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Symphony of Terror

"Buona passeggiata!" Hal e Miriam presero la macchina fotografica dal bagagliaio dell'auto. Il custode dell'albergo raccomandò loro di restare sul sentiero. Erano molti i turisti che venivano inghiottiti dal bosco e che non ne uscivano più. Hal promise di stare in guardia. Il sentiero si estendeva per molti chilometri. Il bosco sembrava enorme, ricco di piante e alberi imponenti. Miriam era euforica come una scolaretta. Ogni volta che trovava qualcosa urlava: "Guarda Hal! Non vedi! Lì, su quell'albero!". Hal si limitava a grugnire. "Sì, certo. Molto bello. Fantastico".
Era stanco e odiava camminare. Ad ogni passo avvertiva la sensazione che il cuore stesse per cedere. Ad un tratto Miriam sentì lo sciabordio dell'acqua.
"Vieni!" prese la mano di Hal e lo trascinò verso quel rumore.
"Aspetta!" urlò Hal, "Il sentiero! Non dobbiamo abbandonarlo!"
"Ma il fiume è qui vicino. Faccio qualche foto e poi facciamo retromarcia. Ti prego Hal non incominciare...".
"E va bene, va bene. Cinque minuti, poi ce ne andiamo".
Miriam si tolse scarpe e pantaloncini e cominciò a saltellare nel fiume.
Era il tramonto, il cielo era tinto di rosso. Miriam scalciava con i piedi nell'acqua facendo zampillare gocce che sembravano rubini.
"Dai vieni!".
Ad Hal non andava di spogliarsi e saltellare come uno scemo in quell'acqua fetida. Aveva una certa età e fra poco sarebbe scesa la notte. Certo, scintillava ancora una luce arancio, ma il sole stava per andare via.
"Miriam rivestiti! Ce ne andiamo!" urlò.
Lei uscì dall'acqua, ma guardò attentamente verso un cespuglio.
"Miriam! Muoviti!.
"Hal, vieni a vedere!"
Scattò foto a ripetizione.
"Che c'è?" le urlò Hal.
"O mio Dio!" urlò lei, "Ma cos'è?".
Poi portò una mano alla testa e cominciò a urlare.
"Hal!".
Alcune gocce di sangue le scivolarono per il viso lasciando una striscia sinuosa.
"Hal!".
Hal si precipitò da lei senza curarsi dell'acqua del fiume che gli bagnò scarpe e pantaloni. Sulla testa aveva una piccola creatura, che si reggeva ai capelli con le zampe palmate e le ali membranose; dava piccoli morsi sulla testa. Ad intervalli regolari traeva fuori una lingua sottile e subito la ricacciava dentro arrotolandola. Non aveva faccia, ma solo un vuoto inquietante dove avrebbero dovuto esserci i lineamenti. Hal non esitò a prendere la bestiola per il corpo; la sostanza di cui era fatta era terribilmente fredda e viscida. La strattonò e la buttò con violenza a terra. La creatura fece un botto scoppiando e riversando intorno tutte parti organiche.
“Hal, che cos'era??
“Non lo so” la abbracciò. “Andiamocene via da qui".
Neanche il tempo per girarsi e un’altra creatura si posò sulla testa di Miriam, probabilmente attratta dal sangue che gli colava fino al collo. Cominciò ad urlare e a dimenarsi, inciampò in qualcosa e cadde in acqua. Cercò di rialzarsi ma il piede era incastrato.
Sott’acqua la creatura puntò alle costole, le strappò via la carne a morsi. Hal non riusciva a farla salire, un gorgoglio di sangue si mescolò con il verde del fiume. L’acqua si placò. La creatura emerse, teneva fra le zampe un osso forato che Hal capì con orrore appartenere a Miriam; con esso si era costruito uno strumento da cui trasse suoni lamentevoli e sospirosi.
Al ritmo del flauto rudimentale, un’orda di ibridi alati avanzava. Non erano corvi o pipistrelli, erano qualcosa che non apparteneva a questo mondo. Le docili creature si posarono ai margini del fiume, facendo oscillare la lingua. Hal si sentì afferrare da un terrore cieco che paralizzò tutti i suoi organi, finché uno di quegli esseri non gli diede un morso sull'occhio sinistro. La palpebra si staccò. L'occhio era inondato di sangue.
Hal strillò. Un altro gli morsicò il collo. Il dolore fu intenso e atroce. Un altro ancora lo addentò all'orecchio destro. Tutti si riversarono su di lui. Riuscì fortunosamente ad afferrarne uno e a schiacciarlo sotto un piede. La creatura esplose inondandolo di schizzi di budella, ma non gli servì a molto. L'occhio sinistro continuava a vomitare sangue e intorno a lui l'acqua si tingeva di rosso. Le creature lo coprirono tutto; cercò di scacciarle, ma era troppo stanco. Uno di loro gli infilò una zampa nell'ultimo occhio buono.
E' finita, pensò. E' finita.
Fu l'ultimo pensiero che ebbe prima di perdere i sensi.



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Racconto scritto il 26/02/2016 - 23:10
Da Federico Cenere
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