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Il Pescatore di Rose

In questa notte che mi parla da lontano sogno il mio capitano e lo vedo tornare a bordo di quella donna che sfida la mia gelosia. Il risveglio mi lascia il sapore di una speranza viva che io ingoio, conservando la perla di una promessa. Della mia vanità ho fatto una collana che nascondo sotto la divisa dell'ingenuità e che io porto, obbligata dalla mia età.


Nel tempio abbandonato da un culto superato, io facevo voti per il mio amato e mi promettevo ad un dio perché lo facesse mio. Pregavo per farmi amare, come lo vedevo fare la notte, quando la sua forza mi portava a scappare e l'innocenza la potevo toccare con carezze rubate a donne fortunate, che la mia fantasia sostituiva a quelle mancate.
Pensavo che una volta cresciuta anche lui mi avrebbe voluta, così proteggevo quel mio segreto mentre imparavo a diventare grande, fra le carezze di chi mi scopriva e quella suora che mi rivestiva.
"I tuoi capelli sono il segno del demonio!"
Che abominio.
E mi insegnava nel sangue a tenere chiuse le gambe, ma io scappavo nel vento del mare e quelle ferite non ancora guarite sotto il sale le sentivo bruciare.
Oggi, nelle forme frastagliate della mia gioventù, lo vedo desiderare la mia virtù e il senso di colpa per volermi amare pesa sulle botte che viene a darmi di notte.
Mia madre mi osserva con gli occhi della sofferenza e un misto di invidia e diffidenza, quando mi vede ballare e sorprende lui a guardare, mentre io gioco a farmi desiderare e fingo di promettere ad un dio dimenticato la mia verginità.
Così, metto su una bilancia le lacrime che verso ad ogni partenza, a cui mia madre risponde con sorrisi invisi e l'ago della verità rimane sempre sospeso a metà, fra la mia voglia di sentirlo morire e la suora che mi vuole guarire. Ogni giorno rimango per ore a parlare con il mare, provando ad ascoltare, per riuscire a sentire la sua voce, e mi sembra più leggero il peso di questa croce, che mi condanna ad amare un uomo ed il suo viaggiare.


Ma nel risveglio di questo mattino, con la voce di mia madre, irrompe nella mia vita il sapore della realtà.


"Questa volta non tornerà! La Prime Rose affonderà"


E mi parla di una punizione divina, di una tempesta vicina che mi avrebbe salvata dalle pene dell'inferno e piange l'unico uomo per cui è giusto dare la vita


"Solo Gesù non mi ha mai tradita!"


E il cielo si rovescia, nel pianto della sconfitta e nel tremore della collina realizzo che è finita, il suo triste inacidire me l'ha fatto morire. Nella pioggia urlo contro Dio, perché a soffrire sono rimasta solo io. Non c'è riposo al mio sentire disperato e perdo a poco a poco il senso dell'uomo desiderato, insieme al sapore del suo desiderio, del mio cuore questo triste martirio.


E non ha più senso ballare e non ha più senso giocare su questa rosa e il mare che ne ha fatto la sua sposa. E ritorno a camminare ai confini della vita, io che sul quel legno usurpato ho trovato la spina che mi ha colpita.


Una piccola folla ascolta la storia di un marinaio e della sua dipartita ed il pianto di quelle mogli ha una sola voce, che non posso avvicinare alla mia, per onore di una verità che rimarrà solo mia. I bambini lo guardano rapiti e forse il pianto di oggi diventa quello di domani, per una sorte condivisa, divisa da una madre che smette di rimpiangere un marito e inizia a piangere un figlio; cambiano i nomi ma la sorte è sola ed io con lei nella sfida ad una nuova vita. Cala il sipario sull’ennesimo racconto di morte, il profumo di storia lascia spazio all’odore di pesce, le donne si allontanano perché è tempo di pensare alla vita, mentre io mi avvicino a quell’uomo che assomiglia a mio padre solo se chiudo gli occhi.


"Pescatore, ti prego portami via"


E scopro che tutto ha un costo e che per navigare bisogna pagare. Così ripenso ai motti di mia madre


"Se al cielo vuoi esser gradita, non fare merce della tua vita"


Ma la mia recita è finita, la mia innocenza è bella che smarrita. Non ho più bisogno di far credere ad un uomo che la conservo come un dono, così mi vendo per un'altra partita e per un viaggio di coraggio.


"Forza cara, che questa è solo la salita"


E mentre mi spoglia con avidità e ingordigia aumenta il peso della mia valigia, fatta di sogni, di speranze perdute, di orrori e malattia, la mia


"E sì, Confesso padre, perché ho peccato"


Nel tradire l'unico uomo che io abbia mai amato.




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Racconto scritto il 18/08/2016 - 11:25
Da Denise Villa
Letta n.253 volte.
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Commenti


A metà fra prosa e poesia. Ha il suo fascino però, questa composizione con questo stile: che faresti bene ad affinare per raccontare il mondo o quello che vuoi in modo efficace e unico. Complimenti

Luciano B. 22/08/2016 - 11:25

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