 volte.
Voto:
su 4 votanti


Commenti


Bello...c'è di tutto. Grande narrazione, storia coinvolgente, finale a sorpresa. In questo racconto le descrizioni superano
i dialoghi, che nell'altro predominavano. Segno di grande sicurezza dello strumento letterario. E poi la fantasia, ci voglio provare anch'io, ma non l'ho mai fatto. 5 stelle meritatissime

Gennarino Ammore 27/12/2015 - 07:57

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Grazie! Lieto che vi abbia divertito.

Giuseppe Novellino 11/12/2015 - 18:59

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Un racconto coinvolgente e davvero ben scritto e curato! Complimenti, buona serata!

Chiara B. 11/12/2015 - 18:54

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Caro Professor Novellino.. Ho gustato questo bel racconto dall'inizio alla fine. Massimo apprezzamento

Francesco Gentile 11/12/2015 - 17:59

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Racconto molto particolare e ben scritto. Lo stile è diretto ed accattivante.Ti segnalo solo un piccolo refuso che ti è sfuggito,da correggere:prima che avesse attraversato il fiume è corretto, come sicuramente sai è un'ipotesi.
Complimenti ancora
5 stelle ben meritate!
Nadia

Nadia Sonzini 11/12/2015 - 09:27

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