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Selenophobia

E così me ne andai a letto sperando di riuscire finalmente a riposare dopo una lunga settimana insonne, ma dentro me c’era ancora qualcosa che non andava. Avevo fatto tutto ciò che avrei dovuto fare? E con questo pensiero mi sono infilato tra le coperte con un orribile ticchettio alla finestra dovuto alla pioggia sottile. La luce della luna entrava chiaramente dalla finestra, ma come fosse possibile non so dirlo. Le nuvole per quanto ne so avrebbero dovuto coprirla, o almeno nasconderla in parte, invece lei era lì che mi guardava, ed io guardavo lei come due persone che si cercano ma allo stesso tempo non vogliono saperne nulla l’uno dell’altro, perché dopotutto, io avevo sonno e la sua luce mi disturbava. Cercai comunque di addormentarmi ma all’improvviso venni preso dall’ansia quando mi giunse all’orecchio un suono di passi giù per le scale che si allontanavano trepidamente. Non potei fare a meno di accendere la mia lampada ad olio per illuminare la stanza e poter scorgere dalla porta quella figura, ma nell’accenderla i passi si fermarono. “Cosa fare? Mi alzo per controllare o spengo la luce e aspetto?” Non ebbi nemmeno il tempo di decidere che un forte stridio come unghie su di una lavagna mi entrò nella testa. “Chi c’è qui? Chi c’è qui con me?!” urlai a squarciagola. Tutto tacque, persino la pioggia smise di tamburellare sui vetri. Il cuore mi batteva a mille e sentivo il sangue pulsare a ritmo nelle mie orecchie, avevo gli occhi iniettati di sangue, sei giorni senza dormire e senza vedere nessuno; che tutto questo fosse solo un’allucinazione? Che stessi sognando ad occhi aperti? Oh quanto avrei voluto fosse così … Circa un’ora dopo la scena era sempre la stessa, l’unica differenza era il cuscino strappato tra le mie mani e metà delle sue piume sul pavimento. Ne ero certo, stavo impazzendo! La bocca incriccata tanto stavo digrignando i denti, e i muscoli facciali erano tanto contratti da non riuscire ad assumere una smorfia normale. Ma quella scena da sanatorio fu interrotta dal grattare sul pavimento in legno, un grattare molto forte, come un uomo disperato che scava con le unghie la sua via di fuga fino a farsi sanguinare le dita, e ancora di più fino ad arrivare alle ossa. Ormai stavo cedendo, avevo i nervi a pezzi, chiunque mi stesse giocando questo brutto scherzo mi avrebbe ucciso se avesse continuato. La mia mente era ormai troppo debole, tanto debole da lasciarsi influenzare troppo facilmente dalle ombre provenienti dalla finestra. Rami come mani, foglie come donne e steccati come eserciti. A un tratto, buio totale. La luce della luna scomparve, e nella stanza regnò l’oscurità. Cercai disperatamente la lampada, ma, era scomparsa! Per Dio cosa avrei potuto fare secondo voi? La cosa più logica in quel momento per me fu lasciarmi scivolare dal letto e accovacciarmi al muro in un angolo, ma sentivo una presenza avvicinarsi con tanta foga che corsi verso l’armadio gattonando, mentre potevo persino sentire il fiato di quell’essere sul mio collo. Riuscii appena ad entrare nell’armadio quando sentii “Corri, coniglio. Corri!”, seguito da una risata malata più che malvagia. Cominciai un pianto isterico, ero stremato e una mano fredda e ossuta mi afferrò una caviglia trascinandomi via dalla stanza mentre cercavo di aggrapparmi al pavimento grattandolo e perdendovi le unghie.
“Aiuto!” gridai.
“Coniglio!”
“Aiuto!”
“Coniglio!”
“Ti supplico!”
“Povero coniglio!”.
Mi trascinò giù per le scale tanto trepidamente da farmi svenire. Quando mi svegliai ero in un campo, circondato da immonde figure con cicatrici sui volti, arti mozzati, catene ai piedi, e denti cavati. Due di loro erano persino orbi di entrambi gli occhi. Mi afferrarono tutti e mi portarono con forza in riva a un lago obbligandomi a specchiarmi.


-Provate ad immaginare la sua espressione nel vedere solo la luna e nulla più-




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Racconto scritto il 27/02/2016 - 20:59
Da Vincenzo Lagra
Letta n.194 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Scorrevole e coinvolgente. Sei bravo a narrare e con buona e valida descrizione non solo degli eventi ma anche dell'(oscuro) ambiente circostante. Finale intriso di follia. Bello il titolo. Vedo che l ambientazione notturna è il tuo forte...si denota anche da una tua precedente poesia che ho letto poco fa.

Giuseppe Scilipoti 22/09/2016 - 12:46

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