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Intramontabile

Helios, un vecchio albergo che con le sue scalinate ci conduce in riva al mare, dalla sua posizione privilegiata si erge solenne da sempre un panorama di infinita bellezza. Si rimane immobili a godersi lo spettacolo, incapaci di distogliere gli occhi, rapiti da quel gioco di luci; nonostante un caldo intenso che opprime anche il profumo del mare. Nel caldo asfissiante appare sguaiato, un ronzio di api che combattono, dormono e soprattutto comunicano mediante suoni, profumi e danze; mi distolgono dalla contemplazione catartica e mi spingono in nuovi pensieri.
La struttura è solida e sicura, proprio come se il succedersi dei secoli e degli avvenimenti non avessero portato cambiamenti in quel angolo di mondo, a protezione di questa umanità così altalenante. Mirando l'orizzonte resta il dubbio se quello che si intuisce è l'immagine vera o il nostro desiderio di rendere tutto ciò che è inevitabilmente lontano improvvisamente vicino e conosciuto.
Ecco il lembo di terra, che cade in mare! Disegnato seguendo la fantasia o la necessità dell’osservatore. A volte quel monte di terra ci strega e ci proietta sempre più in alto e alzando le mani ci da l’impressione di toccare il cielo. Con le cesti di fiori, alcuni rampicanti, che adornavano le mura esterne del rifugio alberghiero, sembrano dire: “siamo così belli e profumati, perché vogliamo che le api e le farfalle ci vengano a far visita, vi ho spruzzato un po’ del mio polline, portatene a quel fiore laggiù e chiedete se mi vuole in sposo”.
La barca a vela scorre docile sulle limpide acque di bonaccia, mitigando il groviglio di emozioni, nascoste nei più oscuri meandri in profondità. Ma non trasmette rassegnazione o dolore bensì calma e serenità, ricerca della conoscenza e della perfezione. Sembra che il suo andare sulle onde, rende onore ai navigatori, non solo ad una tradizione ma alla saggezza dei Colombo, Magellano e i grandi esploratori del passato, ad un modo di pensare romanticamente.
E' bello andare per mare; inseguire le onde, spiegare la vela, lasciarsi accarezzare dal vento e apprezzare, godere della vista del cavallo, che a briglie sciolte galoppa al vento, quando si sente solo il rumore del mare infrangersi sulla riva e il sole regala al paesaggio colori unici. Lasciarsi sedurre dal canto delle sirene, che irrompono il soave silenzio dando forza e tenacia, per staccare la spina e rompere le consuetudini della vita normale, la quotidianità che viene stravolta, ci si spoglia delle maschere che portiamo tutti i giorni e non ultimo, si vive a contatto con l'elemento acqua, “fonte della vita”.
Quell'attimo, prima di mettere la barca in acqua è magico, il mare rende felici, è il rito che si ripete di volta in volta regala emozioni diverse a secondo le stagioni, gli umori e di tutte le altre componenti che entrano in gioco.
Sono nato vicino al mare, ma a tre mesi e il caso di dire mi hanno sbarcato in un paesino, anche se non molto lontano dal mare; piuttosto difficile da raggiungere ai miei tempi. Dietro alla struttura alberghiera c’è un piccolo vigneto, dove i filari erano disposti in file ordinatissime, esaltato negli acini dorati, nelle foglie color del fuoco, condensato nel colore scuro delle uve nere; quelle del vino vellutato e a volte un po' avaro, nel profumo da maestra un po' antica sprigionato dall'uva fragola. Ho conosciuto il viticultore, un uomo sulla quarantina, con mani callose e un colorito abbronzato e mi dice: “ho cominciato tardi a piantare un vigneto e ad apprezzarne il vino ma mi considero oramai preda, catturato nella ragnatela della raffinatezza del suo profumo”. Tutto quello che produco, è a disposizione dell’Helius, di cui sono socio con mio fratello; insieme abbiamo voluto portare sulle tavole dei nostri clienti l'eleganza variegata dei rossi dai sapori decisi, dal fragolino che si offre all'intramontabile gusto dolce che possono in piccola dose tracannare anche i bambini. Ad un tavolo, vicino alla finestra che affacciava sul mare, una giovane coppia brindava e l’uomo pronunciò: “E allora beviamoci su amore mio”, ora che sappiamo quanto manca, ora che sappiamo cosa ci lasciamo alle spalle. Guarda! Come si affrettano a salire le bollicine; affiorano travolgenti e impetuose come le nostre parole, quelle che non riusciamo più a dirci e che qui invece esplodono sulla superficie. Non so come farò senza di te amore mio, ma non voglio pensarci; so solo che questo caldo mi soffoca, non mi lascia respirare o è solo il pensiero che non sarai più mia! Ora c'è tempo solo per festeggiarci un'ultima volta, non dimenticarmi amore mio. Vorrei fermare l’attimo in cui eravamo completamente felici! E come è possibile non ricordare quell'attimo? Ma poi il bicchiere era li, assieme agli altri e ti porta alla realtà; non so perchè ho allungato la mano, sempre irriverente, di lingua e di mano. Chissà cosa aveva in mente ma, improvvisamente e senza darsene avviso è apparsa quella macchia. Rosso scuro, quasi viola, si è allargata oltremodo sulla tovaglia, imbrattandola di quadretti colorati bianco e rosso, in un silenzio che per un attimo ha gelato l'aria. A quel punto ha capito; tutto è rimasto immobile per un respiro, solo il vino, protagonista, ha recitato fino all'ultimo. Fino all'ultimo ci ha sperato, ma mai se ne farà una ragione, ci beve su un ultimo bicchiere, mentre la vede allontanarsi dalla porta.



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Racconto scritto il 30/03/2017 - 12:59
Da Savino Spina
Letta n.1353 volte.
Voto:
su 1 votanti


Commenti


Un racconto diligentemente seguitato per quanto geniale è il dipinto della celebre pittrice.
Lieta giornata, Savino.
*****

Rocco Michele LETTINI 30/03/2017 - 14:50

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Ho voluto raccontare il dipinto di Mari Lombard, che mi ha stregato letteralmente ed è stato fonte d'ispirazione a questo racconto!

Savino Spina 30/03/2017 - 13:51

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