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La Vampilupa esilarante

Diventare un demonio è stata la cosa più bella che le sia mai capitata, per demonio intendeva un essere immortale, maligno e perverso, un misto tra vampiro e licantropo, il vampilupo, come amava definirsi. La parola “vampiro” sinceramente non le andava molto a genio, perché secondo lei rievocava l’immagine di quei odiosissimi topi alati, mentre vampilupo le si addice molto di più, per il lupo che rappresenta quel senso di coraggio e libertà.
Quando era ancora una mortale, viveva decisamente in maniera anonima e si sentiva una nullità: sempre disponibile con tutti, sempre gentile, sempre obbediente; sempre stupida insomma. Purtroppo se ne è accorta nel modo peggiore: la sua migliore amica (o sedicente tale) usciva con il suo ragazzo. Ovviamente non si limitavano solamente ad uscire insieme e il lato buffo della storia è che tutti lo sapevano, gli stessi amici che aiutava sempre a scuola, a cui prestava i soldi quando ne avevano bisogno, che rincuorava quando erano giù di morale.
Dovevate vederla, poi, quando ha beccato la fantomatica amica con le mani nel sacco oh pardon, nei pantaloni! Ha semplicemente sussurrato un: “Scusate, non volevo disturbarvi”, seguito da una fuga disperata, irrimediabilmente patetica non trovate?
A casa non poteva parlare dei suoi problemi, non importava niente a nessuno.
Suo padre, sempre troppo brillo e con la cintura a portata di mano, la obbligava a rinchiudersi nella sua stanza con la radio costantemente accesa e a tutto volume. Eppure lei continuava a coprirlo con una coperta quando si addormentava ubriaco fradicio sul divano.
La madre era scappata poco dopo la morte del suo fratellino. Non la biasimava, per carità, ma avrebbe anche potuto portarla con sé nella villa con piscina del suo nuovo convivente! In fondo, quando Dario (il fratellino) è morto, era sempre con lei; le faceva le treccine ai capelli e lei sorrideva e diceva che le voleva bene.
“Chissà com’è morire” pensava in un momento disperata, guardando la strada dalla finestra della sua camera e aggiunse “potrei provare, ma ho troppa paura del dolore”.
“Io conosco un modo indolore”, non fece in tempo a reagire in alcun modo che qualcosa la afferrò e si attaccò al suo collo, succhiandole via la vita e non faceva così male in effetti.
Orion il vampilupo, l’aveva accontentata! Morta e risorta nel giro di pochi minuti; aveva battuto ogni record e quando si risvegliò non c’era più traccia di quell’essere. Un altro a cui non importava nulla di lei, poco male, ormai ci aveva fatto l’abitudine.
Si diede un’occhiata allo specchio e notò che il suo fisico era diventato perfetto: la carnagione candida, gli occhi azzurri e per la prima volta si vedeva bellissima e si mise del rossetto alle labbra; capì di essere stata vampiluporizzata e quando sentì l’odore del sangue circolare nel corpo di suo padre. Le venne una voglia mostruosa di assaggiarlo e fu senza dubbio il sangue peggiore che lei abbia mai assaggiato: quel retrogusto di alcool era a dir poco disgustoso! Rinunciò a succhiarlo tutto, il liquido lasciò lì a terra, il padre agonizzante; gli mise una coperta addosso,come faceva sempre, perché non sentisse freddo e se ne andò alla villa della sua amata mamma. La signora stava per mettersi a letto; dalla finestra aperta la salutò: “Ciao mammina!” Non sa perché, si mise a strillare, forse le facevano impressione i canini troppo allungati o il sangue sui vestiti? Chi lo sa?
Entrò e l’azzannò, nonostante le davano molto fastidio le sue urla. Aveva un buon profumo la sua mamma, chissà quanto le era costato? Le fece qualche treccina ai capelli; le sono sempre state così bene! Ma era tardi e fu costretta ad andarsene.
Le venne in mente che poteva andare a fare un salto a casa di Fabio, dove di solito si riuniva la compagnia il sabato sera prima di decidere dove andare. Entrò dalla finestra ed esordì con un:
“Ciao ragazzi!”
Ancora una volta tutti strillarono. Che usanza strana quella di mettersi a urlare come pazzi davanti ad una ragazza con canini un po’ troppo lunghi e gli abiti sporchi di sangue!
Dei due fedifraghi, però non c’era traccia e si congedò con un caloroso e sorridente: “Arrivederci! Ci si vede in giro!”
Ma loro urlarono di nuovo. Che strazio! Se non la volevano più vederla bastava dirlo! Che bisogno c’era di strillare a quel modo?
Allora andò a cercare Silvio e Donatella, i due traditori.
Lui, come sempre, era ancora in tuta: ritardatario cronico e come al solito la sua finestra era aperta. Non c’è da stupirsi se tutte le finestre erano aperte quella sera, era estate e faceva un caldo torrido e l’afa toglieva il respiro? A lei non importava più di tanto, era immortale!
“Hai uno scatolone di cartone che non ti serve più?” rivolto a Silvio.
Come si spaventò! Che scena divertente, la ricorda ancora. Era proprio un bel ragazzo; si era sempre chiesta perché, uno come lui, come mai stesse con una come lei? Probabilmente se l’era domandato anche lui negli ultimi tempi e non trovava alcuna spiegazione.
“Ah, sei tu!” disse rincuorato “Non usi più le porte?”
“Trovo più comode e divertenti le finestre.” Rispose lei
“Sei strana stasera! Cos’hai?”
“Assolutamente nulla. Mi vedi diversa?”
“Non ne sono sicuro.” Ribadì Silvio; prese gli occhiali dal tavolino, perché senza quelli, poveretto, non vedeva bene peggio di una talpa. Impallidì visibilmente quando gli sorrisi.
“Ma che hai fatto? Dove sei stata? Ma Rita sei proprio tu? Da quando hai questo corpo da favola?!”
Accidenti, ma come faceva a piacerle un idiota del genere?
“Il corpo? Che ne dici dei denti? E i vestiti sporchi di sangue? Replicò Rita! Va bene, non importa! Allora ce l’hai o no uno scatolone? Me ne serve uno grande!” aggiunse Rita
“Sì sì, adesso te lo porto!” Silvio si affrettò a rispondere!
La fissava come se fosse Sofia Vergara e gli avesse appena chiesto di venire a letto con lei. L’idea che fosse una vampilupa non lo sfiorava nemmeno e ciò la sconcertava parecchio; ma almeno non urlava!
Silvio tornò con lo scatolone: era perfetto.
“Grazie mille!” esclamò sorridendo Rita e aggiunse “dovresti starci alla perfezione!”
Silvio non ebbe il tempo di rendersi conto, di quello che stava per succedergli, che immediatamente Rita, gli balzò addosso e lo azzannò.
Quando l’ebbe prosciugato dell’ultima stilla di sangue, lo smembrò per bene: prima le gambe, poi le braccia e infine la testa.
Molto delicatamente, ripose nello scatolone i pezzi del suo bel corpo e si avviò verso casa di Donatella.
Appena in tempo! La colse proprio un attimo prima che uscisse.
“Ciao Donatella!” Iniziò: “Senti, volevo dirti che non me la sono presa per la storia di Silvio. Te lo puoi tenere, non mi interessa più!”
Sorrise anche lei e la ringraziò. Dichiarò che era felicissima di non aver rovinato la loro amicizia, il loro rapporto era importante per lei; ci teneva moltissimo!
L’abbracciò e poi le chiese cosa c’era nello scatolone.
“Il mio regalo per te, in segno di amicizia!” Rispose, raggiante Rita.
Lo aprì e lì per lì si limitò a guardarne perplessa il contenuto.
Quando ebbe realizzato che gli occhi che la stavano fissando non erano quelli di un manichino, bensì quelli di Silvio, iniziò a strillare, a strapparsi i capelli, a maledirla, a picchiarla e infine corse in casa urlando frasi senza senso; probabilmente aveva avuto una crisi di nervi ed era sotto shock.
Accidenti, che ingrata però! Le aveva ceduto il suo ragazzo, gliel’ha portato fino a casa, l’ha prosciugato perché non sgocciolasse e non le sporcasse casa. E lei la ripaga così?
Ecco cosa si ottiene ad essere gentili con gli altri!



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Racconto scritto il 01/09/2016 - 22:18
Da Savino Spina
Letta n.537 volte.
Voto:
su 2 votanti


Commenti


Dopo Dracula, la Rice e la saga di Twilight, dopo i più svariati film e Buffy, dopo tutto il panorama che conoscete e amate a proposito di queste figure. Ho voluto ironizzare, creando la vampilupa, che un ibrido tra vampiro e licantropo. Ho dovuto banalizzare il racconto, per accentuare il giusto umorismo, evitando di attribuirgli significati, con spunti psicologici e sociali.

Savino Spina 02/09/2016 - 12:06

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