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UNO STRANO INCONTRO A NATALE

Era una serata come tante. Faceva un freddo micidiale, e qualche fiocco di neve cadeva, senza posarsi. Troppo freddo comunque, per starsene in giro, ma non era dell'umore per chiudersi in casa, a rimuginare, da solo. Era piuttosto tardi, ma il suo bar preferito era ancora aperto. Si coprì il volto, alzando di più il collo del cappotto, ed attraversò, il locale era proprio di fronte. Entrò a testa bassa, ordinò qualcosa da bere, e andò a sedersi, ad un tavolo in fondo. Quello era il suo posto, da lì aveva un'ampia visuale della gente che entrava ed usciva. Gli piaceva osservare la gente. Forse per via del suo lavoro. Estrasse dalla borsa il suo portatile, ed aprì il file su cui stava lavorando. Una pagina bianca. E il cursore che lampeggiava. Abbassò il monitor. Non riusciva a concentrasi, e quell'odioso cursore, gli ricordava che aveva il suo editore alle costole. E già, la scadenza era vicina, e a lui non veniva uno straccio d'idea. Intanto gli avevano portato da bere. Bevve un sorso, cercando di rilassarsi e si mise ad osservare la gente che entrava.
Mancavano tre giorni a Natale, ma non era dell'umore più adatto per passarlo in famiglia. Era troppo sotto pressione, e per quell'anno avrebbe fatto volentieri a meno dello stuolo di parenti, sempre pronti ad impicciarsi della sua vita. Soprattutto, quella sentimentale. D'accordo era single, ma non gli sembrava poi tutta questa, catastrofe, anzi, ci si trovava bene nella sua solitudine. Quasi sempre. A volte gli pesava un po' non avere qualcuno, con cui dividere la giornata, ma erano solo momenti no. E poi non sarebbe rimasto solo per sempre.
Diede un'occhiata al monitor. Aveva il cervello totalmente bloccato. Quel romanzo era fermo su di un binario morto e lì sarebbe rimasto per un bel po'. Si grattò la testa, con fare un po' pensieroso e un po' indolente. Era un tipo che attirava gli sguardi, anche se non sene curava, anzi spesso neanche si rendeva conto di essere attraente. Delle risate, un po' sguaiate catturarono la sua attenzione. Alzò la testa di scatto. Volgendo lo sguardo nella direzione dalla quale proveniva quel suono, sgradevole. Il suo solito sorriso, morì in una smorfia di disappunto. Erano entrate delle ragazze giovanissime, truccate, in un modo che definire pesante, voleva dire minimizzare, e molto. Avevano i capelli tinti, alcune anche con ciocche colorate di verde o blu o peggio rosa. Rabbrividì. Le labbra erano molto rosse, l'ombretto...era così spesso da superare il suo piumone, e come se non bastasse gli occhi erano cerchiati di nero, e indossavano dei vestiti assurdi. Pantaloni strappati, maglie corte e scollate, accessori sgargianti, ed unghie sulle quali non volle soffermarsi. Orrore. Ma dove diamine erano i genitori di quelle ragazze? Erano forse, ciechi e sordi? Ordinarono da bere, con molta sicurezza, e altrettanto sicure, si guardarono intorno. Stava per distogliere lo sguardo, quando una di quelle ragazze, attrasse la sua attenzione. Era molto diversa. Vestita allo stesso modo, con lo stesso trucco, certo, ma aveva modi differenti. Sembrava che si trovasse lì, per sbaglio. Aveva un volto molto dolce, o almeno lo sarebbe stato senza quegli strati eccessivi di trucco, e aveva un'aria smarrita. Avrebbe voluto avvicinarla, ma come? Si mise ad osservarla. Parlava a voce più bassa, delle altre, e non sembrava affatto a suo agio. Avrebbe voluto aiutarla, ma non immaginava come. Tornò al suo lavoro. Qualcosa gli sarebbe venuta in mente, forse. Stava cercando di dare un ordine, alle frasi che gli affollavano lei idee, assai confuse, quando delle nuove risate, attrassero la sua attenzione. Le ragazze, ridevano e guardavano nella sua direzione. Fece spallucce, e si sarebbe rimesso a scrivere, se le altre ragazze, non avessero cominciato a spingere, l'altra, quella più dolce, verso di lui. Non gli piacevano certi giochetti. Cercò d'ignorarle. Intanto lei si era avvicinata al suo tavolo.
<<S...salve...posso sedermi?>> Chiese. Ma si vedeva, che avrebbe preferito trovarsi altrove. In un primo momento pensò di mandarla via, ma poi guardandola negli occhi, non ne ebbe il coraggio. Sembrava, così smarrita, ed era anche molto bella, molto di più delle altre. Peccato, che fosse conciata in quel modo.
<<Prego.>> Disse indicandole una sedia. Era alquanto in imbarazzo. A guardarla doveva avere circa undici o dodici anni, meno di lui.
<<Io sono Roger. Come ti chiami?>>
<<Gill...costa stavi facendo?>> Si guardava intorno, continuando a volgere lo sguardo verso le amiche, che intanto sembravano godersi la scena.
<<Sono. Uno scrittore.>>
<<Ah...e cosa scrivi?>> Per un attimo le si era illuminato lo sguardo.
<< Romanzi gialli, e di spionaggio.>>
<<Interessante...>> Poi non disse più nulla. Intanto le “amiche” facevano gesti e risatine, nella loro direzione, mettendola ancora più in imbarazzo.
<<Ti piace leggere?>> Le chiese.
Lei si limitò ad annuire. Era strano, di solito frequentava solo sue coetanee, e non nell'ultimo periodo, ma quella ragazza lo incuriosiva.
<<Ti va se andiamo via di qui?>> Lei saltò sulla sedia. E lui si diede dello stupido.
<<D...dove?>>
<<Dove, vuoi, ma lontano, da quelle tue irritanti amiche.>> Lei, continuava a guardarlo con sospetto.
<<Al parco?>> Chiese Gill. Roger sapeva, che nonostante il freddo, sarebbe stato affollato, per via del consueto spettacolo natalizio, e a quanto pareva doveva saperlo anche la ragazza. Non era minimamente allettato all'idea di congelarsi, pressato tra la folla, ma non voleva essere frainteso di nuovo. Chissà, perché si dava tanta pena, neanche la conosceva.
<<Il parco, andrà benissimo.>> Le disse convinto. In fin dei conti, poteva sempre riaccompagnarla a casa, e tornare alla sua, vita, senza pensieri e poi era un modo per allontanarsi da quel locale.
Appena uscirono, furono investiti dall'aria gelida. Poteva prendere la macchina, ma non voleva metterla di nuovo in allarme.
<<Va bene, se camminiamo?>> Lei annuì. Fortunatamente il parco non era troppo lontano. La prese per mano, e subito una strana corrente passò tra loro.



Il parco, era affollatissimo, e la musica alta, impediva di fare discorsi. Poi ad un certo punto, le gli chiese di allontanarsi, un po' dalla confusione. Lui stupito, acconsentì.
<<Non amo molto stare in mezzo a tanta gente...>> Sembrava impaurita. Gli fece tenerezza.
<<Neanche io. Sai?>> Lei scosse la testa.
<<E' una serata fredda.>>
<<Davvero? Non me ne ero accorto...ci mancano solo i pinguini!>> Per un attimo sembrò disorientata, poi un timido sorriso si affacciò sulle sue labbra. Roger, prese il suo fazzoletto dalla tasca.
<<Scusa...>> Mormorò, l'attimo prima,di chinarsi verso di lei, e strofinarle delicatamente, il trucco. Lei tremava, ma non si mosse. Poi lui si ritrasse.


Gill, lo guardò negli occhi. Era un bell'uomo. Le piaceva, ma quel gesto l'aveva disorientata. Quella per lei era una serata strana. Si era finalmente decisa, ad uscire con delle compagne di classe, ma se ne sarebbe rimasta volentieri in casa, a leggere. Di solito non si vestiva così, e non si truccava, molto, ma sapeva che se voleva essere parte del gruppo, doveva essere come il gruppo, anche se non le andava. Così come non le andava di avvicinare sconosciuti nei bar, ma se non l'avesse fatto di sicuro l'avrebbero presa in giro. Era così confusa!


<<Perché?>> Si lasciò sfuggire ad alta voce, arrossendo. Roger, però le sorrise.
<<Stai molto meglio, senza trucco, sai? Sei più carina.>> Era bellissima. E lui si sentiva morire.
<<Be' grazie, credo...>>
<<Guarda che lo penso, come penso che tu non sia tipa, da andare in giro...a cercare compagnia.>> Lei arrossì ancora di più.
<<Era...un gioco...più o meno...>> Farfugliò. Già, un gioco, pericoloso. Lei non aveva niente a che fare con quelle tipe lì.
<<Come le hai conosciute?>>
<<Sono in classe con me....mi parli del tuo libro?>> Voleva, cambiare discorso, e lui l'avrebbe assecondata, non voleva né metterla in difficoltà, né mortificarla.
<<Ti interessa sul serio?>>
<<Sì, anche se in genere preferisco le storie d'amore....sciocco vero?>> Lui scosse la testa. Non era sciocco e lei era dolcissima.
Cominciarono a parlare, e lui si stupì moltissimo delle sue conoscenze in fatto di letteratura, e del suo modo di porsi o gesticolare. Era davvero una sorpresa. Difficilmente, aveva sperimentato una simile sintonia, e di sicuro, mai si sarebbe aspettato che accadesse con una ragazza più giovane. Gli piaceva la sua figura minuta, il suo viso, incorniciato dai lunghi capelli neri, e gli occhi color cioccolata. Sembrava appena uscita da un libro di fiabe.
<<Posso chiederti, perché ti conci così?>>Domandò a bruciapelo. Lei, non rispose subito.
<<Per essere accettata....>> Un sussurro appena udibile.
<<È così importante?>> Lei ci pensò su prima di rispondere.
<<Credo, di no... ma tutti fanno cosa stupide, qualche volta...>> Lui sorrise.
<<È vero, sai?>> Continuarono a parlare, ancora un po', poi lui, si offrì di riaccompagnarla a casa.


Quando si salutarono, si scambiarono i numeri di telefono. Ma Roger non sapeva se avrebbe mai avuto il coraggio di chiamarla.


Quella mattina, si era alzato, stranamente, molto presto e per di più di buon umore. Non sapendo bene, come impiegare il tempo, scese a preparare un caffè, e poi si mise al computer. Piano, parola dopo parola, si accorse di digitare sulla tastiera sempre più in fretta. Ogni cosa, gli era ben chiara nella mente, e le idee, gli venivano facilmente, senza sforzo. Stava scrivendo di getto, e non gli capitava, quasi, mai. Era così immerso della scrittura, da non pensare ad altro. Ben presto la pagina, divenne fitta di frasi, e così quella, successive e quella dopo ancora. Neanche bevve il suo caffè, che rimase a freddarsi sul ripiano della cucina.
Quando, smise di scrivere, aveva ormai finito un intero capitolo. Sdentava a crederci. Un intero capitolo scritto in poche ore, ed erano quasi le otto. Un miracolo. Chiuse gli occhi, ruotando le spalle, per allentare la tensione. Si alzò, fece qualche esercizio per sgranchirsi i muscoli, e andò a preparare dell'altro caffè, gettando nel lavello, quello che aveva fatto prima, ed era ormai imbevibile.
I suoi pensieri fluirono verso Gill. Era una ragazza in gamba, e molto dolce. Scosse la testa. Stava per mettersi nei guai e lo sapeva. Il punto però era, se voleva evitarli, quei guai. Un secondo, e si ritrovò col cellulare in mano. Il numero era in memoria. Uno squillo. Forse doveva riagganciare. Due squilli. Sì, doveva riagganciare. Tre squilli. La voce di Gill.
<<S...Sì?>>
<<Sono Roger.>> Era stato un errore.
<<Ciao. Scusami. Io... be' la mattina...>> Soppresse uno sbadiglio. <<Faccio fatica a carburare.>> Gli fece tenerezza.
<<Be' volevo sapere se eri interessata ad un passaggio, immagino che hai scuola oggi.>>
<< è l'ultimo giorno...stiamo solo un ora...>>
<<Meglio. Se ti va possiamo fare un giro, poi.>> Gill, sorrise, anche se lui non poteva vederla. Gli piaceva quell'uomo, anche se era contrario ad ogni logica.
<<Allora, grazie. Ma non voglio che ti disturbi tanto...>> Roger, tirò un sospiro. Temeva un rifiuto.
<<Nessun, disturbo. Dieci minuti e sono lì.>>


Era una mattina fredda, ma c'era un bel sole. Gill, era accanto a lui. Bellissima. Indossava un paio di jeans scuri, un maglione e un giubbotto pesante. Era senza trucco. Ora, sì che rispecchiava quello che era. Aveva riso ad un paio delle sue battute, e sentirla ridere era stata un'esperienza, da ricordare. La sua risata aveva illuminato tutto.
<<Perché mi guardi così?>> Chiese un po' impacciata. Roger le si avvicinò un poco.
<<Perché, sei bellissima. Non hai bisogno di conciarti come ieri.>> Gill, arrossì. E si scostò un poco. Lui, capiva il suo timore, ma avrebbe voluto baciarla. Era più forte di lui. Si trattenne. Ripresero a camminare, tendosi per mano, per non perdersi tra la folla, come la sera prima.
Risero, scherzando tra le bancarelle, mentre osservavano i vari oggetti esposti, tutti a tema natalizio. Era bellissimo, stare con lei.


Gill si sentiva felice. Roger era un tipo fantastico. Divertente, colto. E le piaceva tantissimo, non solo fisicamente. Tra loro c'era una sintonia, perfetta, che coi suoi coetanei non aveva mai sperimentato. Aveva ragione lui, lei era diversa, non amava i trucchi pesanti, e neanche vestirsi, in modo volgare. Ma per le sue amiche era...sbagliata...un aliena. Ma in fondo che le importava? Poteva pure provare a fingere di essere come, loro ma non serviva. E Roger glielo aveva dimostrato. Lui l'aveva capita subito. Avrebbe voluto che la baciasse, ma nello stesso tempo, ne aveva paura.


La mattina, era passata velocemente. Avevano pranzato in un ristorante, e ora stavano camminando, un po'. Dopo domani sarebbe stato Natale. Gill rabbrividì. Cominciava a fare più freddo. Lui le passò un braccio intorno alle spalle. Stringendola a sé. Passarono davanti un negozio, ancora aperto per via delle feste, più che prossime, ormai. E un grosso albero di Natale attrasse l'attenzione di Gill.
<<Ti piace?>>
<<Sì, ma in casa nostra, non entrerebbe mai! Peccato però!>>
<<E se lo comprassimo?>> Gill, lo guardò.
<<Come, scusa?>>
<<Io non ho ancora fatto l'albero. E in casa mia, questo ci va, potresti darmi una mano a decorarlo. Se vuoi.>> Gli occhi di lei s'illuminarono dalla gioia.
<<Davvero? Sei serio?>>Lo era. Anche se non capiva bene, come avrebbe fatto a mettere le sue scarse decorazioni, su quel colosso.
<<Be'...però serviranno anche tante luci, tanti fiocchi....sono partita in quarta, vero?>> Andava, come un treno, ma era bella da morire, e pazienza se avesse speso un capitale, in lustrini e luci, vederla sorridere, era strabiliante. E il suo entusiasmo stava contagiando pure lui.
<<Non ti preoccupare. Facciamo, così, ti riaccompagno a casa, e poi, ci rivediamo in serata. Va bene?>> Lei tentennò un pochino, prima di annuire, e a lui si sciolse il cuore. In che guaio si stava cacciando?


Ormai si stava facendo tardi, erano, pieni di lustrini, e brillantini e fili, e quell'albero, era, ancora spoglio a metà. Cominciava a pentirsi della sua idea.
<<Ma a questo coso, spuntano rami, in continuazione!>> Gill, rise, avvicinandoglisi.
<<Sei un adorabile, brontolone!>> Disse, scoccandogli un bacio, sulla guancia. Lui la lasciò fare.
Era bella l'atmosfera, che c'era tra loro. Erano anni che non si sentiva così bene, così in pace con sé stesso. Così libero. Era felice. Lei lo colpì, con un filo colorato, riempiendolo di altre pagliuzze argentate. Lui la rincorse, caddero ai piedi dell'albero ridendo, lei contro di lui, gli occhi che scintillavano. Entrambi ridevano. Poi lui prese dalla tasca, un rametto di vischio, era una scena da film, e forse scontata, ma sapeva che ai lei piacevano i finali romantici.
Il bacio che scaturì, fu tenero e passionale, ricco di promesse e progetti, ancora in espressi, a parole, ricco di speranze per il futuro, perché quella non era la fine, ma solo l'inizio. Stettero ancora, un po' abbracciati, perdendosi l'uno negli occhi, dell'altra, poi tornarono alle decorazioni, con rinnovata complicità ed allegria.


P.S: BUON NATALE A TUTTI!!!




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Racconto scritto il 25/12/2016 - 11:35
Da Marirosa Tomaselli
Letta n.240 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Ciao Giuseppe. Sono molto contenta che hai trovato il tempo di leggere il racconto e soprattutto che ti sia piaciuto. E' vero, amo molto il romance, ma non è l'unico genere che scrivo, mi divertono molto anche le spy-story, ne ho scritte alcune, anche qui...Colgo l'occasione per augurarti buon Anno!!

Marirosa Tomaselli 01/01/2017 - 22:37

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Cara Marirosa trovo finalmente il modo di leggere un tuo racconto più lungo e ti ringrazio anche qui che hai letto il mio racconto 'Milano'. Ti piace il 'romance' eh? Si vede tanto sai? La storia che hai rappresentato mi ha appassionato molto, l ho trovata molto realistica e con i ritmi giusti, per i due protagonisti un Natale finalmente all' insegna dell amore. Il racconto inoltre suscita tenerezza, con un narrare scorrevole e piacevole. Sei molto brava e dico davvero!

Giuseppe Scilipoti 28/12/2016 - 23:04

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buon Natale

GIANCARLO LUPO POETA DELL'AMO 25/12/2016 - 17:32

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