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Ho sempre avuto mani sbagliate su di me.

Mi sono fatta toccare dalle dita sbagliate, baciare da labbra di cui avrei dimenticato subito il sapore. Ho fatto l'amore solo una volta, le altre forse ho fatto in modo di convincere me stessa che fosse amore e non sesso. Ho tremato dell'insicurezza e pianto dopo dal pentimento. Mi chiedevo spesso perché la dolcezza che mettevo nei gesti, alla fine si trasformasse in amarezza. Tra le lenzuola i soliti pensieri. "Cos'ho fatto?" Non riuscivo mai a capire in che situazione mi trovavo, avevo lo sguardo perso, respiri esagerati, e il resto intorno a me che funzionava a modo suo e faceva le sue cose. Faceva me. A volte ho avuto anche paura di farmi toccare da mani il cui tatto e il cui sguardo fossero duri e freddi. Temevo che con me non facessero l'amore, che i loro sentimenti, non fossi poi tanto brava a scatenarli. Mi é successo di guardare un punto fisso mentre uno di loro era dentro di me, non provavo nulla. Sembrava andare tutto a rallentatore, perdere senso. Sembrava avessi bisogno di inventarmi le emozioni, giusto per sapere che ero ancora viva. Mi hanno accarezzato i capelli, baciato le labbra e lasciato segni lungo il mio collo. Segni che raccontavano di quelle notti false. Ho finto anche di godere a volte, sembravano contenti di saperci fare, ma in realtà erano talmente presi dal loro ego che non si sarebbero mai accorti che nel rapporto mancava qualcosa, un qualcosa che collegasse l'anima al piacere. La prima volta pensavo che fosse troppo doloroso, poi ho resistito, stretto i denti e creduto che lui fosse giusto. Lo é stato, non si é mai fatto dimenticare. Eppure sono stata una delle tante, dice. Ma la verità lui non la racconterà mai. Neanche io. É stata una storia troppo profonda per essere raccontata, verrebbe fraintesa e sminuita. Le mani di chi non ti ama hanno un tocco diverso, svaniscono al tatto. Ho pensato che non ci fosse niente di peggio che dare la soddisfazione di avermi. Loro avranno pensato sicuramente di aver ottenuto ció che volevano, ma io non c'ero mentre facevano quello che dovevano fare. Io ero altrove, ero ferma. Mi bastava improvvisare un sorriso per fargli capire che andava tutto bene, ma la verità é che non sento di essere presente già da tempo. La pelle finge, si vede. Ed io con lei.



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Racconto scritto il 18/05/2016 - 00:23
Da Chiara Spada
Letta n.221 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Brano convincente, un saluto.

Luciano Bellesso 18/05/2016 - 21:06

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Leggendo la tua toccante riflessione mi sovviene una parola: sfortuna. Incontrare le persone giuste è fondamentale per il nostro benessere psicofisico, ma spesso non accade.

Vincent Corbo 18/05/2016 - 12:57

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Mi giungi come lama tagliente. Descrizioni di stati emozionali descritti con efficacia e vigore. Sembra giunto il momento di attribuire il giusto significato al cedimento morale, chiamandolo con il nome più giusto utile a sentirsi appagati. Allontanare, insomma, lo stato di alienazione provocato da un rapporto ambiguo e artificioso. Con crudezza mi lascia gridare al maschio che non ci rappresenta: NESSUNO TOCCHI PIU EVA.

salvo bonafè 18/05/2016 - 08:50

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