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L'ultima volta

«Run rabbit run, dig that hole, forget the sun…»
Corri coniglio. Corri finché puoi. Lei è lì che ti aspetta sul ciglio della strada, al solo pensiero ti sembra già di scorgerla all'orizzonte, fasciata in quella gonnellina che la fa sentire sexy. È solo un miraggio. Il tragitto è ancora lungo.
“Ed eccoci qui, di nuovo insieme, forse per l’ultima volta”. Lo pensava davvero Luca, ogniqualvolta la vedeva, la faceva entrare in casa, la stringeva tra le braccia. Si ripeteva che quella era l’ultima e, di conseguenza, andava vissuta come tale. Aspirare tutto il suo profumo, con avidità, come un fumatore alla boccata finale. Ci ricascava sempre però. Non riusciva a fare a meno di quella piccola donna che aveva sciaguratamente invaso la sua vita. Alessandra, per conto suo, non si dava mai per vinta. Tanto lei mancava di orgoglio quanto lui di forza di volontà. Una coppia che avrebbe suscitato l’interesse dei più illustri psichiatri probabilmente. I problemi di lui venivano colmati da quelli di lei. Quella voglia di trasgredire che da sempre lo accompagnava aveva fatto centro nel cuore della bella Alessandra, da sempre desiderosa di attenzioni più che di un vero amore.
Si era addormentata. Adorava guardarla in quella situazione, appoggiarsi al suo corpo incredibilmente caldo, chiedersi cosa stesse sognando, da cosa dipendesse quel dolce sorriso che le abbagliava il volto. “Mi piace quasi quanto quell’espressione che fa quando lo facciamo…”.
«Luchè? Ma mi sono addormentata?» mugugnò lei teneramente.
«Nooo… non è mica mezz’ora che ti guardo fare le tue solite faccine… e comunque anche io prima ho schiacciato un pisolino, poi ho preferito non svegliarti.»
E d’altronde, come avrebbe potuto farlo: ritornava ad essere dolce ed indifesa dopo il sesso.
«Cazzo! ma che ore sono allora?» disse lei allarmata.
«Ma sarà l’una, non lo so…»
«Oddio! Tu mi sfinisci Lù… poi mi addormento come una pera cotta e faccio tardi. Ogni santa volta così. Beh, direi che è il momento di darsi una mossa» aggiunse, alzandosi dal letto.
“La sfinisco? Possibile?” pensò lui. “Lo dice solo per farmi contento, mi conosce...” Aveva sempre maggiore difficoltà a letto. Voleva dare il massimo, con l’idea che la loro ultima volta insieme sarebbe dovuta essere magica, speciale. Ansia da prestazione la chiamavano. Come se non bastasse, ad essa si accompagnava un’altra terribile sensazione. Negli occhi di Alessandra, nuda sotto di lui, rivedeva Chiara, la sua donna. Una sola cosa le accomunava: lo sguardo nero, avvolgente e implacabile.
Il senso di colpa allora lo avvinceva, proprio nel momento in cui avrebbe dovuto dar sfoggio della sua virilità. In una vertigine i due corpi si sovrapponevano, mille e mille momenti ricorrevano nella memoria di Luca.
Le notti passate con Alessandra su quel lettino talmente striminzito da doversi rannicchiare per evitare di far penzolare i piedi; le serate al paese con Chiara, le loro prime volte in auto, quando era ancora uno studente pieno di voglia e fantasia, quando era tutto più semplice. I loro fremiti, sussurri, lo sciogliersi e il contrarsi delle loro dita… non poteva andare avanti così.
«Rimani là a dormire, mi raccomando… mettersi i boxer? Per carità! Riaccompagnami a casa così come stai, sai che risate ci facciamo se ci fermano i carabinieri!» disse lei, dirigendosi verso il bagno. Era più accigliata del solito, Luca se ne accorse.
«Sei tu quella che sta in bagno un’ora, mica io! Un minuto e sono pronto» replicò lui, seguendola in bagno. In quel bagno Alessandra era capace di passare un tempo infinito. Si contemplava allo specchio, cercando chissà quali risposte da quella donna opaca riflessa in esso.
“Ma dove ho messo le mutande?” si chiese Luca. «Ah, eccole» disse, vedendole in un angolo, vicino agli slip di Alessandra, microscopici a confronto.

Era accaduto tutto in maniera inspiegabile. Il pensiero di tradire Chiara non gli era mai passato per la testa. Era innamorato, sereno. Non avrebbe mai detto di essere in grado di mantenere una relazione segreta, così lunga per giunta. Era un tipo paranoico, ansioso, piuttosto insicuro. Quasi trent’anni e non aveva ancora perso il vizio di mangiucchiarsi le unghie, troppo corte, troppo da bambino per le mani grandi e pelose che si ritrovava. Aveva tradito solo una volta nella sua vita, aveva appena la barba e Chiara era ancora per lui la sorellina di Vittoria, compagna di tante avventure. La classica “botta e via”, complice l’estate e il vino. Nonostante ciò, si era sentito un verme, il venir meno all'impegno con Marianna, suo primo amore, l’aveva logorato.
Quanti anni erano passati da quella notte d’estate? Si chiedeva Luca, con la mente annebbiata. Dalla notte in cui aveva iniziato ad assaporare davvero il gusto del brivido, della trasgressione.
Forse ci provava gusto a sentirsi un verme, a strisciare per terra senza guardare più il cielo. Forse ci provava gusto ad annichilirsi in una storia senza uscita, a maltrattare Alessandra che meritava di meglio, a marcire nel senso di colpa.
Ma d'altronde quella era la loro ultima volta, pensava Luca: perché porsi tutte quelle domande?



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Racconto scritto il 06/12/2016 - 21:38
Da All_of_me loves_all_of_you
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