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Fra sogni e realtà

Dal momento in cui riesco a ricordare, la vita, dal mio punto di vista di bambino non era male, vivevo e questo era più che sufficiente, almeno credevo io.
Mi piaceva vedere il sole ogni mattina, l’asfalto nero e bollente riscaldava i miei piedi nudi di adolescente, la solitudine era la mia amica, quella con cui parlavo maggiormente, anzi non parlavo mi capiva senza dire niente.
Avevo tanti giochi che mi offriva ogni giorno la natura, hai mai provato a ruzzolarti sull’erba di un prato e sentire il profumo anche dell’ultimo filo d’erba nato??, abbracciare il vento che sussurra attorno e con le mani larghe stringerlo forte finché svanisce, guardare un fiore mentre nasce, salire su un albero piano piano e lasciarsi dondolare appeso ad un ramo.
Poi stanco riposavo su quel manto tutto verde ben nascosto dalle piante, con gli occhi stretti e chiusi respiravo la natura, mentre il canto degli uccelli mi portava via di lì, in quei sogni più belli che si trovano nei film.
Le ore e il tempo passavano inesorabilmente e il mio risveglio era come ogni giorno, avevo il desiderio che fosse tutto vero, non capendo mai, qual era il sogno e la realtà, trovare una logica a tutto questo era restare solo con me stesso.
Mentre la sera sta per nascere e il sole lascia il posto alla dolce luna coprendo il cielo in un manto di stelle, torno verso casa.
La casa di mio zio, dove i miei genitori erano perennemente ospiti e sottomessi, ed io il solo colpevole di ogni malumore di mio zio.
Mio zio fratello di mio padre, unico alcolizzato della famiglia e anche unico padrone di quella casa piccola umida e fatiscente, dove io, mio padre e mia madre eravamo segregati dalla gente.
C’era concessa soltanto una stanzetta dove abitare, mi ricordo ancora quelle strette quattro mura che ogni notte mi soffocavano la mente e i miei sogni ritornavano su quel prato, su quel prato verde.
Inconsapevole di tutto ciò che mi sarebbe successo in un futuro prossimo e ignaro per la piccola età di tutto ciò che subivo, il mondo mi ricopriva di gioie lo stesso, vivendo inesorabilmente dentro i miei sogni, scorgevo la semplice essenza dentro la fantasia, capovolgendo i sogni in realtà e la realtà in un sogno.
Ogni mattina era sempre uguale si lottava per mangiare, uno tozzo di pane bagnato e zuccherato era la mia prima colazione e a volte pure il mio pranzo se andava bene, in lontananza profumi di cucina a me sconosciuti, si spandevano dentro al mio naso e arricchivano il mio palato, con quel pane raffermo e duro erano il mio contorno più sicuro.
Se nei tuoi pensieri più cari era la bella vita che sognavi, nei miei c’era soltanto il desiderio che tutto questo non fosse vero e per magia trasformare, un bel tavolo imbandito da un tozzo di pane.
Bello era in pieno inverno sentire l’acqua cadere giù, sopra il tetto senza soffitto, nelle notti buie e impietose le gocce facevano danza dentro la mia testa, quel tintinnio era quasi una festa e mi addormentavo con una goccia in faccia, quella piccola stilla, non era la paura di essere solo, ma soltanto la lacrima di un piccolo uomo.



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Racconto scritto il 01/03/2017 - 04:14
Da Luigi Berti
Letta n.277 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


E' BELLO RIMEMBRARE NEL PASSATO... NEI TANTI SACRIFICI... NELLE TANTE POVERTA'... CHE SOFFRENDO CI HANNO MATURATO E DATO POI... DELLE GIOIE...
UN PIACEVOLE RACCONTO NELLA SUA VERITA' E NELLA SUA SCORREVOLEZZA.
LIETA GIORNATA.
*****

Rocco Michele LETTINI 01/03/2017 - 06:57

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