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Il nostro Segreto

Eravamo arrivati alla stazione ferroviaria di Antignano da via della Salute, proprio di fronte ad essa, dopo aver fatto un giro fino al Miramare, dove finiva il paese.
Attraversai di corsa il piccolo spiazzo prospiciente alla stazione per essere il primo ad attraversare i binari, lasciandomi alle spalle la scuola elementare, la casetta di servizio delle ferrovie, mio nonno e mio fratello.
Passata la piccolissima sala di attesa, attraversai i binari; ero già oltre il primo, quando, girandomi alla mia destra, scorsi il treno, d’improvviso che arrivava dalla curva del Miramare per oltrepassare la stazione.


Non si sarebbe fermato, né avrebbe rallentato, non era un treno accelerato, come si diceva al tempo dei treni che fermavano a ogni stazione, ma procedeva speditamente. Inclinato, nell’affrontare la curva, sembrava ancora più veloce; le canne che costeggiavano la ferrovia erano sconvolte da suo transito più di quanto non lo fossero per il libeccio che picchiava forte.
Ero là in mezzo ai binari senza sapere se tornare indietro o superare anche il secondo binario e scappare verso il marciapiede di fronte.
Mio nonno e mio fratello erano appena usciti dalla piccola porta di accesso ai binari, basiti, atterriti, ma soprattutto sorpresi.
Perché non avevamo sentito il campanello che annunciava l’arrivo del treno?
Il treno fischiò forte, togliendomi dalla piccola trance in cui ero caduto. Scelsi di superare velocemente anche il secondo binario per raggiungere il marciapiede lato terra.
Il treno argento e verde passò fischiando ancora e portandosi dietro il vento odoroso di ferro, il sussulto e il rumore, dileguandosi verso la via dell’Uliveta e i campi del Casini.


Attraversò i binari anche mio nonno con mio fratello, spaventato e scosso.
Non un rimprovero, non una parola per lunghi minuti. Ci mettemmo a sedere, silenziosi, sulla nostra solita panchina a listelli di legno colorati di verde, sotto la pianta di pitosforo.
Non dicemmo nulla a casa, né a mia nonna, né a mamma, per evitare “storie”. Promisi a mio nonno, anzi promettemmo con mio fratello, che da allora in poi, avremmo sempre aspettato lui per traversare i binari.


Fu il nostro segreto che mantenemmo per sempre.




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Racconto scritto il 15/01/2016 - 10:18
Da Glauco Ballantini
Letta n.444 volte.
Voto:
su 5 votanti


Commenti


Ormai non è più un segreto, lo sappiamo tutti. Povero nonno, chissà che paura, maròòòòòò. Mi chiedo cosa direbbe Occam, forse avrebbe dato una rasoiata a chi ha permesso che si potessero attraversare i binari... uè!

Gennarino Ammore 20/01/2016 - 13:08

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Descritta abilmente la transitoria condizione ipnotica che si realizza nelle condizioni di grande pericolo...Bel racconto, piacevole lettura.

Gabriella De Gennaro 16/01/2016 - 20:19

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Grazie dei commenti, l'episodio ho avuto il dubbio di essermelo immaginato, forse sognato, ed invece se lo ricordava anche mio fratello... mia madre lo ha saputo sono un anno fa, per dire quanto lo abbiamo custodito (più di quaranta anni di sicuro)...
Posso solo dire che una sberla non avrebbe aggiunto nulla alla lezione, che è rimasta per questo indelebile...

Glauco Ballantini 15/01/2016 - 22:38

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Il tuo racconto,scritto tanto bene,mi ha dato ansia.Ma,fossi stata io il nonno,dopo quei lunghi momenti di silenzio,due sonori ceffoni te li avrei dati di sicuro,anche a rischio di non sortire,dal punto di vista educativo, gli stessi risultati.Mi complimento con te e ti auguro una serena notte.

Rosa Chiarini 15/01/2016 - 21:45

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Una ragazzata che poteva trasformarsi in tragedia...racconto ben scritto e coinvolgente! Buona serata,

Chiara B. 15/01/2016 - 18:46

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Sempre appassionanti et scorrevoli racconti... Il mio encomio e la mia lieta serata Glauco
*****

Rocco Michele LETTINI 15/01/2016 - 18:01

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Il racconto di una storia vera.. dentro una narrazione che propone immagini molto nitide. Ben percepite le emozioni. Letto con piacere

Francesco Gentile 15/01/2016 - 17:36

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