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Ad un angelo senza ali

Strana storia d’amore la nostra: io grande e grosso, tu piccola, nera e con due occhi scuri come la notte.
Sei entrata nella mia vita quasi per caso, per una di quelle coincidenze impensabili e meravigliose che il destino ti regala, e per le quali tutto ciò che era vero prima, dopo non lo è più.
Coda sempre alta, quattro calzini bianchi, quasi fatti apposta per darti quel tono un po’ snob, un petto candido come la neve, sei stata la cosa più dolce ed invadente che abbia mai visto.
Mentre eri con me, non sapevo neanche perché ti amassi tanto, eri tutto ciò che non ci si attenderebbe da un cane: asociale, chiassosa, ladra, randagia nell’anima, sempre pronta a rivendicare il possesso del tuo gregge di esseri bipedi inconsapevoli di essere di tua proprietà.
Ti ricordo in quella scatola di cartone, povero esserino abbandonato, ma con un carattere ed una dignità che mi sono sempre sforzato di conservare vergine, anche a costo di strapparmi il cuore dal petto nel mio ultimo atto d’amore per te.
Fosti tu a scegliermi: i tuoi fratellini mi corsero incontro piccoli e meravigliosamente goffi come solo i cuccioli sanno essere, mentre tu mi rivolgesti solo un’occhiata e ti girasti di schiena.
In quel momento mi dicesti : “ io sono questa, prendimi con te per come sono o vattene via.”
Ovviamente sapevi che non sarei stato capace di resisterti, lo hai sempre saputo del resto e ne hai approfittato fino a rendere ogni tuo respiro un pezzo del mio cuore.
Abbiamo vissuto occhi negli occhi, rispettandoci ma soprattutto amandoci al punto di non essere più un uomo ed un cane, ma due entità tanto profondamente unite, da avere superato, senza accorgercene, tutte le differenze.
Le tue zampe erano mani e piedi, i tuoi denti chicchi di riso, la tua espressione un eterno sorriso che mi regalavi mille e mille volte ogni giorno.
Parlavamo la stessa lingua, io la tua e tu la mia ed avevamo sviluppato un linguaggio tutto nostro, con il quale non abbiamo mai smesso di comunicare.
Tu riconoscevi l’espressione dei miei occhi, io capivo ogni tuo gesto, ogni leggera oscillazione del tuo capo, ogni suono che usciva dalla tua bocca: ero il tuo interprete, il tuo amico, il tuo papà.
Sei stata la mia tempesta, il mio sole, la mia luna: le nostre passeggiate erano attimi che ci regalavamo, la gente vedeva un uomo ed un cane, sorrideva nel vederci parlare, ma a noi non importava, io e te eravamo una forza della natura e nessuno avrebbe mai potuto spezzare quel filo invisibile che ci legava.
Pensassero pure che ero un po’ pazzo, che eravamo un po’ pazzi: quei momenti erano talmente nostri che nessuno avrebbe mai potuto capire la nostra squinternata storia d’amore.
Mi hai regalato l’amore più puro dell’universo, quello fatto di gesti semplici e silenziosi, quello che non si grida, ma si vive, quello fatto di complicità, di comprensione, di dignità, di rispetto.
Continuerò a vivere, amore mio: a pensarci bene andando via mi hai regalato una vita ancora più piena.
Le mie mani saranno le tue zampe, con i miei occhi vedrò per te tutto ciò che il tempo ti ha negato, respirerò per te, camminerò e parlerò la tua lingua come se tu fossi sempre al guinzaglio, giusto un passo davanti perché nessuno osi sfiorarmi.
So che non lo vorresti, ma adesso ho la morte nel cuore, piango come un bambino, il semplice respirare mi fa star male, come ti fa star male tutto ciò che è incompleto.
So che non lo vorresti amore mio, ma piango per te, per tutto ciò che non è stato, per tutto ciò che ancora avevamo da dirci, per quel pezzo d’anima che adesso corre con te, in quel luogo dove ci rivedremo non più schiavi del tempo e della carne, ma finalmente liberi di continuare ad amarci in modo semplice e puro per tutta l’eternità.
Sai che dovevo lasciarti andare, la malattia ti aveva resa ciò che non avresti mai voluto essere, sai che dovevo liberarti e sai anche che le parole “ sono pronto ” , mentre di davo l’ultima carezza e l’ultimo bacio sono state le più dure da me mai pronunciate.
Sai che quell’anestetico scorreva nelle tue e nelle mie vene, sai che il farmaco che ti ha fermato il cuore ha incancrenito anche il mio.
Eppure dovevo farlo, eppure mille e mille volte ancora lo rifarei, regalandoti il mio estremo atto d’amore.
Ti ho resa libera e felice a costo di morire un po’, a costo di farti omaggio del mio dolore, di dedicare alla tua dignità quel pezzo di anima che non ho più.
Il tempo farà il resto, un giorno parlerò di te senza lo strazio che mi uccide adesso, un giorno sorriderò al ricordo del mio amore strano a quattro zampe e forse in quel momento mi giungerà di nuovo la voce del tuo cuore che mi chiede di regalare lo stesso amore ad un altro randagio, magari folle come te.
Lo amerò come te, lo amerò per te, lo amerò come tu mi hai chiesto di amarti ogni giorno della tua breve vita.
A più tardi, amore mio.



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Racconto scritto il 07/09/2016 - 15:32
Da Ivano Ciminari
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