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La Terrazza

LA TERRAZZA
Trattiene il respiro Bianca, lievemente appoggiata alla sua porta di ingresso, dove la luce delle scale fa breccia nelle sottili crepe del legno e si posa sulla scolorita fantasia del suo abito a fiori blu; da tre settimane la stessa scena per lei, come un appuntamento con un evento che non ritarda nemmeno di un minuto.
Le sue orecchie tese a percepire la porta del piano di sopra chiudersi con garbo, Bianca osserva le sue mani dalla pelle inequivocabilmente segnata dagli anni, lo smalto rosa geranio ormai consunto la deconcentra dall'attenzione, quando il rumore delle scarpe sulle scale la fa sobbalzare.
Ha paura che quell'uomo vestito di nero possa percepire la sua presenza lì, dietro la porta, dove da molti giorni oramai lui spia i suoi movimenti.
All'inizio era spaventata, da quella figura che si muoveva con circospezione anzi le sembrava un topo di fogna che scivola in silenzio disturbato da quella luce delle scale che si accendeva con un sensore di movimento, così aveva deciso l'amministratore di condominio, per scoraggiare i ladri aveva detto, con solo 200 euro possiamo installarla e stare tranquilli.
Eppure tranquilla lei non lo era, dove andava ogni giorno quell'uomo alle cinque del pomeriggio... ma ancor di più, da dove saliva?
Possibile che non fosse mai riuscita a vederlo andar su, dove solo una disordinata e maltenuta terrazza esisteva; erano quasi quarant'anni che lei non vi andava, ma ormai nessuno più in quel condominio lo faceva , quella che era stata un piacevole spazio per bucati da stendere e allegre feste di compleanno era, negli ultimi anni, diventata un'area squallida e abbandonata.
L'uomo del mistero, così lei lo aveva soprannominato parlandone con la sua gatta Penelope, nello scorrere dei giorni le era sembrato meno minaccioso, vestiva di nero ogni giorno ma non risultava un abbigliamento cupo il suo, camicia con manica lunga, pantalone a sigaro nero e scarpe nere ben pulite, solo una nota di luce nel cinturino dell'orologio da polso di acciaio, che riusciva solo a intravedere.
Il viso basso, una leggera barba gli regalava un percettibile fascino e quella che inizialmente era paura si era trasformata in una piccola emozione che rompeva la solitudine della sua giornata.
Bianca viveva da sola, praticamente da sempre, e negli ultimi anni, aveva diradato sempre più le amicizie fino al punto che i contatti umani si limitavano a quelle poche parole scambiate ad esempio con il fruttivendolo Ado, un cinquantenne cafone, che spendeva sorrisi per le giovani clienti e per lei frettolosi saluti.
Il suo smalto consunto era lì a ricordarle che da troppo tempo nessuno più accarezzava quelle mani eppure tanto desiderose di altre mani.
Fantasticava su quella fugace presenza sulle scale: forse si incontrava con un'amante oppure meditava un suicidio o più semplicemente aveva scelto quell'anonimo condominio per sfuggire alla sua vita anche solo per pochi minuti.
Ogni giorno, senza distinzione tra festivi e feriali, lei senza respirare dietro la porta lo osservava dallo spioncino mentre lui scorreva lungo la scala, eppure negli ultimi giorni sembrava che per un eterno attimo indugiasse davanti alla sua porta, che ascoltasse il suo esserci e che questo, donasse al suo viso un'espressione rilassata, compiaciuta quasi.
Quel venerdì Bianca, aveva deciso, avrebbe aperto la porta nell'attimo preciso in cui lui si sarebbe soffermato, lei avrebbe rivelato la sua presenza, d'altronde quello non era un luogo pubblico, quella storia andava chiarita.
Così fece, dopo ore di cuore in gola di ripensamenti e titubanza, aprì la porta , lui alzò la testa rivelando un viso regolare e una bella bocca che si schiuse pronunciando una parola all'interno di un sorriso, parola che lei non udì ma qualcosa di molto profondo si smosse nel suo interiore, turbandola e spingendola a chiudere la porta lentamente come si fa con un libro che ci spinge nella riflessione.
Bianca non riuscì a mangiare, quella sera, e ancor meno a concentrarsi su un qualunque programma televisivo, la sua mente cercava di captare quella parola; inquieta decise di andare a letto, stranamente si addormentò in breve tempo: una luce bianca come di riflettore su di lei, camici verdi su uomini che spendono insensibili parole mentre una mascherina sulla bocca la induce ad un forzato sonno, piccoli schiaffi e un infermiere chinato su di lei le dice con tono sprezzante “ è andato tutto bene, ma perchè aspettate così tanto ? “.
Bianca si sveglia, si guarda intorno, la tenda rosa si muove sommessa spinta da un soffio di aria, perchè quel sogno, perchè dopo molti anni?!
Quarant'anni prima era salita sulla terrazza, dove andava a sognare guardando le costellazioni, dove faceva l'amore con il suo Valerio, dietro i bucati stesi tra il profumo di sapone, ma quella sera la terrazza era palcoscenico di una dura decisione, lui l'aveva lasciata, si era laureato e rientrava a Palermo dove viveva la sua famiglia, era impensabile tenersi una fidanzata di Firenze e così Bianca aveva taciuto ciò che dentro gridava “ sono incinta sono incinta “ mentre Valerio le regalava una amichevole carezza sul viso mettendo in mostra il suo bell'orologio in acciaio.
Bianca avrebbe abortito non vedeva altra scelta, la sua famiglia non avrebbe accettato una simile situazione, e così, lo aveva fatto, su quel tavolo, sotto quel riflettore, di nascosto a tutto a tutti anche a se stessa.
Aveva sepolto quel dolore sordo in una zona molto buia della sua persona, il suo ventre non aveva partorito quel bambino ma la sua mente sì, dopo quarant'anni aveva fatto nascere quell'uomo, suo figlio, che ogni giorno la sfiorava e che, nel trovarsela di fronte sulla porta, aveva sussurrato “ mamma “.



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Racconto scritto il 28/02/2017 - 18:46
Da Grazia Giuliani
Letta n.388 volte.
Voto:
su 3 votanti


Commenti


Ancora una bolta vonce il cuore, che in fondo non ha mai accettato quell'aborto, che la mente aveva ritenuto necessario , ed infine la parola tanto sognata viene pronunciata in un sogno impossibile.

Teresa Peluso 28/02/2017 - 23:25

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bel racconto anche se doloroso per un amore alla FINE 5*

GIANCARLO LUPO POETA DELL'AMO 28/02/2017 - 20:31

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Molto bello! Racconto angosciante, che mostra tutto il dolore di una scelta amara, di un amore finito, di un desiderio disperato, celato anche alla stessa protagonista! Quella parola racchiude un mondo di sofferenza! Una vita perduta, un rimpianto o rimorso grande!

Patrizia Bortolini 28/02/2017 - 19:55

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