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Tradimento

Difficile ricordarsi un periodo vissuto così intensamente, senza
sentirsi parte del quotidiano ma parte della vita e di qualcosa di
davvero più grande: le amicizie, la famiglia e tutte quelle piccole
felicità che, ora, non mi passano più inosservate.
Quel lasso di tempo siamo riusciti a viverli (io e Monica) con
gioia con le nostre famiglie, gli amici, la quotidianità. Dopo aver
pranzato (il giorno prima) a casa, cosa insolita da mesi, ci siamo
rilassati e decidiamo di prenderci una breve vacanza, assieme
alle persone più care, che per i noti motivi d’impegno non
riuscivamo più ne vedere ne sentire, tranne in web camera.
Nella vita di ognuno di noi, ogni giorno, siamo portati a fare
piccole o grandi scelte che ci spostano leggermente verso un
certo stile di vita che, diversamente, avrebbe sicuramente preso
un nuovo percorso. Ma perché non immaginare che questi bivi in
cui ci siamo soffermati a prendere decisioni, anche velocemente,
non siano, di fatto, realmente stati vissuti o commutati?
Il potenziale è immenso ed affascinante e, malgrado io non mi
sia impegnato mai ad approfondirne la veridicità scientifica, ho
sempre avuto la sensazione che potessero esserci centinaia di me
stesso in situazioni differenti. Bello, contorto ed estremamente
consolatorio. Ci eravamo appena ripresi dall’essere stati cacciati
dal centro dell’universo per diventare gli abitanti di un pianeta
periferico di una delle moltissime galassie che lo popolano,
quand’ecco un altro colpo al nostro orgoglio. Ad essere messo ai
margini questa volta è l’universo stesso che potrebbe essere solo
uno fra tanti. La realtà potrebbe consistere di moltissimi, forse
infiniti, universi paralleli e separati tra loro di cui nulla
sappiamo, ma nei quali condurrebbero la loro esistenza copie di
noi stessi, diverse tra loro magari solo per qualche dettaglio.
A seconda della teoria della fisica che prendiamo in esame si
genera un certo tipo di multiverso: c’è quello patchwork, quello
inflazionario, quello a brane, quello ciclico, quello quantistico e
via discorrendo. Ognuno di essi viene reso con una metafora
appropriata e sapiente: gli universi potrebbero essere come le
pezze della coperta patchwork che si ripetono identiche ogni
tanto, oppure come i buchi della groviera separati dal formaggio,
o come le bolle in una infinita vasca da bagno piena di
bagnoschiuma che si infilano una dentro l’altra. Molti differenti
approcci della fisica prima o poi si imbattono nell’idea del
multiverso, quindi, benché sia un’idea controversa, deve essere
valutata seriamente. In ogni caso, l’idea che ci siano altre
dimensioni nelle quali si aggirano le nostre copie imperfette è un
po’ inquietante. Alcuni dei primi ricercatori che hanno elaborato
questa idea l’hanno definita deprimente e sconvolgente. Secondo
loro ci depredava della nostra individualità. Io non la penso così.
Al contrario, sono pieno di stupore e meraviglia per la visione
più ampia della realtà che emerge dall’indagine matematica, Già
perché di tutto questo è colpevole la matematica: è per soddisfare
alcune equazioni che siamo incappati nell’idea di multiverso. Ma
la matematica non è una creazione della nostra mente? Questo è
un vero enigma. Abbiamo inventato noi la matematica per
decifrare il disegno che è dietro a ciò che percepiamo con i nostri
sensi? Oppure la matematica è cucita nella stoffa della realtà? Ci
sono diversi punti di vista al riguardo. Un giorno potrebbero
arrivare sulla Terra degli alieni e dirci: ma guardatevi, siete
ancora intrappolati nel mondo della matematica! Tuttavia al
momento faccio fatica a pensare a qualcosa di diverso per
decifrare il mondo. Ammettiamo che l’ipotesi dei multiversi sia
vera, il ruolo del caso nel nostro universo aumenterebbe: non c’è
nessun motivo per cui l’universo che conosciamo è fatto così
com’è, tant’è vero che ce ne sono molti altri. “Sì è così. Però ci
dovremmo essere abituati. La vita stessa è un fenomeno
transitorio e raro, anche se fosse vero il multiverso. Dovremmo
essere ben contenti della finestrella di opportunità che ci è stata
data, anche perché in termini cosmici si chiuderà presto. In che
senso? I dati ci dicono che nel futuro le condizioni non saranno
tali da sostenere la vita.
Ci rimane solo da sperare che il nostro è il migliore dei mondi
possibili. Se penso alla mia famiglia, non posso immaginare
niente di migliore. Ma se considero l’universo in cui vivo come
parte di un multiverso, non vedo perché debba essere speciale.
Mi viene un sospetto: in un altro universo potrebbero esserci una
copia di me e una di Monica che stiamo parlando in questo
istante? Anche se non possiamo dire in questo momento,
perché la nozione del tempo non è applicabile a tutti gli universi
nello stesso modo, tuttavia potrebbe avvenire. Naturalmente, se è
compatibile con le leggi della fisica. Forse in quell’universo però
lei sarebbe la persona geniale e io quella comune. Ritrovare posti
e luoghi a me noti. Sognare posti incredibili, immaginarsi in
milioni di variabili. Torniamo al nostro universo o multiverso qualsivoglia
e del splendido viaggio in crociera, dunque, anche grazie agli
amici e ai familiari che mi hanno fatto ricordare quanto sia bello
fermarsi e dedicare un po’ di ore alle cose più semplici.
Viaggio, approfondimento e svago, Spagna, navigazione e
attività di laboratorio, tutto questo in una nuova
proposta veramente originale (durata7 giorni e 6 notti).
Il laboratorio di Flumen si trasferisce dunque per 6 giorni su una
nave della compagnia Grimaldi sulla rotta di Barcellona
partecipare a un ciclo di conversazioni sui temi della storia
dell’arte e della mitologia antica, oltre una visita guidata della
città. Ma non solo: durante questa breve e intensa crociera
culturale Folknostrum dove a tutti i partecipanti sarà
possibile prendere parte a un ciclo di laboratori
dedicati ai temi della cultura popolare mediterranea.
Barbara Di Lorenzo e Carla Vaudo hanno presentato un
ciclo di conversazioni storiche e letterarie dedicato al mito del
viaggio e del mare, oltre che a Barcellona e ai protagonisti del
modernismo catalano.
Un viaggio, inteso come evento positivo, momento di svago e
distrazione, è un concetto assolutamente di questi ultimi cento
anni di vera rivoluzione socio-globale in cui noi tutti viviamo,
non senza difficoltà. Ma da sempre, lasciare la propria casa e il
mondo conosciuto per andare verso terre ignote era considerata
una vera iattura derivata dalla necessità!
Vi racconto qualche dettaglio della nostra crociera, innanzitutto
è durata 7 giorni dal 22 al 28 dicembre, più che sufficienti
secondo me per un viaggio in mare, soprattutto se 3 giorni di fila
devi passarli con il mare mosso, e per la frenesia di prepararsi
alla visita di Barcellona. Siamo partiti da Napoli e saliti a bordo
della M/v Cruise alle 15.00, ci siamo diretti al buffet a fare pieno
di energie ed alle 17.00 ci siamo goduti la partenza della nave
con un meraviglioso tramonto! Un sogno!
La giornata sulla nave era stata stupenda, avevamo girato tutto il
giorno per Barcellona con i nostri nuovi e vecchi amici e, giunti
alle 4 del pomeriggio, eravamo sfiniti e ci eravamo lasciati
cadere sulle poltroncine di un caffè appena dietro le Ramblas.
Volevo bermi un caffè ristoratore ma, siccome gli altri andavano
tutti di Coronita, mi adeguai ai più e via di brindisi.
Marco, il dentista, doveva essere quello di noi che reggeva
meglio l'alcool, perché dopo il quarto o quinto giro di birra si
accorse che se non ci sbrigavamo a cercare un taxi ed a tornare a
bordo rischiavamo di rimanere a Barcellona anche per la notte.
Fummo fortunati ed arrivammo appena in tempo, sentendoci
anche una buona dose di rimproveri da parte del personale della
nave che di lì a pochi minuti avrebbe chiuso i varchi e preparato
la nave per la partenza. La M/v Cruise lasciò il porto poco dopo
senza che quasi me ne accorgessi.
Arrivati in camera ero distrutto, stanco morto per il freddo ed il
gran camminare. Certo Barça era una città bellissima ma,
ragazzi. che corse per visitarla!
Appena arrivati in camera mi ero spogliato e buttato sul letto,
mentre Monica, senza nemmeno degnarmi di uno sguardo aveva
fatto lo stesso e si era chiuso in bagno.
Fu un attimo. Chiusi gli occhi e partii per il mondo dei sogni, mi
svegliai beatamente sentendo che lei mi stava baciando il collo,
mentre con la mano mi accarezzava la gamba, prima sul fianco,
poi scendendo fino al ginocchio per poi risalire piano all'interno
lambendo l'orlo dei box.
Riaprii gli occhi e la vidi già pronta, con un abito nero attillato,
dove lasciava intravedere tutte le sue forme.
"Ma che ci fai già vestita? Non dovevamo." gli chiesi.
Effettivamente era dalla mattina che volevamo fare l'amore ma
poi ci eravamo alzati tardi e, per una volta che eravamo in parola
di visitare la città insieme ai ragazzi che avevamo conosciuto,
non volevamo mancare agli impegni presi. Poi però rientrati a
bordo ci eravamo addormentati. Avevo appena il tempo di fare
una doccia veloce e vestirmi, ci attendeva la cena al ristorante
per la serata di gala, ed a quella non volevamo mancare.
Entrando in bagno lasciai volutamente la porta aperta ed il suo
viso non tardò molto a spuntare sulla soglia per osservarmi
mentre mi lavavo. La cosa mi piaceva un sacco e lei lo sapeva.
Così, ricoperto di sapone, non mancai
di mostrargli un assaggio di cosa si era perso lasciandomi
dormire.
Lei rimase a guardarmi, si vide che la mia vista aveva sortito
l'effetto desiderato.
Uscito dalla doccia, mentre ero chino sulla mia valigia cercando
il mio vestito sentii le sue mani afferrarmi i glutei ed una
frazione di secondo dopo la sua bocca che mi baciava
dolcemente. La sua lingua saliva piano verso l'alto, saggiando il
mio sapore per un istante, prima di continuare, sempre per un
secondo soltanto tra le gambe e poi su per la schiena. Era il
suo modo per dire: "non sarò solo io a contare i minuti per
tornare in cabina a fare l'amore, anche tu brucerai di voglia
insieme a me.."
E così devo dire che fu davvero la serata; arrivammo al ristorante
dove Marco e Francesca e gli altri ci attendevano da 10 minuti,
anche loro avevano l'aria di essersi appena svegliati, ma la qual
cosa non inficiava minimamente la bellezza di Francesca,
splendida nel suo tubino nero. Era alta poco meno di me, con
forme sinuose sia sul davanti che sul di dietro, aveva un
vestitino cortissimo e leggerissimo che quando ci sedemmo
scoprì buona parte delle gambe abbronzantissime, soprattutto in
confronto al mio colorino dorato di cui andavo orgogliosissimo.
La serata passò via veloce, tra lo spettacolo dei camerieri al
ristorante, il discorso sulla vita degli animatori da villaggio ricco
di aneddoti divertenti, per proseguire con lo spettacolo al teatro e
l'immancabile giretto al casinò dove vinsi 300 monetine alla slot
machine. Alla fine tra una cosa e l'altra ci ritrovammo sul ponte 9
all'una e mezza di notte a piluccare dolci e frutta del banchetto
di mezzanotte con altri due ragazzi di Torino che avevamo
conosciuto sempre sulla nave ma che tendenzialmente
preferivano girare da soli quando eravamo a terra.
Le stelle ci guardavano dall'alto ed una brezza nemmeno troppo
leggera ci sfiorava giocando con i nostri vestiti, credo che non
fosse sfuggita a nessuno la vista del capezzolo di Monica
scoperto dal vento più di una volta, nemmeno di certo sfuggita la
vista della mutandina bianca dell’amica Francesca.
Giunse l'ora di andare a dormire, ci alzammo per i soliti saluti ed
accadde una cosa che li per li mi sconvolse non poco. Ci stavamo
salutando quando, invece che sulle guance mi baciò praticamente
sulle labbra, ai lati della bocca. Non paga di questo, mentre mi
cingeva col braccio dietro la schiena scese con la mano giù sul
sedere, mentre mi diceva buonanotte ad alta voce, mi sussurrò
all'orecchio "a dopo, se vuoi" e mi strinse forte a se, sfiorandomi
con le dita i miei genitali e portando per un brevissimo istante il
suo pube a contatto col mio pene.
Nessuno si accorse di nulla, al punto che pensai davvero di
essermi sognato tutto. Rimasi lì come uno scemo a fare ciao con
la manina mentre vedevo gli altri allontanarsi verso le proprie
cabine e con Claudia che appoggiava il braccio sul mio fianco e
mi chiedeva se fosse tutto ok. Non dissi nulla,
tanto non avevo ancora capito bene se fosse successo davvero o
se fosse stato frutto della mia fantasia malata. Lei era così bella,
avevo già sognato di accarezzare quei lunghi capelli neri, di
sfiorare la sua pelle abbronzata e baciarla sulla bocca, ma erano
solo pensieri, sogni di una piccola debolezza.
Quando la porta della cabina si chiuse alle mie spalle ero ancora
mezzo sconvolto. Lo sguardo di Monica era chiaro, mi stava già
spogliando con gli occhi. Mi passò dietro e mi baciò sulla
schiena, sentivo che mi parlava e mi diceva qualcosa mentre
slacciavo la cintura, mi abbassavo la lampo e facevo scivolare a
terra i miei pantaloni. Le sue mani mi toccavano e mi accarezzavano
tutto il corpo, io armeggiavo con la sua biancheria intima.
Per un attimo sperai quasi che raggiungesse subito l’orgasmo,
ma in realtà ero sconvolto da mille venti, da un lato la
passione, l'emozione fortissima di quel contatto, l'idea che
potesse succedere qualcosa veramente con Francesca mi eccitava
tantissimo ed al tempo stesso mi spaventava e poi c'era Monica,
che mi amava ed ora era li pronta a fare l'amore con
me, cosa che certo non disdegnavo affatto.
Era una sensazione stranissima, provavo piacere ed al tempo stesso la
mia mente era altrove, una dolce tortura, una sete che nonostante
tutto il suo impegno, Monica non poteva placare. Dopo l’amplesso
si ritirò in bagno a farsi la doccia.
Mentre lei era in bagno il cellulare vibrò ed era proprio il
messaggio che speravo e temevo di ricevere: Alle 3.30 sul ponte
vicino agli idromassaggi se vuoi fare 2 passi?
Il cuore mi voleva scappare dal petto. Mancava ancora quasi un'ora alle 3:30, attesi che Monica uscisse
dal bagno per rinchiudermi io e lasciare che il sonno cominciasse
ad agire sulla sua stanchezza.
Uscii dal bagno che mancavano 20 minuti. Lei dormiva già
tranquilla. Non sapevo proprio che fare, andare? Restare?
Svegliare lei e parlarne?
Alla fine decisi per fare un giro, mi sarei avvicinata e poi boh.
Ma quando arrivai alla porta del ponte 9 che dava alla parte
scoperta della nave sentii la sua voce che mi chiamava da dietro.
Speravo tanto che saresti venuto mi disse. Ci sedemmo ad un
tavolino, la nave era quasi deserta salvo per i filippini che
pulivano i tavoli ed una coppietta che si baciava
appassionatamente su un lettino seminascosto all'ombra
dall'altra parte della nave. Le chiesi che cosa le era saltato in
mente di fare, e mi confessò di aver avuto una volta una storia
con un uomo e che io le piacevo moltissimo, ma che per il fatto
di esser sempre in giro con i rispettivi partners non c'era mai
stata l'occasione di parlarne. Era molto nervosa e le tremava un
pò la mano mentre giocherellava col posacenere sul tavolino, ma
feci finta di non accorgermene.
Parlammo e non senza difficoltà, riuscii a dirle
che anche a me lei piaceva molto e che, se fossimo stati soli non
so cosa sarebbe successo.
Non avevo ancora finito di dirle tutto che si avvicinò a me, mi
appoggiò una mano sulla gamba e mi baciò teneramente sulla
bocca. A quel bacio mi sciolsi come un ghiacciolo al sole
d'agosto, era tutto terribilmente eccitante, avrei voluto spogliarla
e amarla lì, subito su quel tavolino ma invece durò un istante
solamente. Poi mi prese per mano e mi disse di andare con lei.
Sotto lo sguardo un po' stupito ed un po' sghignazzante del
barista filippino rientrammo nella nave e salimmo nel primo
ascensore. Li ci baciammo di nuovo e le chiesi dove voleva
portarmi.
"Lascia fare a me" fu l'unica cosa che mi disse.
Vagammo un po' per le zone della nave al ponte 5 ma o erano
troppo esposte o ripresi dalle telecamere. Per un attimo fummo
tentati di entrare nella piccola cappella perfino, ma poi
trovammo la porta della biblioteca aperta e ci infilammo li
dentro. Era una saletta piccola. Con delle poltroncine a
forma di guscio con lo schienale alto imbottito ed avvolgente per
ridurre i rumori; noi ci sedemmo su una di quelle e riprendemmo
a baciarci. La situazione era terribilmente eccitante, sentivo le
mani di Francesca che mi accarezzavano il corpo ed io feci lo
stesso con lei. Lei si tolse la maglietta, rivelando due tette
bellissime, in verità, subito tornai a toccarla e baciarla.
Francy si tolse il toppettino e mi fece alzare invitandomi a fare lo
stesso e, mentre mi toglievo la maglietta proprio davanti a lei, mi
mise le mani sui fianchi e fece scivolare a terra i pantaloncini di
lino lasciandomi praticamente in box. Mi stava per sfilare anche
quelli ma li per li mi prese un momento di vergogna e mi ritrassi,
ero praticamente nudo, in un posto dove sarebbe in teoria potuto
entrare chiunque, e poi pensai a Monica che dormiva in camera
(se dormiva), e pensavo anche a mille altre cose ma poi,
un altro suo bacio mi fece dimenticare ogni cosa e così anche
l'ultimo indumento che copriva le mie nudità cadde lasciandomi
completamente alla mercé della mia bellissima amica.
Appoggiata ad un tavolino alle mie spalle riprendemmo
ad amarci, le sue mani mi toccavano ovunque ed io non capivo
più niente, ero eccitatissimo e non obbiettai nemmeno nulla
quando la vidi inginocchiarsi davanti a me ed immergere il viso
tra le mie gambe.
Mi abbandonai sdraiato sul tavolo di marmo gelato, con le
mani di lei sul mio corpo e la mia mano che le teneva lì, ferme
immobili. Avrei voluto che quell'istante non finisse mai.
Francesca mi baciò sulla bocca, sfilando lentamente le dita, fu un
bacio dolce e salato al tempo stesso; sulle sue labbra sentivo il
mio sapore, una cosa strana. Restammo così per un tempo
indefinito, semi sdraiati su quel tavolino in una posa oscena,
soprattutto io, in bella vista davanti alla porta d'ingresso.
Quando il mio respiro si fu un po' calmato ed il cuore
riprese a battere ad un ritmo quasi normale guardai la mia bella
amica nei suoi splendidi occhi verdi e le sussurrai un grazie.
Ero terribilmente imbarazzato mentre cercavo di sfilarle pantaloncini
e mutandine, lei credo se ne accorse perché scese un attimo dal tavolo
e si voltò dandomi le spalle, quando le tolsi gli ultimi
due indumenti rimasi stupito di vedere che era completamente
depilata e nuda davanti ai miei occhi ed alle luci soffuse della
biblioteca. Fu davvero bellissimo, una cosa sproporzionatamente
bella ed eccitante, profondamente diverso dal sesso cosiddetto monotono.
Quando anche Francesca fu sazia delle mie coccole ci sedemmo
uno in braccio all'altra sulla poltrona e continuammo a lungo a
scambiarci baci e carezze, credo di poter dire che fu
un po' come una prima volta che facevo l'amore.
La magia finì all'improvviso, quando mi stavo per addormentare
con il viso appoggiato al suo seno, con un bacio mi disse che era
giunta l'ora di ritornare tra le braccia della mia Monica. Era solo
stata un'avventura, era ora di tornare da lei e io non volevo andare,
avrei voluto restare ancora con Francesca.
Lei invece, dopo avermi fatto alzare, si vesti senza nemmeno
guardarmi e anzi quasi parve seccata perché mi attardavo a
vestirmi. La via del ritorno fu terribilmente breve e veloce, ed
arrivati davanti alla sua cabina vi sparì dentro silenziosamente,
congedandomi con un sorriso ed un fugace ci vediamo domani.
A quel punto mi prese il dubbio di cosa dire se Monica si fosse
accorto della mia fuga, ero stato via quasi due ore e fuori,
sul mare, le prime luci del crepuscolo mattutino già facevano
capolino sul mare. Non potevo dire di essere stato a fare un giro
perché non riuscivo a dormire, o quantomeno non reggeva più di
tanto, ma il ventaglio di possibilità non era molto ampio. Alla
fine mi risolsi per incrociare le dita e sperare che non si fosse
accorta di nulla. Inserii la tesserina nella fessura ed entrai senza
fare rumore. Lei stava coricata sul fianco, né più né meno di
come l’avevo lasciata, tirai un sospiro di sollievo e prima di
sdraiarmi al suo fianco mi sedetti sulla sua sedia sdraio
meditando sull'incontro di quella notte.
Lentamente i miei occhi si abituarono all'oscurità e dopo un po'
mi accorsi che lei non stava dormendo, aveva gli occhi aperti e mi
osservava sorridendomi.
Cosa ci fai sveglia? fu l'unica cosa che riuscii a dire.
Ci fu un istante di silenzio prima che aprisse bocca per
rispondermi e disse: Come è andata con Francesca? Ti è
piaciuto? Risposi come hai fatto a capirlo? Intuito femminile
replicò! Mi sono sentito un verme e non ho saputo, anzi non ho
voluto negare il mio tradimento! Ci siamo spiegati, chiariti e alla
fine mi ha perdonato, ma ciò non toglie che le ho procurato una
ferita indelebile. Il resto del viaggio lo abbiamo trascorso come
nulla fosse accaduto, ma qualcosa pure di impercettibile ha
incrinato il nostro rapporto di coppia, con la speranza che col
tempo venga appianato.
Allo sbarco a Napoli siamo tornati alla nostra rispettiva
quotidianità.



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Racconto scritto il 08/08/2016 - 23:29
Da Savino Spina
Letta n.504 volte.
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Commenti


Se una scappatella investe la coppia, far finta di niente e imporsi di chiudere un occhio, soffocando la propria natura e il proprio istinto, rischia solo di danneggiare ancora di più relazione, trasformandola in una sofferenza logorante. Se non si ha la mentalità per "lasciar correre" ed è legittimo non averla, perché ognuno vive e concepisce l'amore secondo la propria indole, allora non si dovrebbe provare a sopportare con fatica il tradimento, comportandosi in modo innaturale e soffocando il proprio istinto.

Savino Spina 09/08/2016 - 20:15

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